Il filo delle storie” è una rubrica che attraversa il tempo e le generazioni, dando voce ai percorsi di chi, dopo il diploma, ha continuato a crescere, studiare, lavorare, costruire la propria strada. “Il filo delle storie” nasce per ritrovare nelle parole degli ex studenti il senso più autentico del nostro essere comunità educativa.

Attraverso questi racconti, gli studenti di oggi possono riconoscersi, orientarsi, lasciarsi ispirare da chi li ha preceduti.

Ogni storia è un filo che, intrecciato agli altri, disegna la trama viva della scuola: un luogo che non si abbandona, ma che continua a esistere dentro ogni scelta, ogni traguardo, ogni futuro possibile.

Un filo che unisce passato e futuro, scuola e vita, sogni e realtà.

Il progetto è curato dall’I.I.S.S. “Léontine e Giuseppe De Nittis” di Barletta nell’ambito delle attività di orientamento e valorizzazione delle eccellenze.

GIUSEPPE ARCIERI
Mi chiamo Giuseppe Arcieri e mi sono diplomato nel 2016 all’Istituto Professionale, indirizzo Promozione commerciale e pubblicitaria – ex “Nicola Garrone” (lo chiamo ancora così per abitudine). Oggi ho 27 anni e sono iscritto al Biennio della Laurea Magistrale in Cinema e New Media Art presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia, dove ho conseguito la Laurea Triennale.
Il mio ricordo più bello di quegli anni è legato ai miei compagni di classe: insieme abbiamo vissuto giornate indimenticabili, piene di divertimento, entusiasmo e creatività. Ricordo con grande piacere le lezioni di storia del professor Emanuele Junior Solofrizzo, che sapeva parlare con un linguaggio semplice e coinvolgente, andando spesso oltre l’argomento trattato e riuscendo a trasmetterci una vera passione per la materia. Un posto speciale nel mio cuore lo occupano anche le lezioni del professor Antonio Diviccaro, che ci ha fatto innamorare della storia dell’arte. E poi c’è la professoressa Monterisi: con lei le ore di educazione fisica volavano, perché riusciva a essere non solo un’insegnante, ma una vera maestra di vita.
Sin da bambino ho sempre avuto la passione per il cinema: mi nutrivo di pane e film! Amavo passare da un genere all’altro, dal western alla commedia italiana, fino ai grandi blockbuster americani. E poi mi divertivo a inventare storie con i miei pupazzi — forse è lì che è nato tutto.
Al mio “io” di allora direi di leggere e approfondire di più, e sicuramente di essere un po’ meno sventato. Ai ragazzi di oggi, invece, consiglio di essere curiosi, di andare oltre la superficie delle cose: in ogni dettaglio può nascondersi un tesoro. E aggiungo un invito: studiate i dipinti e i movimenti artistici, ricordando che la vostra scuola porta il nome di uno dei più grandi impressionisti del Novecento, Giuseppe De Nittis, e di sua moglie Léontine, una scrittrice straordinaria.
L’esperienza all’ex “Nicola Garrone” ha avuto un ruolo fondamentale nel mio percorso personale e professionale. Porto con me tanti insegnamenti e ricordi preziosi, come lo stage di fine anno presso l’agenzia di comunicazione ArtsMedia di Andria, che mi ha permesso di respirare da vicino il mondo della creatività.

ALESSIA DILERNIA
Mi chiamo Alessia Dilernia, ho frequentato l’Istituto Professionale indirizzo Servizi Commerciali e ho conseguito il diploma nel 2020 presso l’ex I.I.S.S. “N. Garrone”. Dopo, ho deciso di proseguire gli studi e, nel luglio 2023, ho conseguito la Laurea triennale in “Scienze dell’economia e della gestione aziendale” presso l’Università degli Studi di Foggia. Successivamente, ho proseguito gli studi per altri due anni, conseguendo la laurea magistrale in “Strategic Management”, erogata interamente in inglese presso la LUISS Guido Carli di Roma, che ho completato nel luglio 2025 Attualmente ho 25 anni e lavoro in una società multinazionale di consulenza da circa un anno e mezzo, la Deloitte S.p.A. Mi occupo principalmente di Controls Assurance e di miglioramento dei processi interni aziendali. Amo il mio lavoro perché ogni giorno è diverso, si imparano sempre cose nuove e si cresce tantissimo anche come persone. Uno dei momenti più emozionanti del mio percorso universitario è stato superare l’ultimo esame, sia della triennale che della magistrale. Quella sensazione di leggerezza, di felicità, di “ce l’ho fatta” è qualcosa di impagabile che, penso, non dimenticherò mai.
Durante gli anni trascorsi a scuola ho avuto l’opportunità di incontrare docenti che mi hanno lasciato un segno profondo e che hanno contribuito in modo significativo alla mia crescita personale. In particolare, la prof.ssa Mariapia Doronzo è stata una figura fondamentale per me, accompagnandomi dal secondo al quinto anno come insegnante di Economia Aziendale. Il suo modo di insegnare mi ha fatto comprendere quanto fosse importante conoscere il mondo dell’economia per capire davvero la realtà che ci circonda e imparare a costruire, con le proprie competenze, qualcosa di concreto. Lei ha creduto sempre in me e nelle mie potenzialità. Ricordo ancora oggi come, durante le lezioni, ci facesse entrare nel mondo reale, facendoci comprendere quanto fosse importante saper applicare concretamente le conoscenze acquisite. Mi ha insegnato a non accontentarmi mai e a fare sempre del mio meglio. Grazie a lei abbiamo avuto l’opportunità di visitare diverse aziende locali, esplorando realtà aziendali e imparando direttamente sul campo come teoria e pratica possano intrecciarsi. È così che ho capito cosa volessi fare “da grande”. Un ringraziamento speciale va alla prof.ssa Nunzia Natalia Morelli, che mi ha fortemente voluta nel team di Hostess & Steward della scuola sin dal mio primo anno. Con lei ho appreso il valore dell’impegno, della presenza e della professionalità, sperimentando sul campo cosa significhi lavorare in situazioni reali, sviluppando così maggiore sicurezza. Proprio grazie a quell’esperienza ho compreso anche l’importanza del lavoro di squadra, del sostegno reciproco e della collaborazione finalizzata al raggiungimento di obiettivi comuni, qualità che oggi porto con me nel mio percorso personale e professionale.
Credo che, se potessi tornare indietro, direi alla Alessia di allora di avere più fiducia in se stessa e nei suoi sogni, di impegnarsi sempre e, soprattutto, di non avere paura di sbagliare, perché è proprio dagli errori che si impara di più. Vorrei trasmettere questo consiglio anche ai ragazzi che attualmente frequentano la mia scuola. Anche se a volte sembra tutto difficile, con costanza e determinazione si possono raggiungere grandi traguardi, perché ogni piccolo passo conta.
Penso che la mia esperienza in questa scuola sia stata la base di tutto. Mi ha fornito solide basi, ma anche valori fondamentali come il rispetto, la curiosità e la voglia di migliorarmi sempre. Guardando indietro, mi rendo conto che tutto è partito da quei banchi e, ogni volta che ci penso, sorrido, perché so che da lì è cominciato davvero il mio percorso: un viaggio che auguro a ciascun ragazzo di intraprendere.

CLAUDIA MENNUNI
Mi chiamo Claudia Mennuni e ho frequentato l’indirizzo Servizi Socio-Sanitari (oggi Servizi per la Sanità e l’Assistenza Sociale), diplomandomi nel 2013. Oggi sono la Dott.ssa Claudia Mennuni, ho 31 anni e ricopro il ruolo di assistente sociale coordinatrice presso il centro diurno Casaluna, una struttura nata per offrire supporto alle persone con deficit neurologici dovuti a malattie neurodegenerative e, soprattutto, per sostenere le famiglie che ogni giorno affrontano queste sfide. Mi sono laureata in Scienze del Servizio Sociale nel 2019, mi sono abilitata alla professione di Assistente Sociale nel 2020 e nel 2022 ho conseguito un master in Epidemiologia e Telemedicina.
Non ho un solo ricordo che possa definire “il più bello”, perché gli anni trascorsi all’interno dell’ex IISS “N. Garrone” sono stati senza dubbio i più significativi della mia vita. Il mio percorso, iniziato con la timidezza che spesso mi frenava, mi ha profondamente cambiata: ha fatto emergere la parte migliore di me. La ragazza che un tempo a malapena alzava lo sguardo è diventata esuberante, determinata e appassionata di giustizia, un valore che, ancora oggi, guida la mia professione. Ho scelto di studiare legge perché, proprio in quegli anni, ho compreso quanto sia importante conoscere i propri diritti e doveri come cittadini: solo così possiamo essere persone libere. Diventare rappresentante di classe e poi di istituto è stato per me un grande motivo d’orgoglio e un’importante lezione di impegno e responsabilità.
Tra i docenti che hanno lasciato un segno indelebile nel mio percorso, ricordo con grande affetto la professoressa Ruscino. È grazie a lei se oggi sono la persona e la professionista che tutti conoscono. Mi ha insegnato ad essere curiosa, a inseguire i miei sogni, a rispettare il mondo in cui vivo e a impegnarmi per migliorarlo ogni giorno. Ma soprattutto, mi ha insegnato ad essere. La notte prima della sua scomparsa l’ho sognata: mi ha stretto in un forte abbraccio e poi se n’è andata. Il giorno seguente ho saputo che non c’era più, così come avrebbe voluto: in silenzio, senza far rumore. Le devo tutto ciò che ho conquistato e ciò che ancora conquisterò: tutta me stessa.
Ho capito di voler diventare assistente sociale durante la ex terza area professionalizzante. Ricordo una lezione tenuta da un’assistente sociale: rimasi affascinata da quella professione e le rivolsi tantissime domande su come fosse arrivata a svolgere quel lavoro e su cosa amasse di esso. La sua risposta è diventata anche la mia: “Il mio lavoro è complesso, impegnativo, poco remunerativo, ma è tutto ciò che mi rende migliore: combattere perché vengano riconosciuti i diritti fondamentali di chi vive situazioni di disagio, sostenere chi attraversa momenti di difficoltà e restituire dignità a chi l’ha perduta, diventando per loro un punto di riferimento nei momenti più duri.”
Il consiglio che darei alla me di allora è di non lasciarsi scoraggiare dalle ingiustizie e di non pensare solo ai voti, perché non siamo numeri. Là fuori c’è la vita reale, e chi semina, prima o poi, raccoglie. Ai ragazzi consiglio sempre di seguire i propri sogni: anche se a volte sembrano impossibili, sono proprio quelli che ci fanno sentire vivi. Noi siamo i frutti di ciò che abbiamo seminato ieri, quindi è importante scegliere con cura il terreno che decidiamo di coltivare e i semi che vogliamo piantare. Quei cinque anni di percorso mi hanno forgiata completamente, sia a livello personale che professionale. Dico sempre che sono nata lì, perché nei percorsi precedenti non mi riconosco più. Se oggi sono la persona che sono, lo devo a quelle quattro mura piene di amore, esperienze e lezioni, – non solo di matematica o di storia, ma di vita. Sarò per sempre grata.

MARIALISA LANOTTE
Mi chiamo Marialisa Lanotte e ho conseguito il diploma presso il Liceo Artistico nel 2016, all’interno della classe pilota. Otto anni fa ho scelto di frequentare una scuola di taglio e cucito con l’idea di indossare la mia arte. Successivamente ho sostenuto un colloquio per lavorare come addetta alle vendite in un brand di fama nazionale: ero inesperta e spaventata, ma grazie alle competenze sartoriali acquisite e alla mia naturale capacità comunicativa sono riuscita a trovare il mio spazio nel mondo della moda, in particolare nel settore sposa. Oggi sono responsabile del nuovo punto vendita nella mia città e porto con me un bagaglio ricco di esperienze, progetti e crescita personale. Mercoledì prossimo mi sposo con il mio fidanzato di sempre, dopo quindici anni di relazione. I miei anni di scuola sono stati speciali anche grazie a lui: ricordo ancora i fiori ricevuti in classe e la gioia condivisa con i miei compagni, un percorso che oggi continua con la stessa emozione di allora.
Conservo moltissimi ricordi meravigliosi legati agli anni del liceo, ma il mio preferito è sicuramente il tempo trascorso nel laboratorio di pittura e scultura. Era il momento in cui ci sentivamo davvero liberi: tra arte pratica, creatività condivisa e tante risate, quell’ambiente ci permetteva di esprimerci senza filtri e di creare legami autentici. Devo moltissimo ai miei professori, che porto ancora oggi nel cuore. Per un tratto del nostro cammino prendono quasi il posto dei genitori: con poche parole, ma scelte con cura, ci insegnano ciò che non si trova nei libri — la disciplina, il rispetto, l’amore per il prossimo. Per questo sento il bisogno di ringraziare profondamente la professoressa Fucci Rosalba, la professoressa Rizzo Federica, la professoressa Dileo Grazia, la professoressa Ricco Patrizia, il professor Rutigliano Francesco, la professoressa Dibenedetto Roberta e il professor Diviccaro Antonio. Ognuno di loro ha lasciato un segno prezioso nel mio percorso, contribuendo a formare la persona che sono oggi.
Sin da bambina sognavo di disegnare abiti da sposa. Non posso dire di aver realizzato appieno quel sogno, ma oggi sento di fare ciò che amo davvero: regalare emozioni alle donne, valorizzarle e accompagnarle in uno dei momenti più significativi della loro vita. Ho capito che questa era la mia strada durante la mia prima sfilata: l’adrenalina, l’energia che si respira in ogni dettaglio, la moda che si intreccia con l’emozione… e poi quel senso di appagamento a fine evento, quando sai di aver dato tutto e di aver contribuito a creare qualcosa di straordinario. È lì che ho compreso che questo mondo era fatto per me.
Alla me di allora direi di non sottovalutare mai ciò che si impara sui banchi di scuola: anche quello che sembra lontano dalla vita reale può tornare utile, soprattutto quando si ama l’arte. Chi vive di creatività ha bisogno di nutrirsi di conoscenza, tecnica e bellezza, e ciò che si impara grazie alla guida di un insegnante è un tesoro da custodire. Ai ragazzi di oggi voglio dire questo: non date nulla per scontato. Assorbite ogni insegnamento, ogni esperienza, ogni confronto. Siate curiosi, appassionati e grati per ciò che la scuola vi sta offrendo. Non sciupate le vostre capacità, credete in voi stessi ogni giorno. È da qui che comincia tutto. L’arte è ovunque, ogni giorno. Nella mia quotidianità lavorativa ho l’opportunità di metterla in pratica, dando libera espressione all’artista che porto dentro. Proprio in questo periodo ho partecipato a un nuovo training visual in azienda, un percorso formativo che mi ha riportato alla mente i corsi svolti durante gli anni di scuola. Nel mio tempo libero continuo a dipingere e disegnare: è il mio modo per liberare la mente e ritrovare felicità. L’arte resta il mio rifugio, la mia forma più autentica di espressione.

ALESSANDRO QUARTO
Mi chiamo Alessandro Quarto e ho frequentato l’IISS “Nicola Garrone”, indirizzo Servizi Commerciali, diplomandomi nel 2019. Ho 24 anni e mi sono laureato nel 2022 in Lingue, Culture e Letterature Moderne. Successivamente ho conseguito la laurea magistrale in Lingue e Letterature Moderne nel 2025, svolgendo una tesi sperimentale in francese sul Maghreb presso l’Università di Bari. Durante la magistrale ho avuto l’opportunità di partecipare a due programmi Erasmus a Parigi. Oggi sono assistente di lingua italiana in Francia, a Digione.
Uno dei ricordi più belli di quegli anni è sicuramente l’approfondimento delle lingue straniere, che mi ha permesso di vivere diverse esperienze all’estero, non solo a livello di viaggi ma anche accademico e professionale. Una docente che mi ha lasciato un segno è stata la professoressa Nuovo, insegnante di francese, che ho avuto il piacere di conoscere durante le ore pomeridiane dedicate alla preparazione per il Delf. Ho capito di voler intraprendere questo percorso verso la fine delle superiori, quando mi sono reso conto di non voler abbandonare lo studio delle lingue. Per questo motivo mi sono iscritto alla Facoltà di Lingue Straniere a Bari.
Uno dei consigli che darei al mio “io” di allora è di lavorare su se stessi, comprendendo le proprie passioni e capacità per sfruttarle al meglio sia in ambito scolastico e accademico, sia in quello professionale. Suggerirei anche di fare esperienze all’estero, perché aprono la mente e arricchiscono in modo unico. Ai ragazzi di oggi direi di non lasciarsi scoraggiare se un percorso richiede tanto impegno: la costanza e la curiosità portano sempre lontano.
La mia esperienza a scuola è stata molto utile, direi fondamentale perché mi ha fatto diventare una persona più forte e determinata, capace di affrontare situazioni diverse sia a livello professionale che personale. Mi ha aiutato a essere una persona intraprendente e sempre alla ricerca di nuove esperienze.

SIMONE SARCINELLI
Ciao a tutti! Sono Simone Sarcinelli, ho frequentato l’indirizzo commerciale presso l’IISS De Nittis (l’ex Garrone), diplomandomi nell’anno scolastico 2017/2018. Dopo gli studi economici, ho intrapreso un percorso che mi ha portato a diventare manager di strutture alberghiere. Ho sempre desiderato coniugare il viaggio con il lavoro e, oggi, a 26 anni, posso dire di esserci riuscito. Attualmente lavoro in qualità di Coordinatore Commerciale per una multinazionale di prestigio, la Marriott International. È un momento di svolta, poiché a breve assumerò una posizione manageriale presso una compagnia con sedi in Italia e negli Stati Uniti, a New York. Il mio percorso è la dimostrazione che i sogni, se perseguiti con tenacia, possono diventare realtà. L’idea di fare il commerciale è nata dalla mia natura empatica: credo che il commerciale sia, innanzitutto, questo — aiutare il prossimo, consigliare cosa è meglio per il cliente e per l’occasione che sta vivendo. Che si tratti di un matrimonio, di un evento o di un team building, il mio obiettivo è far sì che diventi un giorno indimenticabile.
Di quegli anni, i ricordi più belli sono senza dubbio legati alle ore passate con i compagni, ai professori e alle gite, che sono state un vero spasso. Il ricordo che porto più nel cuore è però quello delle giornate trascorse con i compagni, che oggi sono i miei amici di vita (un saluto speciale ad Angelo!). Non dimenticherò mai gli anni passati nella mia 5ª A: eravamo davvero fortunati a essere lì! I docenti sono stati unici. Fortunatamente, abbiamo incontrato professori che ci hanno incoraggiato e spronato. Ricordo con affetto il prof. Solofrizzo, docente di Italiano e le indimenticabili professoresse Morelli e Dicuonzo. Loro tre, in particolare, mi hanno lasciato un segno indelebile. All’inizio non ero una cima, ma le prof.sse Morelli e Dicuonzo hanno notato in me una piccola grafite e, lavorandoci, l’hanno trasformata in un diamante grezzo. Mi hanno aiutato a dare il meglio e mi hanno spronato a fare di più, un consiglio che ho trasformato in orgoglio e successo. Non smetterò mai di ringraziarle!
L’esperienza scolastica al De Nittis mi ha aiutato a emergere più come cittadino che come semplice studente, permettendomi di coltivare soprattutto le mie soft skills. La scuola mi ha fornito le figure giuste — i professori — che mi hanno aiutato a intraprendere la retta via, fatta di sacrificio, studio e felicità.
Il consiglio che darei al mio “io” di allora, e a tutti i ragazzi che frequentano oggi il De Nittis, è di non mollare e sorridere. Anche se a volte si soffre, alla fine si sogna. Mi ricollego volentieri a una persona che mi ispira, Pietro Mennea, e al suo messaggio di tenacia.
Un saluto a tutti, un caro abbraccio al mio De Nittis e spero di venirvi a trovare presto!
Con affetto, Simone ☀️

ANNA SACCINTO
Mi chiamo Anna Saccinto, ho frequentato l’indirizzo “Servizi Commerciali – grafica per la comunicazione visiva, pubblicitaria e web”, e mi sono diplomata nel 2019. Oggi ho 25 anni e sono laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche. Dopo il diploma ho deciso di buttarmi nel mondo del lavoro, ma non mi sentivo soddisfatta. Con tanto coraggio ho deciso di iscrivermi all’università e di iniziare un nuovo percorso, certa che mi avrebbe appassionata davvero. Non è stato sempre facile ma, passo dopo passo, sono riuscita a costruirmi un cammino che mi sta dando soddisfazioni e che sento davvero mio.
Il ricordo più bello, quando penso ai miei anni delle superiori, non è un singolo episodio, ma l’insieme dei momenti vissuti con i compagni: le risate tra una lezione e l’altra, la partecipazione al GEF, le ansie condivise prima di un’interrogazione. Momenti che, ancora oggi, ricordo con un sorriso e un po’ di nostalgia. Nel mio percorso scolastico ci sono stati molti insegnanti che hanno saputo credere in me, anche quando io stessa facevo fatica a farlo. Mi hanno insegnato che le difficoltà non devono fermarmi, ma spingermi a fare meglio. Nel corso degli anni scolastici, una serie di piccole tappe mi ha portata a capire quale percorso volessi intraprendere. Durante quegli anni ho iniziato a scoprire cosa mi appassionava davvero e cosa, invece, non faceva per me.
Se dovessi dare un consiglio alla me di quegli anni, sarebbe sicuramente: “Non avere fretta e non paragonarti agli altri. Ognuno ha i propri tempi e le proprie strade, ed è giusto così.” Agli studenti di oggi direi di vivere a pieno questo percorso, di imparare a conoscersi e di non lasciarsi mai frenare dalla paura di osare. La scuola è stata per me un punto di partenza importante: mi ha fornito non solo competenze tecniche, ma anche metodo, disciplina e capacità di lavorare in gruppo. Sono qualità che mi hanno aiutata sia nelle mie esperienze lavorative sia nella vita quotidiana.

DANIELE LIONETTI
Ciao, mi chiamo Daniele Lionetti. Sono passati circa cinque anni da quando mi sono diplomato (a.a. 2020-21), anche se sembra una vita fa. Ho frequentato il Liceo Artistico e, al triennio, ho deciso di proseguire i miei studi nell’indirizzo Grafica. Ad oggi sono laureato con lode in Design per la Moda all’Università L. Vanvitelli di Napoli e sto frequentando un master di primo livello alla Sapienza di Roma in Management, con l’obiettivo di diventare un Project Manager in ambito artistico e progettuale.
Ho un bellissimo ricordo dei miei anni al liceo e, potendo, li rifarei. Entrare al liceo dopo gli anni delle medie è stata una boccata d’aria fresca. Mi sono catapultato in un mondo che poteva sviluppare le mie potenzialità e mettermi alla prova attraverso le differenti opportunità ricevute: corsi pomeridiani, approfondimenti, periodi all’estero, partecipazioni a concorsi, ecc.
Di ricordi belli ne ho tanti, fortunatamente, e ci tengo a tenerli stretti con me. Più che un ricordo in particolare, posso citare l’esperienza più significativa: il PON di tre settimane a Edimburgo per approfondire la lingua inglese e ottenere la certificazione linguistica Cambridge di livello B2. È stata un’esperienza unica: la prima volta che viaggiavo all’estero e la prima volta che convivevo con altri ragazzi. Il divertimento e l’aspetto educativo non sono mai mancati, e questa è la cosa più importante. Come tutti, porto nel cuore alcuni docenti in particolare che hanno accompagnato il mio cammino: il prof. Lovino, la prof.ssa Rizzo e la prof.ssa Dileo. Ognuno per aspetti differenti, ognuno per caratteristiche differenti, ognuno come riferimento differente. Sono ancora in contatto con loro e, nonostante io viva fuori e girovaghi per il mondo da anni ormai, trovo sempre il tempo — quando torno a casa — di passare a salutarli. Anche loro, in qualche modo, fanno parte del mio concetto di “casa”, quel luogo dove tornare. Non starò qui a riassumere nel dettaglio, ma penso basti definirmi fortunato ad averli incontrati lungo il mio percorso.
Ho sempre avuto le idee chiare fin da piccolo su quali fossero i miei pregi e i miei difetti, così come i miei obiettivi e il modo per raggiungerli. Alla fine, ho solo ascoltato molto me stesso e seguito ciò che mi faceva stare bene, che mi stimolava e su cui avevo delle inclinazioni. Andando avanti con le decisioni, poi, la vita ti mette davanti imprevisti o ostacoli: a quel punto sta a te capire come affrontarli e come sfruttare ogni occasione a tuo vantaggio. Siate resilienti e intelligenti.
Non ho molti consigli da dare al me del passato: ritengo di aver dato tutto quello che potevo al tempo, anche se si può sempre fare di meglio. Certo, non aver preso quel sette in filosofia al terzo anno mi avrebbe permesso di affiancare la lode al mio cento… però “a win is a win”. Comunque, se dovessi dare un consiglio ai futuri studenti, sarebbe quello di chiedere sempre aiuto quando le cose si fanno difficili da sopportare o da raggiungere da soli. È segno di grande maturità e amor proprio chiedere aiuto quando se ne sente la necessità. Nella maggior parte dei casi, se non nella totalità, i professori sono vostri amici… dovete solo sapervela giocare bene quando serve (“if u know u know”). Inoltre, ascoltate voi stessi. Iniziate a farlo da subito, perché più si diventa grandi, più è difficile farlo. La scuola non è tutto, ma è essenziale affinché diventiate persone acculturate che ragionano con la propria mente e, in tempi come questi, è più che necessario.
Il Liceo Artistico che ho frequentato mi ha aperto tante porte e offerto tante possibilità di sviluppo accademico e personale. Tante iniziative, tante belle persone, tanti bei contesti. Tanta vita, tanta gioia. Anche qui non sono in grado di scrivere nel dettaglio da cosa nasce cosa, ma so dirvi che, quando vi sembrerà inutile, scoprirete poi che non lo è e sarete grati per ciò che avete creato. Sono grato per tutto quello che ho ricevuto e spero che voi, finito il vostro percorso, possiate sentire la stessa gratitudine che provo io per la scuola che ho frequentato.

AZZURRA PERSIA
Ciao, sono Azzurra Persia. Ho frequentato l’indirizzo Socio-Sanitario e mi sono diplomata nel 2012. Adesso ho 32 anni, sono realizzata professionalmente anche se faccio un lavoro “lontano” da quello che è stato il mio percorso di studi. Sono Capotreno per Trenitalia: ho vinto il concorso cinque anni fa. Ho un bellissimo ricordo dei miei anni passati a scuola, sono stati anni felici. Ho avuto la fortuna di imparare molto grazie alle tante esperienze diverse che ho potuto intraprendere. Sicuramente ciò che mi porto nel cuore sono i rapporti che si sono creati, i legami e gli insegnamenti personali. Ricordo le risate, le numerose trasferte durante “l’orientamento scolastico”, i tanti servizi hostess e le ore trascorse insieme. Ho tantissimi flash di piccoli momenti che porto sempre nel cuore.
Ho avuto la fortuna di conoscere colei che per me è diventata un esempio da seguire. In piena consapevolezza di una giovane donna posso affermare di essere stata fortunata nel trovare chi ha creduto in me in quegli anni così delicati, spronandomi a fare del mio meglio e insegnandomi a stare al mondo nel modo più giusto. La prof.ssa Anna Ruscino è stata il mio faro nel mondo degli adulti: dai banchi di scuola, al percorso post-diploma, fino alla vita vera. È stata un punto di riferimento sempre presente. C’è chi insegna una materia e chi ti insegna a essere un buon essere umano nella folla. Mi ha insegnato l’amore per la lingua, il senso del dovere, la libertà, a credere in me stessa, ad amare le persone che ci sono accanto, a capire quali sono le priorità nella vita e a lasciare andare ciò che non serve. Mi ha insegnato tanto, anche inconsapevolmente. Spero che almeno qualcuno di voi abbia la mia fortuna.
Il lavoro che svolgo è arrivato casualmente, con un concorso pubblico a cui ho partecipato grazie a requisiti specifici, tra cui la tipologia di scuola, il voto del diploma e le conoscenze linguistiche. La consapevolezza di ciò che ora faccio è venuta solo con il tempo, in itinere. È un lavoro di grande responsabilità: ci sono tanti aspetti che dall’esterno non si conoscono o comprendono. È molto dinamico, sono in costante contatto con la gente — e questo ha i suoi pro e contro — e quando inizio il servizio sono il “capo” di me stessa. Il mio lavoro mi piace, mi soddisfa e mi sprona, ma non c’è stata una ricerca consapevole a seguito di un desiderio. Nel frattempo, però, ho continuato gli studi, perché la mia azienda dà la possibilità di crescita professionale, ed è questo l’obiettivo che mi pongo ora. Pertanto, non ho mai scelto questo percorso, ma nella vita tutto si stravolge, cambia e si evolve.
Il consiglio che darei al mio “io” di allora, e a tutti i ragazzi, è quello di godersi tutto a pieno, di lasciarsi andare anche sbagliando e di non aver paura. Di studiare e cogliere ogni occasione che la scuola propone, perché sono le esperienze che formano maggiormente. Nella nostra società i voti sono importanti, anche per il futuro lavorativo, ma ricordate: noi non siamo un voto! Sicuramente ho appreso competenze personali importanti che oggi mi servono molto anche nel mondo del lavoro: l’importanza del rispetto delle regole, dei ruoli, dell’altro. Grazie ai corsi extracurricolari ho ottenuto certificazioni linguistiche che mi hanno facilitato sia nel percorso universitario che in quello lavorativo. Ho appreso nozioni e sviluppato competenze che mi hanno resa una professionista seria e una persona migliore rispetto all’adolescente che ero.

GIORGIA BUCCARDO
Mi chiamo Giorgia Buccardo e ho studiato presso l’IISS Léontine e Giuseppe De Nittis, frequentando il Liceo Artistico indirizzo Grafica. Mi sono diplomata nel 2020. Oggi sono una studentessa di Fashion and Fiber Art presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia; frequento il secondo anno di magistrale e sono prossima alla seconda laurea, prevista per marzo 2026. Ho 23 anni e spero di poter continuare a inseguire il sogno di lavorare nel campo della moda.
Gli anni trascorsi presso l’IISS Léontine e Giuseppe De Nittis rimarranno sempre impressi nel mio cuore: sono stati gli anni più belli, perché ho scoperto le mie più grandi passioni – tra le quali quella per il disegno – e, soprattutto, ho creato legami che continuano nel tempo. Ho molti bei ricordi di quel periodo, avendo partecipato a diversi eventi anche al di fuori della scuola, che mi hanno lasciato esperienze preziose. Probabilmente, la più bella di tutte rimane una delle notti bianche organizzate dal nostro istituto: in quell’occasione, tutti noi ragazzi del Liceo Artistico abbiamo dato vita a una sfilata in cui ciascuno indossava qualcosa creato da sé, sfilando lungo un piccolo corridoio del terzo piano, quello dedicato al liceo artistico. Ricordo perfettamente l’emozione di quando indossai la maglietta realizzata da me e sfilai lungo quel corridoio: i miei compagni e amici non smettevano di guardarmi e applaudire! Forse è stato proprio il legame tra le mie due più grandi passioni, la moda e l’arte, a rendere quella serata così magica.
Sono certa che più di un docente, in quei cinque anni, mi abbia lasciato qualcosa di importante. Ricordo in particolar modo la mia professoressa di inglese, la professoressa Rizzo, che è riuscita a farmi amare la sua materia, quando invece pensavo di odiarla. Il suo costante incoraggiamento a dare il meglio di me, sostenendomi sin dall’inizio, mi ha coinvolta così tanto che ho perfino partecipato al corso per ottenere la certificazione B1! Un’altra docente che mi ha dato tanto, anche se mi ha seguita solo per gli ultimi tre anni, è stata la professoressa Dileo, insegnante di grafica. Anche lei mi è stata di grande supporto, dandomi la possibilità di scoprire e sperimentare, rafforzando ulteriormente la passione per il disegno. Sono state proprio queste due professoresse, del resto, a complimentarsi con me dopo l’esame di maturità e a farmi il loro “in bocca al lupo” per il futuro. A loro sarò sempre grata. Sin da piccola, il disegno è sempre stato una mia passione: trascorrevo ore a disegnare e colorare. Sono sempre stata molto determinata e, a dire il vero, l’unico Open Day a cui ho partecipato durante gli anni delle scuole medie è stato proprio quello del Liceo Artistico! Ricordo ancora l’emozione di quando entrai nei laboratori e vidi tutte le opere dei ragazzi del liceo: capii subito che quella era la mia strada, era esattamente ciò che volevo fare anch’io.
Il consiglio che darei alla me stessa di allora è di seguire sempre i propri sogni e di non mollare mai, perché niente è impossibile e ogni sacrificio, con il tempo, viene ripagato. Darei lo stesso consiglio anche ai ragazzi che attualmente frequentano questo istituto: seguite i vostri sogni e soprattutto studiate, perché è importante; studiate perché un domani potrete fare la differenza; studiate perché il futuro appartiene a voi. Non fatevi mai influenzare da niente e da nessuno, ma seguite sempre le vostre passioni e portatele avanti senza paure, perché un giorno sarete fieri di ciò che avete costruito in questi anni, gli anni più belli della vostra vita.
Gli anni trascorsi in questo istituto sono stati fondamentali per me, sia dal punto di vista personale che professionale. Ho avuto la possibilità di partecipare a molti eventi e, soprattutto, ho avuto l’onore di far parte del gruppo Hostess e Steward dell’istituto. Questo gruppo rimarrà per sempre nel mio cuore, perché non solo mi ha aiutato a crescere in tanti ambiti, ma mi ha dato anche la possibilità di conoscere nuove persone e creare amicizie che durano ancora oggi. Con ognuno di loro ho condiviso momenti fantastici: ricordo in particolare quando, durante i servizi svolti insieme, trovavamo sempre un piccolo momento di svago, pochi minuti ma sufficienti per riunirci e ridere. Dal punto di vista professionale, questa esperienza mi ha trasmesso valori come la disciplina, il rispetto e la complicità, dandomi inoltre la possibilità di conoscere luoghi e persone importanti. Posso dire che, grazie a tutte queste esperienze, sono diventata la persona che sono oggi.

DEBORA DELVECCHIO
Mi chiamo Debora Delvecchio e ho frequentato l’indirizzo tecnico dei servizi sociali, conseguendo il diploma nel 2013. Oggi ho 31 anni, lavoro come educatrice, sono laureata in Scienze dell’Educazione e della Formazione e mi sto specializzando nel sostegno nella scuola secondaria di secondo grado.
Il ricordo più bello che porto con me degli anni delle superiori è il clima sereno che si respirava: mi sentivo parte integrante di un gruppo e i professori ci sostenevano costantemente, incoraggiandoci a seguire i nostri sogni e a credere nelle nostre potenzialità. Molti docenti mi hanno lasciato un segno, ma una frase in particolare è rimasta con me e ancora oggi, mentre sto per diventare loro collega, continua a guidarmi: “Credi in te stessa: se lo desideri davvero e lo vuoi con forza, puoi farcela.” Per dodici anni ho lavorato negli asili nido, un ambiente che amavo e che consideravo “il mio mondo”. Poi la vita mi ha portato a incontrare un bambino con la sindrome di West: quell’esperienza mi ha aperto nuovi orizzonti. Ho deciso di riprendere gli studi, laurearmi e continuare a specializzarmi. Ho scoperto quanto mi appassioni affiancare i ragazzi con bisogni educativi speciali, tanto che da tre anni lavoro in un centro dedicato a bambini con BES e DSA. A breve conseguirò la specializzazione per il sostegno e diventerò insegnante.
Alla me del passato – e ai ragazzi di oggi – mi piace citare una frase tratta dal film “Alla ricerca della felicità”, che è diventata il mio motto di vita: “Non permettere mai a nessuno di dirti che non sai fare qualcosa, neanche a me, ok? Se hai un sogno, devi proteggerlo. Quando gli altri non sanno fare qualcosa, dicono a te che non la sai fare. Se hai un sogno, vai e inseguilo. Punto.”
L’esperienza scolastica mi ha aiutata molto: grazie all’alternanza scuola-lavoro ho capito realmente quale fosse la mia strada. Ed è proprio da lì che è iniziato il cammino che oggi mi ha portata a crescere, cambiare e trovare la mia vera vocazione: essere accanto a chi ha più bisogno.

LUCIA LAPORTA
Mi chiamo Lucia Laporta, ho frequentato l’indirizzo socio-sanitario e mi sono diplomata nell’anno accademico 2020/2021. Il 5 novembre 2024 mi sono laureata in Scienze dell’Educazione e della Formazione presso l’Università di Foggia, con lode. Ho 22 anni e oggi mi considero una ragazza molto più sicura delle proprie capacità, con una grande voglia di crescere e di realizzarsi sempre di più. Ho avuto la possibilità di lavorare come educatrice, seguendo due ragazzi di quinta superiore e un ragazzo di terza superiore. È stata un’esperienza bellissima, che rifarei senza esitazione: ho preso a cuore le loro situazioni e le loro esigenze, riuscendo a lavorare con esiti positivi. L’affetto che mi hanno dimostrato mi ha fatto comprendere quanto io possa dare, non solo dal punto di vista didattico, ma anche e soprattutto umano.
Il ricordo più bello dei miei anni scolastici è legato al percorso di crescita personale che ho vissuto tra i banchi di scuola. Lo ricordo come un viaggio fatto di insicurezze, sorrisi, momenti di fatica e di soddisfazione. Rivedo le chiacchierate nei corridoi, le risate durante la ricreazione, le emozioni prima di un’interrogazione o di un compito importante. La scuola è quel luogo speciale che ci fa sentire al sicuro, ci protegge dalle difficoltà del mondo esterno e ci regala il privilegio di restare un po’ bambini. Forse per questo, dopo il diploma, nasce spesso il desiderio di ritornarci.
Ci sono stati docenti che mi hanno lasciato un segno profondo. Tutti i professori che mi hanno accompagnata dal primo al quinto anno sono stati validissimi, ma in particolare il professor Emanuele Solofrizzo ha avuto un ruolo determinante. Mi ha incoraggiata a credere in me stessa in un periodo in cui ero solo una sedicenne, piena di paure e insicurezze. Mi ha insegnato a non darmi mai per scontata e a impegnarmi per dare sempre il meglio. Grazie anche al suo supporto mi sono diplomata con 100/100. Lui ha visto in me un potenziale che io stessa non riuscivo a riconoscere e mi ha spronata a tirarlo fuori. Alla fine del quinto anno mi disse una frase che porto ancora nel cuore: “Fatti valere.” È quello che sto cercando di fare ogni giorno. Ho capito che tutti hanno un potenziale nascosto, anche chi ottiene brutti voti: forse non ha ancora imparato a credere in sé stesso e ha bisogno di qualcuno che lo stimoli. Per questo mi sento fortunata ad aver incontrato un professore come lui, perché senza i suoi insegnamenti probabilmente oggi non sarei la persona che sono.
Ho scelto l’indirizzo socio-sanitario perché sapevo che mi avrebbe dato la possibilità di lavorare a contatto con le persone e di aiutare chi si trova in difficoltà. Ho sempre avuto una predisposizione all’ascolto e all’empatia, e questo indirizzo mi è sembrato il più adatto per coltivare queste qualità e trasformarle in una risorsa per il mio futuro.
Se potessi dare un consiglio al mio “io” di allora, direi di godersi il percorso scolastico fino in fondo. Se avessi creduto di più in me stessa, avrei vissuto quei momenti con maggiore leggerezza e felicità. A chi oggi frequenta la mia vecchia scuola consiglio di sorridere, di condividere esperienze e di trasformare ogni giorno in un percorso di crescita. Direi loro di non vivere le interrogazioni come un momento di paura, ma come un’occasione per esprimersi, farsi ascoltare e dimostrare ciò che hanno imparato.
La mia esperienza nella scuola ha influito profondamente e in modo positivo sul mio percorso personale e professionale. Aver avuto professori appassionati e preparati mi ha stimolata a coltivare la mia cultura e i miei studi. Li ho presi come punti di riferimento e, grazie a loro, ho scelto di continuare il mio percorso universitario. Attualmente sono iscritta al corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria presso l’Università di Campobasso. Il mio sogno è insegnare nella scuola primaria, perché i bambini rappresentano il futuro ed è fondamentale dare loro basi solide, sostegno e valori autentici.
Vorrei insegnare anche nella scuola secondaria di secondo grado e, in futuro, all’università. Ho capito di voler insegnare quando un professore ha cambiato la mia vita: da quel momento ho compreso quanto i ragazzi della mia età fossero fragili, quanto avessero bisogno di essere ascoltati e compresi. Vorrei insegnare per restituire ciò che io stessa ho ricevuto: stimolare i ragazzi e far capire loro che un brutto voto non è la fine del mondo, che si può sempre ripartire da zero. Un voto non definisce mai il valore di una persona.
La scuola deve essere un rifugio, un luogo in cui esprimersi, crescere e imparare. Il mio obiettivo è accompagnare i ragazzi in tutte le fasi della loro crescita, non solo insegnando nozioni, ma soprattutto trasmettendo fiducia, motivazione e amore per lo studio. Vorrei che ogni studente sentisse di avere dentro di sé un potenziale unico e irripetibile, che capisse che nessun voto, nessuna difficoltà, nessun ostacolo può davvero definirlo. Spero che chi oggi frequenta la mia vecchia scuola impari a credere in sé stesso, a non smettere mai di sognare e a lottare con coraggio per i propri obiettivi.
Perché la scuola non è soltanto il luogo delle interrogazioni e dei compiti: è il posto in cui si impara a crescere, a conoscersi, a credere nel futuro. È il rifugio che ti prepara ad affrontare il mondo e il luogo dove si ricevono lezioni di vita.

LORENZA RAGNO
Mi chiamo Lorenza Ragno e mi sono diplomata al Liceo Artistico, indirizzo Grafica, presso l’IISS Léontine e Giuseppe De Nittis nel 2017. Ho 27 anni e, dopo il diploma, mi sono iscritta all’Accademia di Belle Arti di Foggia, indirizzo Pittura. Ben presto, però, ho capito che quella non era la mia strada. Nel 2019 mi sono quindi iscritta alla scuola di fotografia e cinematografia F. Project di Bari, dove ho potuto affinare le mie tecniche e imparare davvero quello che oggi è il mio mestiere: la fotografia. Questa passione mi accompagna da sempre, perché è la stessa di mio padre, ma è stato a scuola, con il prof. D’Andrea, che per me si è aperto un mondo: quello della fotografia di moda.
Oggi lavoro come fotografa freelance, specializzata in fotografia commerciale ed editoriale nei settori fashion, food e beauty. Nel tempo libero mi dedico anche alle illustrazioni digitali per progetti personali e, in mezzo a tutto questo marasma, mi occupo anche di graphic design. Ho fatto tanta strada e vissuto molte esperienze professionali, ma sono consapevole di essere ancora lontana da quella che considero una vera e propria realizzazione personale e professionale. Ci sto lavorando: un passo alla volta, con costanza e impegno, spero di raggiungere presto quel traguardo.
Non riesco a individuare un solo ricordo, perché ce ne sono davvero tanti. Credo di essere stata una di quelle persone che hanno vissuto la scuola a 360 gradi, soprattutto dal terzo al quinto anno, tra progetti pomeridiani, attività e iniziative varie. Ricordo con affetto i murales, i progetti di pittura, la giornata dell’arte, l’orientamento, la band della scuola… e potrei continuare. Sono frammenti preziosi che hanno costruito anni indimenticabili.
Più di un docente ha lasciato un segno in me, e voglio approfittare di questa occasione per ringraziarli. Mi piace pensare che quello che sto scrivendo sia come una pagina di ringraziamenti nella mia tesi di laurea. La prof.ssa Rizzo per me è stata una seconda mamma: quando la vedo o sento la sua voce, mi sento a casa. Lei è quella mamma che ti ama, ti avvolge e ti protegge, ma che sa anche essere dura e sincera. Più passano gli anni, più mi rivedo in lei. La prof.ssa Longo mi ha insegnato quella che oggi è la mia tecnica come digital artist. Mi ha tolto la paura di disegnare con la penna, quella paura di sbagliare, e mi ha insegnato ad accettare gli errori e trasformarli in un punto di forza. La prof.ssa Ricco mi ha dato tanto senza dire quasi nulla, anche solo mettendo un “-1” sulla tavola consegnata in ritardo. All’epoca non l’ho capita fino in fondo e mi dispiace, perché avrei voluto imparare molto di più da lei. La prof.ssa Grazia Dileo mi ha insegnato a stimolare la creatività anche dalle piccole cose. Il prof. Marano mi ha trasmesso la passione sfrenata per il proprio lavoro e mi ha insegnato che bisogna provarci sempre, senza preoccuparsi troppo dei risultati, perché l’impegno prima o poi ripaga. La prof.ssa Bonadies mi ha insegnato a lottare sempre con il sorriso. Ricordo perfettamente l’ultima cosa che mi disse qualche mese prima di andarsene: “Io ti vedo”. Una frase semplice, ma per me potentissima, perché nonostante gli anni passati lei ancora mi vedeva, come se silenziosamente seguisse i miei passi e mi dicesse: “Sei brava, continua così”. Il prof. D’Andrea mi ha aperto il mondo della fotografia documentaria e commerciale. È stata la vera scintilla che ha acceso in me questa passione, e sono convinta che avere un buon professore faccia davvero la differenza. Una parte dei miei successi, e gran parte di quello che oggi so fare, la devo a lui. I professori Picchierri e Carelli mi hanno insegnato ad amare la filosofia in modi diversi, ad aprire la mente e ad avere sempre fame di conoscenza: lui con fierezza e determinazione, lei con dolcezza e sensibilità. Ultimo, ma non per importanza, il prof. Lovino, che mi ha insegnato a “fare schifo con stile”, a prendere la vita con un abbondante pizzico d’ironia e a capire che un professore e un alunno possono essere davvero amici, pur mantenendo quel sottile velo di rispetto che separa i ruoli. Il pensiero che mi scrisse il giorno del mio esame orale è ancora appeso nella mia stanza e nel mio cuore. Grazie a tutti voi.
Ho capito di voler intraprendere questo percorso il giorno in cui sono entrata nello studio del prof. D’Andrea. Dovevamo realizzare degli scatti fashion per dei foulard dipinti a mano da studentesse della nostra scuola. Ricordo che mi mise in mano la sua macchina fotografica: era pesantissima, proprio come lo è la mia oggi. Nel momento stesso in cui ho guardato nel mirino, ho sentito che quella sarebbe stata la mia strada. Da lì è nata la mia passione per la fotografia, che si è intrecciata naturalmente con la grafica e l’illustrazione.
Il consiglio che darei alla Lorenza di allora, e a chi oggi frequenta questa scuola, è di essere affamati di conoscenza e di non accontentarsi mai. Credete in voi stessi e in ciò che fate. Non siate superficiali: andate a fondo, indagate la vostra interiorità attraverso l’arte. Create, sperimentate, sbagliate e ricominciate. Non abbiate paura. Sentitevi vivi e liberi, perché l’arte riempie e dà senso. Questi anni sono fondamentali: costruiscono le basi di ciò che sarete, sia che decidiate di diventare artisti, designer, architetti, insegnanti o altro. Non sprecate questa opportunità e vivetela con rispetto e gratitudine.
L’esperienza nella mia scuola ha influito profondamente sia sul piano personale che su quello professionale. Sono stati anni in cui ho ricevuto insegnamenti preziosi e in cui ho scoperto la mia vocazione per la fotografia. È stato lì che ho incontrato docenti capaci di vedere in me potenzialità che ancora non conoscevo e che mi hanno guidata con passione e dedizione. Ed è stato lì che ho avuto la mia prima esperienza concreta con la fotografia: l’inizio di un percorso che oggi rappresenta la mia vita.

ILARIA CAPOGNA
Mi chiamo Ilaria Capogna. Ho frequentato l’indirizzo Servizi Socio – Sanitari, oggi sostituito dall’indirizzo Servizi per la Sanità e l’Assistenza Sociale, diplomandomi nel 2013. Oggi ho 31 anni, sono laureata in Scienze Politiche del Servizio Sociale presso l’Università degli Studi di Bari e lavoro come assistente sociale in una cooperativa che si occupa di salute mentale.
Non ho un solo ricordo bello di quegli anni, per me la scuola è stata spensieratezza, amicizie, definizione e scoperta della mia persona. Ho imparato tantissimo in quel periodo. Ci sono stati insegnanti che sono stati per me delle vere guide di vita. La professoressa Cristallo e la professoressa Ruscino mi sono rimaste particolarmente nel cuore: oltre alle materie, insegnavano la VITA. Mi hanno insegnato a non arrendermi e sono sempre state presenti, anche quando i piccoli problemi adolescenziali sembravano ostacoli insormontabili. In realtà, sin da piccola ho sempre desiderato svolgere un lavoro che avesse come obiettivo quello di aiutare le persone. Sicuramente la mia scelta è stata rafforzata dai libri di scuola: psicologia, diritto dei servizi sociali e tutte le materie inerenti a questo percorso lavorativo non hanno fatto altro che alimentare la mia voglia di diventare ciò che sono oggi.
Alla “me” di allora direi: “Non accontentarti, rischia, buttati in cose nuove se ti fanno stare bene, anche se c’è il rischio che finiscano”. Ho passato troppi anni ad avere paura di uscire dalla mia comfort zone, paura di affrontare gli esami se non mi sentivo preparata al 100%, paura di cambiare lavoro o amicizie. Quindi, ai ragazzi che oggi leggono, voglio dire: so che molte cose vi sembrano difficili, paurose o impossibili da superare, ma un giorno vi guarderete indietro e capirete che erano solo ostacoli momentanei. Se avete sogni, ambizioni o idee, prendetevi sul serio e impegnatevi.
LAVORA OGGI PER IL TE DI DOMANI ❤️

ANNALISA FILANNINO
Mi chiamo Annalisa Filannino, ho frequentato l’indirizzo Servizi Socio-Sanitari (oggi Servizi per la Sanità e l’Assistenza Sociale), conseguendo il diploma nel 2013. Oggi sono un’operatrice socio-sanitaria, ho 31 anni e lavoro in una struttura per anziani. È difficile raccontare il ricordo più bello, perché ogni giorno è stato un mix di emozioni: ansie, paure, sfide, ma anche spensieratezza, risate e una grande crescita personale.
Due docenti mi hanno lasciato un segno profondo: la professoressa Ruscino e la professoressa Cristallo. Due donne meravigliose, veri punti di riferimento per me, mi hanno dato ciò che altri non sono riusciti a trasmettermi. La professoressa Cristallo, con le sue urla indimenticabili e la sua dolcezza, mi ha insegnato ad avere un grande cuore e ad aiutare sempre chi ne ha più bisogno. La professoressa Ruscino, con i suoi modi buffi e scherzosi, mi ha insegnato a credere in me stessa, a non arrendermi mai e a lottare per ciò che desidero.
Ho capito da piccola chi volevo diventare, in realtà, avendo in famiglia mia cugina con la sindrome di Down, ho sempre avuto una sensibilità diversa rispetto agli altri. Sento di poter aiutare chi ne ha bisogno, e farlo mi dà una soddisfazione enorme.
Al mio “io” di allora consiglierei di pensare di più al futuro: tornassi indietro, avrei sicuramente intrapreso l’università. Ai ragazzi di oggi consiglio di viversi questi anni al 100%, perché una volta finiti, credetemi, vi mancheranno tantissimo. Lasciate perdere i social, le apparenze, e concentratevi sulla vita reale e su voi stessi. Ponetevi un obiettivo e raggiungetelo!
Questa scuola mi ha dato un lavoro — cosa chiedere di più? Mi ha cambiata: sono cresciuta e sono fiera di ciò che sono. Forse troppo buona, è vero, ma con un grande cuore.

ILARIA CAMPESE
Ciao a tutti, sono Ilaria Campese. Mi sono diplomata al Liceo Artistico in Design Industriale nel 2018 e, da allora, la mia vita è un cantiere aperto, letteralmente. Chi sono oggi? Bella domanda. Rispondere implicherebbe un’evoluzione spirituale che il mio programma di rendering non ha ancora elaborato; in fondo, resto la stessa di anni fa. A quasi 27 anni divido la mia esistenza tra due grandi amori: la fotografia, diventata una professione da ben otto anni, e l’Architettura, che continuo a studiare con passione al Politecnico di Bari. A tal proposito, il traguardo è previsto per luglio: alla mia laurea siete tutti invitati! Se cercate il mio nome negli archivi del liceo artistico, probabilmente mi troverete ovunque: tra i progetti, nel Garrone Young Team, a cantare nella band della scuola o nel gruppo sportivo. In quegli anni non ho tralasciato nulla, tranne forse il concetto di “stare ferma”. Il mio carattere curioso mi ha spinta a esplorare ogni angolo della scuola e credo che la mia “schizofrenia professionale” tra fotografia e architettura sia nata proprio lì. Guardando indietro, non posso che ringraziare i professori che mi hanno supportata e, ammettiamolo, abbondantemente sopportata. Citarli tutti sarebbe un’impresa architettonica più complessa della mia tesi (che, ps, è in Scienza delle Costruzioni), ma sappiate che in ogni mio passo c’è un pezzo dei vostri consigli. Al professor Sguera, il mio mentore di progettazione per cinque anni: non dimenticherò mai lo sguardo con cui mi disse “Tu ce la fai”. All’epoca non sapevo se fosse davvero la mia strada ma avere qualcuno che ci credeva per me è stata la spinta fondamentale quando tutto sembrava un enorme punto interrogativo. Alla professoressa Rizzo devo un ringraziamento speciale per la pazienza infinita. Nonostante me la cavassi in quasi tutto, l’inglese per me era impossibile. Si meraviglierebbe non poco nel vedermi oggi passare le giornate “a speaking English”! Ai professori Marano e Lovino, i miei guru della matematica: di voi custodirò non solo le formule, ma soprattutto le lezioni di vita. Mi avete insegnato cosa significhi amare il proprio lavoro con la passione che vi contraddistingue. Alla professoressa Rosa Rosa, grazie per avermi trasformata in una campionessa regionale di orienteering: tra gare, allenamenti in campagna e giornate di scuola “strategicamente” saltate per sport, mi ha insegnato a trovare la strada. Alle professoresse Moschetta e Morelli va il mio grazie per tutte le esperienze fatte. Se il mio “monte ore” di alternanza scuola-lavoro era praticamente triplicato rispetto al normale, è tutto merito vostro. Mi avete trasformata in un’ottima organizzatrice di eventi e colloqui, praticamente un esercito in una persona sola. Un pensiero speciale va al professor Daloiso e alla professoressa Bonadies. Aver percorso un pezzo di questa avventura con la vostra guida, anche solo per un breve consiglio durante l’orientamento, è un regalo che porterò sempre con me. Custodirò il vostro ricordo con cura immensa. Come ho premesso, citarvi tutti sarebbe un’impresa titanica, ma ognuno di voi ha lasciato un segno. Grazie alla professoressa De Gioia, ai professori Diviccaro, Nasca, Ricco e Capurso: ognuno di voi è stato un pezzetto fondamentale, perché è tra quei banchi che ho capito che non dovevo scegliere una sola strada per essere felice, ma che potevo percorrerle tutte. Mi avete insegnato che essere “ovunque” non significa essere dispersi, ma semplicemente affamati di vita. Una parte di me ha sempre saputo cosa fare. Nella mia vita ho avuto delle costanti che non mi hanno mai abbandonata e la fotografia è sicuramente una di queste. Tuttavia, se non avessi frequentato questa scuola, quella passione sarebbe rimasta solo un istinto. Qui ho potuto scendere nei dettagli, apprendere la tecnica e, soprattutto, metterla in pratica. Come non citare l’esperienza che mi ha letteralmente ribaltato il mondo? Il mio mese a Bruxelles. È stata l’avventura più bella del mio percorso: l’esperienza più intensa e significativa della mia vita scolastica, capace di cambiarmi profondamente. Ritrovarmi proiettata in una realtà internazionale, gestire responsabilità nuove e confrontarmi con un contesto così dinamico mi ha aperto la mente in un modo che nessun libro avrebbe potuto fare. Le competenze apprese in quell’occasione mi sono ancora oggi utili. Tutto è nato qui. Se potessi tornare indietro nei corridoi di quel liceo e incontrare la me stessa di qualche anno fa, non le darei un consiglio complicato. Le sussurrerei semplicemente la stessa frase che mi è stata donata quando ne avevo più bisogno: “Tu ce la fai”. A tutti i ragazzi che oggi siedono tra quei banchi, a chi si sente schiacciato da aspettative che sembrano giganti, voglio dire lo stesso: voi ce la fate. Spesso gli ostacoli appaiono insormontabili solo perché li guardiamo troppo da vicino. Viviamo in un mondo che ci corre accanto e finiamo per sentirci perennemente in ritardo su una tabella di marcia che non abbiamo nemmeno scritto noi, o peggio, non all’altezza dei nostri stessi sogni. Non mollate. Non permettete alla paura di sbagliare di spegnere la vostra luce. Siate curiosi fino all’ostinazione, bramate questa vita con ogni fibra del vostro essere e non abbiate paura di tendere la mano per prendere tutto ciò che di bello ha da offrire. Non accontentatevi di esistere: scegliete di vivere a pieno. Se oggi sono così, se ho il coraggio di affrontare il mondo con un obiettivo in mano e un progetto sottobraccio, lo devo alla mia scuola. Qui mi è stata concessa una cosa rara e preziosa: la libertà creativa. Non sono mai stata un numero o un compito da correggere; mi sono sempre sentita compresa, ascoltata e spronata a essere esattamente chi volevo essere. Questa scuola non ha costruito muri intorno al mio talento, ma ha aperto finestre da cui guardare fuori.

ROSSELLA DIMATTEO
Ciao, mi chiamo Rossella Dimatteo. Ho frequentato l’Istituto Léontine e Giuseppe De Nittis, indirizzo socio-sanitario, fino al 2016, anno della maturità. Oggi ho 28 anni e ne ho fatta di strada, in tutti i sensi. Ho deciso di intraprendere gli studi universitari in Scienze Motorie, concludendoli nel 2021 con la laurea magistrale in Scienze e Tecniche delle Attività Motorie Preventive e Adattate. Nonostante questa scelta, non ho mai abbandonato la mia propensione per l’aiuto, l’ascolto e l’empatia verso il prossimo, così nel 2024, ho conseguito anche due specializzazioni per le attività di sostegno didattico. Oggi sono docente di sostegno e, quest’anno, anche referente sostegno in una delle scuole secondarie di primo grado di Barletta. Insegno per passione, perché ho avuto docenti che mi hanno insegnato prima di tutto a essere una persona, e poi anche una docente, presente, attiva, amorevole e gioiosa. Il mio ricordo più bello? È difficile dirne solo uno, anche perché i ricordi diventano davvero belli solo dopo aver maturato la consapevolezza che certi momenti non li rivivrai più. Il sorriso della professoressa Bonadies quando pronunciavi male una parola italiana o quando la lasciavi a metà senza concluderla; la tenerezza della professoressa Sabatelli che, anche senza parlare, ti faceva sentire compresa; gli occhi pieni di gioia e le battute frizzanti della professoressa Ruscino, o anche le sue urla quando qualcosa andava storto: sono immagini ancora vive dentro di me. E poi le attività di alternanza scuola-lavoro, come si chiamavano allora, presso gli asili nido, che mi hanno aiutata a capire cosa potesse piacermi davvero; e il fantastico corso da O.S.S., è stato meraviglioso. Grazie al mio impegno e alla mia curiosità ho vissuto la scuola a pieno. Partecipavo a ogni attività pomeridiana, dallo sport all’ECDL e infine allo studio che mi ha permesso di superare il test Trinity, grazie al quale sono stata, insieme ad altri alunni, a Londra per diciotto giorni. Quanto ci siamo divertiti! Il bello della costanza e dell’ambizione è proprio questo: non sai che ti stai regalando una vita piena di sorprese. Ogni docente mi ha lasciato qualcosa di sé. Ringrazio ognuno di loro per essere stato presente nei miei cinque anni scolastici. La professoressa Piazzolla, nostra amica, supporter, confidente e persona speciale, con la quale siamo state davvero una squadra. Il bene materno della mia cara professoressa Bonadies, di cui spero di portare tanti piccoli pezzi nel mio percorso di vita. La simpatia e la schiettezza della professoressa Divincenzo, con cui sono tutt’oggi in contatto per organizzare attività di volontariato sul territorio. Non posso nominarli tutti, ma sono davvero fiera di aver avuto professori che hanno amato e amano quello che fanno. Spero che anche gli attuali studenti se ne rendano conto. Dopo la scuola superiore non avevo le idee chiare, perché mi piaceva tutto. Tra le tante possibilità, la fisioterapia era una delle strade che mi attiravano di più, e la laurea in Scienze Motorie rappresentava l’inizio di quel percorso. Con il tempo, però, ho imparato ad amare profondamente gli studi in Scienze Motorie, perché li ho affrontati con uno sguardo diverso: quello dell’apprendimento. Ho compreso come il movimento incida su tutte le sfere della persona — cognitive, emotive e sociali. Siamo nati per muoverci, siamo nati muovendoci, ed è così che ho trovato la mia dimensione senza nemmeno saperlo. Mi sono formata come terapista Itard, studiando le disfunzioni cognitive e motorie, e cerco di integrare nel mio lavoro da insegnante movimento e pensiero, corpo e mente. Alla me stessa di dieci anni fa direi di lamentarsi meno, di annoiarsi meno e di viversi fino in fondo i bellissimi rapporti con i compagni di classe; di coltivare ancora e ancora il rapporto con i professori, perché sono il nostro punto di riferimento e sono lì per aiutarci. Questo messaggio vale per tutti coloro che oggi sono studenti: non sentitevi delle nullità per un voto basso, ma allo stesso tempo non vantatevi di voti sempre troppo alti. Non sappiamo tutto e, prima o poi, cadremo. Il modo in cui ho vissuto la scuola superiore mi ha permesso di costruire la mia identità. Sono stata scelta per l’orientamento nelle scuole medie e questo mi ha portata a lavorare molto su me stessa: imparare a presentare la scuola a tante persone, selezionare le parole, curare la mimica facciale, sembrare seria ma anche simpatica. Essere a stretto contatto con i professori, con altri studenti nei vari PON e diventare, per qualche anno, “la faccia del Garrone” ha accresciuto in me un forte senso di responsabilità e di fiducia, in me stessa e negli altri. Oggi mi sento ancora una bella persona perché, in realtà, ho avuto belle persone che hanno coltivato un piccolo seme rosso di nome Rossella, lo hanno innaffiato per cinque anni e poi ne hanno raccolto i meravigliosi frutti. So mettermi nei panni degli altri perché me lo hanno fatto sperimentare i miei professori; so essere onesta perché ho sbagliato tante volte e tante volte ho ricevuto note e richiami; so chiedere scusa perché ho imparato che non serve avere sempre ragione e che non esiste alcuna gara o competizione. Spero che nel mio percorso possano rispecchiarsi molti studenti e a loro voglio dire: sono anni difficili, tutto pesa e la scuola probabilmente non è il vostro primo pensiero a quell’età. Sappiate però che sono anni di crescita fondamentale per diventare persone piene: piene di amore, ricordi, entusiasmo, nostalgia, gioia, noia e divertimento.
Buona strada.

GAIA PAOLILLO
Toc toc… sì, dico proprio a te! Piacere di conoscerti, lettore. Mi presento: il mio nome è Gaia Paolillo e, ormai dieci anni fa, ho avuto l’enorme piacere di frequentare l’indirizzo di Graphic Design del Liceo Artistico Léontine e Giuseppe De Nittis, diplomandomi nel 2016. Pensa un po’: è passato così tanto tempo che la scuola, nel frattempo, ha cambiato nome (prima era intitolata a Nicola Garrone) e ampliato la sua offerta formativa. Io ho fatto parte della seconda classe in assoluto nata nel Liceo Artistico ed essere qui a raccontarti il mio vissuto tra i banchi di scuola non può che essere una gioia. Non a caso considero quegli anni i più belli della mia vita, così segnanti da avermi indirizzato sulla strada artistica — e non solo — che tutt’oggi percorro, ma andiamo con ordine.
Se ci incontrassimo oggi per strada, davanti a te troveresti una ragazza ventisettenne spigliata, solare, sicura di sé, quasi espansiva: l’esatto opposto della me del primo anno. Ero timida, interessata solo a imparare e non a stringere rapporti con i miei compagni. La situazione era così tragica che la professoressa Rizzo decise di mandarmi dalla professoressa Seccia, all’epoca psicologa della scuola, per aiutarmi a sbloccare quella parte empatica apparentemente assente. Te la faccio breve: non funzionò. Tra silenzi imbarazzanti, scatti d’ira e note rocambolesche — al secondo anno entrai in classe con un calcio volante, follia assoluta, ma è sicuramente uno degli episodi che più fa sorridere quando salta fuori alle rimpatriate — passarono i primi due anni.
Poi, al terzo, è successa la magia. Il mio cambiamento, la mia crescita, è stata così graduale e naturale che non saprei identificarla in un solo episodio. So però cosa vi ha contribuito: l’introduzione di materie affascinanti e complesse come la filosofia e la fisica, professori stimolanti ed empatici e, infine, la curiosità mia e dei miei compagni d’avventura di conoscerci e capirci. Ti dico solo che dal terzo al quinto anno, ogni volta che c’era una verifica di fisica o matematica, si organizzava un gruppo studio a casa mia, corredato da ciambelle e tante chiacchiere. Un preludio all’università, se vogliamo, e sicuramente uno dei ricordi più belli che oggi mi accompagnano.
E così, zitto zitto, arrivò il quinto anno. Sarò sincera: penso che uno dei grandi meriti della mia formazione superiore sia stata la sua poliedricità. Fino all’ultimo sono stata super indecisa su quale branca universitaria scegliere. Le opzioni erano due: Graphic Design e… Matematica. Sì, hai sentito bene. Pensa che durante gli ultimi mesi delle superiori io e una mia amica abbiamo persino frequentato corsi pomeridiani di preparazione a Bari. Poi ho scelto l’Accademia. Non te l’ho detto fino ad ora, ma il mio grande sogno, maturato al quarto anno delle superiori, era ed è insegnare.
Ho sempre pensato che la scuola non sia un luogo in cui acquisire mere conoscenze fini a sé stesse, ma un vero e proprio ecosistema sicuro in cui fare palestra di vita. La sfida, la comprensione, la complicità, il rapporto con il proprio Io e con quello degli altri, il perdono e tanto altro: per me la scuola è questo. E allora perché non vivere in questa bolla per sempre? Perché non provare a far vivere agli studenti di oggi la scuola in modo sano e umano? Questo è il mio sogno.
Ci sto lavorando con convinzione: mi sono laureata nella triennale a Foggia in Graphic Design, specializzata in Editoria, Illustrazione e Fumetto a Napoli e ho vissuto la mia prima esperienza di insegnamento a Grosseto, in un istituto tecnico-grafico. E in futuro? Chissà. So solo che non vedo l’ora che arrivi.
Tutto questo, però, non sarebbe stato possibile senza il contributo fondamentale dei miei compagni di classe e dei professori. La professoressa Rizzo, che ha combattuto al mio fianco per permettermi di frequentare l’università, contro il parere dei miei genitori, più propensi a mandarmi a lavorare subito dopo la maturità, e che con i suoi consigli e la caparbietà che la contraddistinguono è riuscita a far breccia nell’enorme muro tra me e tutto il resto. La professoressa Dileo, che con la sua dolcezza e lo spirito di sperimentazione tipico dei grandi creativi mi ha trasmesso la passione per l’arte a 360 gradi: gran parte delle tecniche artistiche che utilizzo ancora oggi le ho imparate da lei.
Il professor Marano, che anche solo respirando riusciva a trasmettere la passione per il suo lavoro e mi ha insegnato che nella vita non bisogna mai smettere di studiare, imparare ed essere curiosi. La professoressa Bonadies, che mi ha insegnato a non nascondermi dietro un dito, ma a dare sempre il meglio di me e anche oltre, in barba ai limiti. Il professor Lovino, che con la sua personalità sagacemente scoppiettante mi ha insegnato che nella vita si può e si deve essere sinceri, anche quando bisogna dire verità scomode, e che basta trovare il modo giusto per farlo. La lista potrebbe continuare, ma devo fermarmi, altrimenti rischio di scrivere un intero romanzo di grazie.
Alla me di ieri direi una cosa molto semplice: vai e fai come credi, come hai sempre fatto, con la testardaggine che ti ha sempre contraddistinto. Scelte giuste o sbagliate, ne prenderai a bizzeffe, ma va bene così. Ti ringrazio, perché senza quelle scelte oggi non sarei qui a scrivere di anni meravigliosi e immortali, a parlare ai ragazzi e alle ragazze di oggi, uomini e donne del futuro. Ragazzi e ragazze, credete sempre in voi e nelle vostre scelte, perché in un modo o nell’altro ripagheranno. Contateci.

SARA LAAJEL
Mi chiamo Sara Laajel e ho frequentato l’indirizzo dei Servizi per la Sanità e l’Assistenza Sociale dell’IISS Léontine e Giuseppe De Nittis, dove mi sono diplomata nel 2018. Oggi ho 25 anni e sono orgogliosa di dire che quella scuola, la mia scuola, non solo mi ha formata, ma mi ha cambiata profondamente, al punto da portarmi esattamente dove sono ora: dietro la cattedra, come insegnante dello stesso istituto che mi ha vista crescere. Oggi sono un’insegnante dell’IISS De Nittis, un ruolo che vivo con passione e responsabilità. Dopo il diploma ho continuato ad ampliare la mia formazione professionale, spinta dal desiderio di restare nel mondo dell’educazione e di contribuire a quel processo di formazione che io stessa ho ricevuto. Essere passata da studentessa a docente della stessa scuola è un’emozione che porto con me ogni giorno: una sorta di cerchio che si chiude e, allo stesso tempo, si riapre continuamente davanti ai volti dei miei studenti. Tra i ricordi più belli di quegli anni ci sono sicuramente le amicizie nate spontaneamente, le risate condivise, la complicità costruita tra un compito e un’interrogazione, la sana competizione che si creava all’interno della classe, la partecipazione a progetti teatrali e musicali. Ma soprattutto ricordo l’entusiasmo con cui vivevamo ogni giornata, pieni di sogni e di possibilità che allora non riuscivamo ancora a immaginare del tutto. Ci sono stati docenti che hanno creduto in me più di quanto io credessi in me stessa. Ricordo le loro parole di incoraggiamento, i consigli più semplici diventati fondamentali, gli insegnamenti che ancora oggi porto in classe con i miei studenti. Alcuni mi hanno mostrato cosa significhi insegnare con passione, altri cosa significhi educare con umanità. A tutti loro devo una parte importante di ciò che sono diventata. Non c’è stato un momento preciso in cui ho capito quale percorso volessi intraprendere, ma un insieme di sensazioni. Ogni volta che osservavo i miei docenti spiegare, ascoltare, sostenere, sentivo che quel mondo mi apparteneva. Ho capito che volevo restituire ciò che avevo ricevuto, che desideravo essere parte del cammino di altri ragazzi, così come qualcuno lo era stato per me. Al mio “io” di allora direi di avere più fiducia, di non temere di sbagliare, di non credere mai che un sogno sia troppo grande per essere raggiunto. Agli studenti di oggi direi che ogni passo fatto tra queste aule ha più valore di quanto possano immaginare, che il futuro non arriva all’improvviso, ma si costruisce giorno dopo giorno, anche quando tutto sembra confuso. La scuola è stata per me un punto di partenza, un luogo che mi ha formata, trasformata e indirizzata. Mi ha dato strumenti, coraggio e, soprattutto, una visione: quella di poter diventare la versione migliore di me stessa. Oggi, tornata qui come insegnante, sento di vivere una missione: accompagnare altri ragazzi nel loro percorso, sapendo che anche per loro questa scuola può essere un trampolino, una casa, una possibilità concreta di cambiamento. Il Filo delle Storie, per me, non è solo un ricordo: è il percorso che mi ha resa ciò che sono, un filo che mi lega alla mia scuola ieri, oggi e domani. E sono orgogliosa di farne parte.

SABRINA FUGGETTI
Mi chiamo Sabrina Fuggetti e mi sono diplomata nel 2018 presso l’I.I.S.S. Léontine e Giuseppe De Nittis, indirizzo Socio-Sanitario, con il massimo dei voti (100/100). Quegli anni di scuola non sono stati solo un periodo di studio ma un tempo fondamentale di scoperta, crescita e costruzione di sogni. Dopo il diploma ho scelto di proseguire il mio percorso formativo laureandomi in Scienze del Servizio Sociale, conseguendo l’abilitazione come Assistente Sociale (Albo B) e, successivamente, un Master in Gestione e Amministrazione delle Risorse Umane, spinta dal desiderio di comprendere più a fondo il mondo del sociale e di poter essere, un giorno, una risorsa per gli altri. Oggi lavoro come funzionario presso il Comune di Canosa di Puglia, un ruolo che sento profondamente mio perché mi permette di mettere ogni giorno le mie competenze al servizio della comunità. Tra i ricordi più belli degli anni di scuola porto nel cuore l’esperienza come rappresentante di istituto, che mi ha insegnato il valore della responsabilità, del dialogo e dell’ascolto. Indimenticabile è stato anche l’incontro con la lingua dei segni, vissuto come una vera e propria apertura al mondo dell’inclusione e della comunicazione autentica, resa ancora più intensa dallo spettacolo “Amore e Psiche”, capace di andare oltre le parole e arrivare dritto alle emozioni. Un ruolo fondamentale lo hanno avuto anche le esperienze di tirocinio presso le case di riposo e l’ospedale, momenti che mi hanno permesso di confrontarmi con la fragilità, la cura e l’importanza dell’empatia. È proprio lì che ho compreso quanto fosse importante per me lavorare a contatto con le persone e contribuire, anche nel mio piccolo, al loro benessere. Ricordo ancora l’emozione dei primi giorni, il confronto con la fragilità e l’importanza di un gesto, di uno sguardo, di una parola detta al momento giusto. Un ringraziamento speciale va alla professoressa Cristina Saccinto, una docente che ha saputo lasciare un segno profondo nel mio percorso. Le sue parole di incoraggiamento mi hanno aiutata a credere in me stessa, a riconoscere le mie capacità e a non avere paura di inseguire i miei sogni. Oggi, avere anche l’opportunità di lavorare al suo fianco — lei in qualità di Assessore alla Cultura e alla Pubblica Istruzione ed io come funzionario dell’Ufficio Cultura, Sport e Pubblica Istruzione — rende questo cammino ancora più significativo. Desidero ringraziare con altrettanta stima anche la professoressa Di Trani, per l’attenzione, la dedizione e l’esempio educativo che hanno contribuito in modo significativo alla mia formazione umana e scolastica. Rivolgo infine un pensiero speciale alla mia scuola, che è stata una vera casa di formazione e di valori. L’I.I.S.S. Nicola Garrone, oggi De Nittis, mi ha dato strumenti, fiducia e opportunità concrete, permettendomi di crescere non solo come studentessa, ma soprattutto come persona. È qui che ho imparato a credere nel futuro e a costruirlo con impegno e passione; è stato il luogo in cui mi sono sentita accolta, ascoltata e valorizzata. Ai ragazzi che oggi siedono tra quei banchi vorrei dire di non avere paura di mettersi in gioco, di sbagliare e di sognare in grande. Spesso non ci si rende conto subito di quanto ogni esperienza possa lasciare un segno, ma col tempo si scopre che nulla è stato inutile. Queste parole racchiudono tutto ciò che sento e non a caso hanno accompagnato anche la conclusione del mio percorso universitario, diventando la dedica della mia tesi: «Il futuro appartiene a chi crede nella bellezza dei propri sogni» — Eleanor Roosevelt.

ILENIA DADDATO

Ciao a tutti, sono Ilenia Daddato. Ho frequentato questa scuola, indirizzo Servizi Socio-Sanitari, diplomandomi nel 2018. Oggi ho 26 anni. Inizialmente ho seguito il corso da OSS, offerto proprio dalla scuola, e ho lavorato per due anni in questo ruolo. Successivamente ho deciso di proseguire gli studi, laureandomi nel 2024 in Scienze Infermieristiche. Subito dopo la laurea ho avuto la grande soddisfazione di trovare lavoro, realizzando così il mio sogno. Il rapporto che si è creato con i miei professori è stato qualcosa di speciale, difficile da spiegare a parole. Oltre alle competenze e alle opportunità che mi sono state offerte — come le attività da hostess e i progetti di orientamento nelle scuole medie — ho avuto la fortuna di incontrare insegnanti straordinari, come la professoressa Doronzo Maria Pia e la professoressa Cristallo, che hanno sempre creduto in me e mi hanno spronato a dare il massimo. È stato proprio durante il tirocinio scolastico, a partire dal terzo anno, che ho capito di voler iniziare il mio percorso come operatore socio-sanitario e, successivamente, diventare infermiera. Mi sento di dire a chi oggi sta vivendo questa esperienza di non sottovalutare questa scuola e, soprattutto, questo settore: per chi desidera lavorare con i bambini o intraprendere un percorso nell’ambito sanitario, rappresenta davvero un’ottima scelta, ricca di sbocchi e capace di offrire molte opportunità nel mondo del lavoro. Non mi resta che ringraziare di cuore la mia scuola e tutto il personale scolastico per le numerose esperienze che mi hanno permesso di crescere e di realizzare i miei sogni.

SAVINO DELLORCO

Ci sono luoghi che, più di altri, sanno diventare casa. Per me, l’Istituto Nicola Garrone, oggi IISS Léontine e Giuseppe De Nittis, è stato proprio questo: un rifugio, un ponte verso il futuro, una seconda famiglia. Mi chiamo Savino Dellorco e ho avuto la fortuna di trascorrere lì cinque anni che porto ancora cuciti addosso, anni in cui ho frequentato l’indirizzo professionale grafico, diplomandomi nell’anno scolastico 2020/2021, senza immaginare davvero quanto tutto ciò mi avrebbe formato. Oggi ho 24 anni, ho scelto di proseguire i miei studi laureandomi in “Lettere, sapere umanistico e formazione” presso l’Università Telematica Pegaso e sto costruendo, giorno dopo giorno, il mio percorso professionale e personale. Nulla di ciò che sono, però, sarebbe lo stesso senza quel tratto di strada fatto tra quei corridoi pieni di vita. È lì che ho imparato a conoscermi, a fidarmi dei miei passi, a capire quale direzione volessi intraprendere. I miei ricordi più belli non sono fatti di un solo momento, ma di un’atmosfera intera: l’odore dei libri a settembre, le risate durante l’intervallo tra compagni e professori, le confidenze scambiate nei cambi d’ora, la serenità che provavo entrando ogni mattina in quelle aule luminose, respirando giorno dopo giorno sempre più aria di casa. Cinque anni in cui si percepiva sempre qualcosa di speciale, un’aria pulita, educativa, che mi ha fatto crescere nel modo più naturale e, allo stesso tempo, più profondo possibile. In quegli anni ho incontrato docenti che non si sono limitati a insegnare, ma hanno lasciato un segno; tra tutti, in particolare, il professor Francesco Calò e la professoressa Maria Pia Doronzo che hanno sempre creduto in me, spronandomi costantemente, come farebbero dei genitori nei confronti di un proprio figlio. C’è stato anche chi mi ha regalato una parola di incoraggiamento, chi mi ha sostenuto nei momenti di insicurezza, chi mi ha fatto scoprire passioni che non sapevo di avere. Alcuni insegnamenti non si trovano nei libri: sono nelle frasi dette a bassa voce, negli sguardi che ti dicono “ce la farai”, nella fiducia che ti viene donata quando ancora non sai donartela da solo. È proprio grazie a quelle giornate, a quei compagni di classe, a quella scuola, che ho iniziato a intuire quale strada volessi percorrere. Non è stato un lampo improvviso, ma una somma di piccoli momenti: un compito andato meglio del previsto, un professore che ha creduto in me fino alla fine, un argomento che mi ha fatto sentire vivo. È lì, tra quei banchi, che ho iniziato a comprendere chi fossi e cosa volessi diventare. Se potessi parlare al Savino di allora gli direi di non avere fretta, di fidarsi del tempo e di godersi ogni singolo giorno, perché quegli anni, così semplici e pieni, non tornano più. Ai ragazzi che oggi camminano in quegli stessi corridoi direi di vivere la scuola come un dono, non come un obbligo: fatevi ispirare, fate domande, non abbiate paura di sbagliare o di affrontare il dubbio e il rischio, perché è proprio lì che si cresce davvero. L’Istituto Nicola Garrone, oggi Léontine e Giuseppe De Nittis, non mi ha solo istruito: mi ha formato. Ha costruito le fondamenta della persona che sono oggi, insegnandomi a pensare, a osservare, a credere nelle mie possibilità. Mi ha regalato un pezzo di cuore e uno sguardo nuovo sul mondo. Ed è lì che, in una sorta di ringraziamento per tutto ciò, ho lasciato un pezzo di me, della mia anima, così da poter avere per sempre una seconda casa in cui entrare, sentirmi vivo, accolto, sentirmi sempre a casa. Ed è per questo che, oggi come allora, non posso che dire grazie: grazie per i cinque anni più autentici della mia vita, grazie per l’aria buona che ho respirato, grazie per avermi insegnato a diventare me stesso. E, lo ammetto, se potessi tornare almeno per un giorno tra quelle mura, lo farei senza esitazione. Tornerei a respirare quell’aria buona, a rivivere quei silenzi e quelle risate, a sentire di nuovo quel senso di casa che solo quella scuola sapeva darmi. Perché certi luoghi non li lasci mai davvero: restano dentro, pronti a ricordarti chi sei stato e quanto ti hanno aiutato a diventare ciò che sei oggi.

MIRYAM SALVEMINI

Mi chiamo Miryam Salvemini e ho frequentato il Liceo Artistico, conseguendo il diploma nell’anno scolastico 2021/2022. Oggi ho 22 anni e studio Fashion Design alla NABA di Milano. Sto scrivendo la mia tesi, l’ennesimo sforzo, l’ultimo ostacolo prima di raggiungere il traguardo della laurea. Forse è proprio questo il bello dei traguardi: arrivano sempre con un misto di stanchezza e gratitudine, come se ogni passo, anche il più faticoso, avesse senso solo guardandolo indietro. Sono una studentessa fuorisede: lasciare la mia città e imparare a vivere da sola non è stato semplice, è stato un gesto di coraggio, certo, ma anche di paura. Ancora oggi non so definire pienamente chi sono: dentro di me convivono contraddizioni continue. Sono determinata ma insicura, ingenua e attenta, solare ma a volte cupa, premurosa ma anche bisognosa dei miei spazi. Sono un paradosso vivente, ma ho imparato a non volerlo risolvere, bensì ad abitarlo, perché è proprio lì, tra la forza e la fragilità, che scopro chi sono davvero. Se penso al liceo, ricordo la sensazione di essere sospesa tra sogni e realtà, tra il desiderio di correre avanti e la paura di sbagliare. Ricordo le risate con gli amici nei corridoi, le discussioni in classe con i compagni e quei piccoli momenti di libertà e gioco durante le gite scolastiche, che sembravano infiniti. C’erano giorni in cui tutto sembrava possibile e altri in cui anche respirare sembrava complicato, ma ogni passo, anche il più incerto, faceva parte di un percorso più grande. Durante quegli anni ho avuto la fortuna di sentirmi davvero parte di una comunità e di contribuire in modo concreto alla vita della scuola. Due progetti in particolare hanno lasciato un segno indelebile. Il primo, “Il gioco della memoria”, per la Giornata della Memoria, mi ha permesso di ricordare le vittime della Shoah e di riflettere sul potere della memoria come impegno collettivo. Raccontare la storia non è solo ricordare: è scegliere di non voltarsi dall’altra parte. Ho realizzato un memory con carte da gioco che ripercorrevano l’orrore della Shoah, con l’intento di ricordare le vittime e trasmettere alle nuove generazioni ciò che Anna Frank ha voluto insegnare nel suo diario: «Quel che è accaduto non può essere cancellato, ma si può impedire che accada di nuovo.» Il secondo progetto, “Con ali di sogni”, è stato un viaggio tra parole, immagini e realtà. Abbiamo unito arte e filosofia, dialogando con Magritte, Gertrude Stein e Wittgenstein, scoprendo come il linguaggio possa cambiare il modo in cui vediamo il mondo. È stata un’esperienza di condivisione, creatività e crescita e, alla fine, il nostro impegno è stato premiato con il primo posto e un invito al Politecnico di Milano. Ricordo ancora il mio gruppo, emozionato e felice, accanto alle professoresse Bianca Consiglio e Francesca Musciagna: un’immagine che ancora oggi mi riempie di orgoglio e gratitudine. Se chiudo gli occhi e ripenso a quegli anni, sento ancora il paradosso che mi accompagna oggi: incertezza e determinazione, paura e coraggio, fragilità e forza. Guardando indietro, capisco che quegli anni non erano solo il mio passato, ma il primo filo di una storia che continua a tessersi giorno dopo giorno. Sono tanti gli insegnanti che riconosco come punti fermi nella mia crescita personale. Mi hanno dato molto, circondandomi di affetto in questi cinque anni, aiutandomi a ragionare e insegnandomi a essere critica, anche mettendo in discussione me stessa. Questo mi ha permesso di crescere culturalmente e di sviluppare un forte senso civico. Negli anni, le difficoltà legate al Covid sono state notevoli: la distanza ha compromesso molto il rapporto docente-studente, che dovrebbe essere costruito guardandosi negli occhi, mettendosi a nudo ogni giorno. Ricordo uno dei tanti messaggi della professoressa Federica Rizzo, che durante tutti i cinque anni del liceo mi è stata accanto in maniera significativa; cito testualmente: “Carissima Miryam, leggi con attenzione quanto ti scrivo perché ti servirà per la vita. Nessuno di noi è al 100% ogni giorno, per cui bisogna dosare le proprie forze in base agli impegni. Non cercare sempre la perfezione. Accontentati ogni tanto di fare il minimo per non farti cogliere impreparata e poi, quando serve, dai il meglio. Solo così si taglia il traguardo. Ricorda queste mie parole.” Ancora oggi continuo a scontrarmi con la ricerca della perfezione, ma sono più consapevole che essa non lascia spazio alla crescita, all’imprevisto, alla bellezza del cambiamento: devo imparare a essere più proiettata verso la ricerca della passione e della curiosità. Alcune scelte decidono della nostra vita, ad esempio la scelta del tipo di studi. Dobbiamo scegliere, per così dire, “al buio”, senza poter prevedere tutte le conseguenze. Più si procede nell’esistenza, più le scelte determinano il nostro futuro e la nostra personalità, aprono porte ma ne chiudono altre, definitivamente. Alla mia età forse non ho ancora fatto scelte decisive, ma già quella della scuola superiore o dell’università è tra queste. La nostra esistenza è fatta di scelte e, di fronte ad esse, ci sentiamo spesso paralizzati, perché abbiamo paura delle conseguenze che queste comportano. Sin da piccola pensavo di voler frequentare un liceo artistico. Durante la terza media ho valutato anche l’opzione del liceo musicale, perché avrei voluto approfondire lo studio del violino, ma sentivo che non avrebbe soddisfatto pienamente i miei desideri. Così, seguendo l’amore per l’arte e con la razionalità della mia giovane età, ho scelto ciò che mi suggeriva il cuore. Durante il quinto anno ho dovuto prendere una decisione importante: scegliere quale facoltà universitaria frequentare. Ho sempre amato tutto ciò che riguarda l’arte, il colore, la forma, la bellezza delle cose create dall’immaginazione umana. Ricordo ancora un quaderno ad anelli pieno di bozzetti che disegnavo a dieci anni: abiti, linee, stoffe immaginarie che prendevano vita sulla carta. Forse è stato lì che ho capito che la mia strada sarebbe stata quella del Fashion Design. La moda per me è movimento, design e architettura insieme: mostra al mondo chi siamo e chi vorremmo essere, racconta storie attraverso i tessuti. Così, quando è arrivato il momento di scegliere, ho seguito quella passione che non mi ha mai abbandonata. Se potessi dare un consiglio alla me di qualche anno fa e ai ragazzi che oggi frequentano la scuola, direi di non arrendersi mai, di non lasciarsi spaventare da un brutto voto, da un errore, da una delusione. In quel momento sembrerà la fine del mondo, ma non lo è mai davvero. C’è un’enorme differenza tra fallire e imparare, e spesso sono proprio i momenti più difficili a cambiarci davvero. Anche quando tutto sembra confuso, continuate a camminare. Ho sempre pensato di non essere abbastanza, ma ogni passo, anche quello sbagliato, vi porterà esattamente dove dovete essere. Non abbiate fretta di capire tutto subito: la vita non è una corsa verso un traguardo perfetto, ma un percorso fatto di tentativi, errori e scoperte. E se mai vi troverete a dubitare di voi stessi, ricordatevi di guardare indietro, a quei corridoi, a quelle aule, a ciò che avete imparato lì, non solo tra i libri, ma tra le persone, nei sogni, nelle piccole cose che vi hanno resi un po’ più voi. E ricordate anche le parole della professoressa Marida Bonadies, dedicate a me e ai miei compagni prima della maturità: “Se decidete di essere felici per davvero, probabilmente lo sarete, a prescindere da tutto.” Ci sono luoghi che non smettono mai davvero di appartenerci, e il liceo artistico che ho frequentato è uno di quelli. Quando ci penso, non mi vengono in mente solo i banchi o le lezioni, ma le persone, i silenzi, i piccoli momenti in cui, senza rendermene conto, stavo diventando me stessa. È lì che ho imparato che l’arte non è soltanto creare qualcosa di bello, ma un modo per capire il mondo, per dare forma a ciò che non si riesce a dire a parole. Quella scuola mi ha insegnato a guardare con attenzione, a fermarmi sulle sfumature, a cercare il senso anche dove sembra non esserci. Mi ha insegnato che la creatività nasce dalla curiosità, dall’imperfezione, dal coraggio di sbagliare. Oggi, mentre studio Fashion Design, sento che tutto è partito da lì. Il liceo mi ha dato radici e ali: radici per ricordare da dove vengo e ali per avere il coraggio di volare verso ciò che ancora non conosco. E forse crescere significa proprio questo: imparare a portare con sé tutto ciò che ci ha formati, anche quando si diventa qualcuno di nuovo.

FRANCESCA LAVIGNA

Mi chiamo Francesca Lavigna e ho frequentato l’Istituto Professionale Nicola Garrone, indirizzo Servizi Socio-Sanitari. Mi sono diplomata nell’anno scolastico 2019-2020, un anno strano e particolare, che non dimenticherò mai per tanti motivi. Oggi ho 24 anni e sono laureata in Scienze del Servizio Sociale. Sono iscritta all’Albo degli Assistenti Sociali – Sezione B e a novembre ho conseguito la laurea magistrale in Innovazione Sociale e Politiche di Inclusione. Inoltre, da poco ho iniziato il Servizio Civile Universale presso i servizi sociali del Comune di Andria. È un percorso che mi ha cambiata tanto, mi ha fatta crescere e mi ha aiutata a capire davvero chi sono e cosa voglio fare nella vita. Tra i tanti ricordi, uno di quelli più vivi è legato agli anni trascorsi nella sezione D, la classe sperimentale, la prima digitale dell’istituto. All’inizio era tutto nuovo e un po’ strano: niente libri o quaderni cartacei, tutto si faceva sull’iPad, con quelle custodie di gomma blu e arancione che ricordo ancora benissimo. Era qualcosa di diverso, che ci ha subito messi di fronte a un modo nuovo di imparare. Un altro ricordo molto forte è legato ai giorni dell’orientamento nelle scuole medie. Per me, che ero molto timida, è stata una sfida, ma anche un’occasione per mettermi in gioco e scoprire capacità che non pensavo di avere. E poi il quinto anno, quello del Covid. Ricordo perfettamente il momento in cui apprendemmo dai social che le scuole avrebbero chiuso: eravamo a scuola e stavamo seguendo il corso OSS, e mai avremmo immaginato che quello sarebbe stato l’ultimo giorno. Tutti pensavamo fosse una situazione temporanea, invece non siamo più tornati, se non per l’esame di Stato. Il 17 giugno 2020, giorno del mio esame, è una data che porterò sempre con me: mascherine, gel ovunque, distanze, cartelli per i percorsi, un solo accompagnatore. Ero la prima della mia classe ad affrontare l’orale: c’era ansia, paura, ma anche la consapevolezza che si stava chiudendo un ciclo durato cinque anni. Era tutto diverso da come lo avevamo immaginato, ma è stato comunque emozionante e indimenticabile. Ho avuto la fortuna di vivere una continuità con i docenti, cosa che ci ha permesso di creare legami veri. Essendo una classe sperimentale, siamo stati seguiti con costanza, e questo ha davvero fatto la differenza. Ci sarebbero tanti nomi da citare, perché ho incontrato insegnanti che hanno creduto in me, mi hanno spronata, aiutata e sostenuta anche nei momenti più difficili, sia quelli della mia sezione sia quelli conosciuti durante laboratori ed eventi scolastici. Se oggi sono arrivata fin qui è anche grazie a loro, al loro impegno e alla loro dedizione. Un consiglio che mi sento di dare ai nuovi studenti è di non vedere i docenti come “iene inferocite”: ogni rimprovero, ogni osservazione è un insegnamento per il futuro. Da studenti magari non si capisce, ma col tempo si dà valore a tutto questo. La verità è che al quinto anno non avevo ancora le idee chiare. Avevo provato il test per le professioni sanitarie, che non ho superato, e oggi dico: per fortuna, perché col senno del poi ho capito che non era la mia strada. Avevo una seconda opzione: Scienze del Servizio Sociale. L’ho scoperta grazie alla professoressa Sabatelli e alla professoressa Stella Confalone che ci hanno parlato spesso di questo corso, molto vicino al nostro indirizzo. Mi sono informata, ci ho riflettuto e ho capito che l’idea di aiutare gli altri mi aveva sempre attirata, fin da bambina. Oggi posso dire con certezza che è stata la scelta giusta: sentire di poter fare la differenza nella vita delle persone mi rende orgogliosa e felice ogni giorno. Alla me stessa di allora direi di non avere paura di sbagliare, né di sentirsi “meno degli altri”, di buttarsi sempre. Ogni esperienza proposta dalla scuola, anche quelle che sembrano inutili o lontane da sé, può diventare un’occasione per crescere, conoscersi meglio, migliorarsi. E poi di non farsi influenzare dalle scelte degli altri, ma di seguire se stessi. Se a un certo punto si cambia idea, va bene lo stesso: non si è in ritardo e non si sta facendo una gara. Non si deve dimostrare nulla a nessuno, se non a se stessi. Per me il Garrone ha significato tanto, davvero. Venivo da una situazione scolastica complicata, perché sono dislessica e purtroppo in passato questo veniva visto come un problema. Sentirmi dire spesso che ero “diversa” mi ha portata, per un periodo, a crederlo davvero. Oggi, però, posso dire che quella che un tempo pensavo fosse una debolezza è diventata una qualità. Non mi vergogno più di parlarne: al contrario, cerco ogni giorno di sensibilizzare e aiutare altri ragazzi che si trovano nella stessa situazione. È anche da qui che nasce l’amore per la mia professione: dalla voglia di fare in modo che nessuno si senta sbagliato o inadeguato solo perché ha bisogni diversi. Al Garrone ho trovato insegnanti che hanno saputo guardare oltre e che mi hanno aiutata a trovare il mio metodo di studio. E soprattutto devo dire grazie a mia madre, la mia prima vera sostenitrice, come mi ricordavano sempre anche la professoressa Filannino e la professoressa Ceto. Lei ha sempre creduto in me, anche quando io facevo fatica a farlo. Grazie a lei e grazie ai docenti straordinari che ho incontrato in quei cinque anni, ho riscoperto il piacere di imparare. Ho costruito le basi per tutto quello che è venuto dopo: mi hanno dato fiducia, ascolto e opportunità, e per questo non smetterò mai di ringraziarli.

LUCIA LUANA DORONZO

Ciao, sono Lucia Luana Doronzo, ma tutti mi conoscono semplicemente come Luana, e sono un’ex studentessa di questo istituto. Nello specifico, ho frequentato l’indirizzo di Economia Aziendale presso l’ex IISS Nicola Garrone, oggi noto come IISS Léontine e Giuseppe De Nittis, dove mi sono diplomata nell’anno scolastico 2017/2018. Oggi ho 26 anni e, facendo un passo indietro nel tempo, posso dire di essere una persona completamente diversa dal punto di vista caratteriale ed estetico rispetto a chi ero allora: ho acquisito maggiore consapevolezza di chi sono e, soprattutto, autostima. Negli anni ho arricchito il mio bagaglio culturale, intraprendendo un percorso di studi per me estremamente stimolante. Ho dapprima frequentato il corso di laurea triennale in Lingue e Culture per il Turismo e la Mediazione Internazionale, studiando inglese, arabo e spagnolo, conseguendo la laurea nel 2023, per poi decidere di specializzarmi con il corso di laurea magistrale in Progettazione e Management dei Sistemi Turistici e Culturali, in cui sto per laurearmi. Ciò che mi rende più felice è sapere che mi sono auto-regalata un immenso tesoro seguendo questi corsi perché, così facendo, sono stata in grado di interloquire e interfacciarmi con persone provenienti da Paesi diversi, ciascuno con una propria cultura, oltre che tradizioni e lingue differenti, tra cui spagnoli, russi, argentini, bulgari, britannici, italiani, omaniti ed emiratini. Il ricordo più bello che conservo di quegli anni dell’adolescenza è sicuramente legato a un’esperienza molto significativa per me: la vita e lo studio a Londra nel 2015. Ricordo ancora tutto come se fosse ieri: fu indetto un bando che dava la possibilità di studiare nella città londinese con l’obiettivo di conseguire certificazioni linguistiche. Avevo appena compiuto 16 anni, era la mia prima esperienza all’estero e concorrevo “contro” studenti più grandi di me. Le mie aspettative non erano altissime, ma volevo fortemente rientrare in quei 15 posti disponibili. Arrivai prima: un bel traguardo, no? Conservo, inoltre, un dolce ricordo dei docenti di inglese che ho conosciuto durante il mio percorso scolastico in questo istituto, ovvero il professor Cotturri e le professoresse Rizzo, Cristallo e Capuano. Sono stati coloro che hanno accompagnato me e i miei ex colleghi alla scoperta della magica Londra, trasmettendomi soprattutto la passione per la materia che mi ha permesso di essere me stessa al 100%. Ho capito quale percorso intraprendere nel 2019, un anno dopo essermi diplomata. Ero un po’ indecisa sul da farsi, ma di una cosa ero certa: di quanto mi piacesse rappare le canzoni in lingua inglese con uno slang americano. Nel frattempo, avevo avuto la possibilità di conoscere persone marocchine, con cui avevo subito instaurato un legame profondo. Per questo motivo volevo saperne di più, abbattere i bias e gli stereotipi. La fame di conoscenza è un aspetto che mi ha sempre contraddistinta: la cultura non ha mai fatto del male a nessuno, anzi ritengo che sia uno strumento che libera da ogni tipo di catena. Se dovessi dare un consiglio alla “me” di allora, le direi di non demotivarsi e di avere più autostima, di sentirsi forte grazie alle proprie potenzialità e capacità. Ero troppo piccola e innocente per capirlo e mi lasciavo soggiogare dallo stereotipo sociale secondo cui “secchiona = non va bene”. Rivolgendomi ai ragazzi che oggi frequentano la nostra scuola, vi invito a non lasciarvi abbindolare dalle vostre insicurezze: siate più consapevoli di chi siete, focalizzatevi sui vostri punti di forza, credete in voi e master your craft, ovvero diventate maestri della vostra arte. Ascoltate il vostro cuore e la vostra mente: nessuno, all’infuori di voi, può conoscere ciò che vi frulla nella testa. La mia esperienza nella scuola mi ha permesso di fare introspezione e capire cosa davvero mi piacesse. Come detto, a scuola ero iscritta ad Economia Aziendale ma, nel momento in cui ho dovuto iscrivermi all’università, ho optato per Lingue, proprio perché in quegli anni ho coltivato quella passione.

ILARIA CARMELA BROGNOLI

Mi chiamo Ilaria Carmela Brognoli e ho frequentato l’istituto professionale indirizzo Servizi Turistici e Ricettivi, diplomandomi nel 2011. Oggi sono un’insegnante di ruolo alla scuola primaria e insegno su posto comune. Il 17 luglio 2025 ho vinto il concorso PNRR2, un traguardo che mi ha regalato una grande emozione. Ho 32 anni e ho conseguito la laurea in Scienze dell’Educazione nel 2014, la laurea magistrale in Scienze Pedagogiche nel 2017, un master nella metodologia ABA per bambini con autismo, e successivamente la laurea magistrale a ciclo unico in Scienze della Formazione Primaria nel 2022. Ho lavorato per sette anni come educatrice in tutti i gradi scolastici, dall’infanzia alla secondaria di secondo grado, e nel 2024 ho conseguito il TFA alla primaria presso l’Università di Bari. Oggi sono sposata e il 5 agosto è nata la mia prima figlia. Il ricordo più bello di quegli anni è legato alle amicizie, al Trinity, alle esperienze di scuola-lavoro con Pippoparty, alle feste e ai lidi balneari, e allo stage in crociera con il professor Castiglione, momenti che porto ancora nel cuore. Come dimenticare le tipiche frasi della professoressa Anna Ruscino, come “The curiosity killed the cats” o “A Stornarella a fare i pomodori vi devo mandare”: la porto da sempre con me e, quando ho saputo della sua scomparsa, ho provato un dolore immenso. Indimenticabili anche il professor Castiglione, il professor di francese Giuseppe Cristallo e la prof.ssa Monterisi Totti di scienze motorie. Sin dagli anni della scuola superiore ho capito che la scuola mi piaceva così tanto da voler intraprendere questo percorso anche nella mia carriera lavorativa. Ai ragazzi di oggi direi di lottare sempre per ciò che sognano e di non arrendersi alle prime difficoltà: oggi non è facile raggiungere i propri traguardi, ma se lo si desidera davvero, con impegno e determinazione, è possibile riuscirci. Grazie ai docenti incontrati e alle esperienze vissute ho scelto il mio futuro: è stato un percorso che mi ha fatta crescere tanto, aiutandomi a comprendere quanto lo studio sia fondamentale. Qualche anno fa sono tornata in questa scuola non più come alunna, ma come educatrice: ritrovare il mio dirigente e alcune docenti che un tempo erano state le mie insegnanti è stata una soddisfazione immensa.

GIACOMO D’AGOSTINO

Mi chiamo Giacomo D’Agostino e mi sono diplomato nel 2018 in Economia Aziendale. Oggi ho 27 anni e mi sono laureato in Lingue e Letterature Straniere, in particolare inglese e spagnolo. Ho scelto di trasformare la mia passione per le lingue in una professione: sono infatti un insegnante freelance di italiano per stranieri e di lingue straniere e gestisco la mia attività come libero professionista. I ricordi più belli di quegli anni sono tanti. Sicuramente il viaggio a Londra per il Trinity College, che è stato il primo passo verso un percorso internazionale. Subito dopo il diploma, l’esperienza Erasmus+ ha rappresentato una svolta per la mia crescita personale. Non dimentico poi la Fiera del Levante, dove con il progetto Juta Art abbiamo simulato l’azienda Black 747: un’esperienza formativa e divertente allo stesso tempo. Ho bei ricordi anche delle attività di orientamento a cui ho partecipato, sia in entrata sia in uscita, aiutando altri studenti a conoscere meglio il nostro istituto, allora ancora chiamato Nicola Garrone. Un docente che mi ha particolarmente ispirato è stato il professor Cotturri. Grazie a lui ho coltivato la passione per l’inglese, ho ottenuto una certificazione linguistica a Londra e ho vissuto una straordinaria esperienza lavorativa di tre mesi a Plymouth. È stato lui a incoraggiarmi a uscire dalla mia comfort zone, a viaggiare e a fare esperienze in autonomia. Quell’incoraggiamento ha aperto tante porte e, soprattutto, ha acceso in me un amore per la lingua inglese che poi ho approfondito con gli studi universitari. Ho capito che volevo seguire questo percorso proprio dopo il diploma. L’indirizzo di Economia Aziendale mi aveva dato competenze preziose in diritto, contabilità e organizzazione d’impresa, che ancora oggi utilizzo nella gestione del mio lavoro autonomo. Ma grazie alle esperienze all’estero e al contatto con altre culture ho capito che il mio futuro non poteva essere solo dietro una scrivania: volevo lavorare con le lingue, con le persone e con la comunicazione. Se potessi parlare al mio “io” diciottenne, gli direi di essere paziente, temerario e più gentile con sé stesso. A volte sottovalutavo le mie capacità e pensavo che fosse impossibile affrontare certe sfide, ma ho scoperto che la scuola è davvero una palestra di vita: le difficoltà incontrate lì erano solo un allenamento per quelle del mondo reale. Ai ragazzi di oggi direi di seguire i propri interessi e le proprie passioni, anche quando non coincidono con le aspettative degli altri o con la strada apparentemente più sicura: la vita è troppo breve per non provare a inseguire ciò che ci motiva davvero. La mia esperienza al De Nittis ha influito profondamente non solo sul piano professionale, ma soprattutto su quello umano. Non sono stato “il migliore dei migliori”: ho avuto un percorso scolastico e familiare non semplice e ho persino perso un anno al secondo anno delle superiori, quando non avevo ancora chiaro cosa volesse dire studiare e costruirsi un futuro. Ero il classico ragazzo un po’ allo sbando. Eppure, guardando indietro, riconosco che proprio grazie alle esperienze vissute a scuola — i progetti, i viaggi, gli insegnamenti e il supporto dei professori — ho trovato la mia strada. Oggi lavoro con studenti da tutto il mondo, mi sono specializzato nella didattica per stranieri e insegno a tempo pieno l’italiano e la letteratura, quella stessa letteratura che a scuola faticavo a comprendere e che oggi amo profondamente. Se oggi mi sento realizzato è anche grazie a quegli insegnanti che hanno saputo sopportarmi e supportarmi nei momenti difficili: solo ora mi rendo conto di quanto sia stato importante il sistema scolastico nel mio percorso di crescita.

FLAVIA CARBONE

Mi chiamo Flavia Carbone e nel 2009 ho conseguito il diploma di Tecnico dei Servizi Turistici. Sono passati sedici anni da quando è finita la scuola e, in fondo, non sono cambiata poi molto da allora, almeno interiormente. Oggi ho 35 anni e sono laureata in Lingue e Letterature Straniere. Il ricordo più bello che ho di quegli anni è senza dubbio la sensazione di seconda casa che provavo non appena oltrepassavo il cancello: ero felice di andare a scuola, di stare con i miei compagni, di relazionarmi con i professori e di camminare per i corridoi. Mi sentivo nel posto giusto. L’insegnante che mi ha lasciato il segno è senza dubbio la professoressa Ruscino. Se avessi fatto l’insegnante, avrei cercato di essere come lei: unica, ironica, colta, sempre attenta alle esigenze dei ragazzi, mai banale. Non si limitava al mero insegnamento della sua materia, l’inglese, ma andava sempre oltre. Ha sempre visto in me qualcosa che io non riuscivo a riconoscere e mi ha spronato a non accontentarmi. La frase che più di tutte ha lasciato il segno in me è: “L’amore con l’amore si paga”, e racchiude tutta la sua persona. Da qualche anno siamo costretti a parlare di lei al passato, ma è sempre presente in ogni battuta, in ogni sonetto di Shakespeare e in un buffetto dato con amore. Non la dimenticherò mai. Dopo il diploma ero fortemente indecisa sul percorso di studi da intraprendere. Da un lato amavo la storia dell’arte e mi immaginavo un giorno in giro per il mondo tra musei e siti importanti; dall’altro le lingue straniere sono sempre state il mio punto di forza. Ho sempre amato l’inglese, la sua cultura e la sua letteratura, così come mi affascinava conoscere l’identità culturale e linguistica di Paesi diversi dal mio e da quello anglosassone. Dopo qualche settimana di indecisione, l’amore per le lingue e i consigli della mia professoressa del cuore mi hanno portata a scegliere Lingue e Letterature Straniere. Alla ragazza che ero tanti anni fa consiglierei di agire come ha sempre fatto, ma con un pizzico di coraggio in più, senza avere paura di osare. Ai ragazzi di oggi direi, prima di tutto, di essere brave persone, perché questo ripaga più di qualsiasi diploma o laurea. Consiglierei poi di vivere la scuola con curiosità, passione, voglia di fare e responsabilità, di amarla come la propria casa perché, in un certo senso, lo è davvero. Durante il tirocinio universitario sapevo già “fare”: alle superiori avevo avuto la possibilità di fare esperienze lavorative grazie all’alternanza scuola-lavoro.

FABIANA SARCINA

Mi chiamo Fabiana Sarcina e ho conseguito il diploma presso l’istituto professionale – indirizzo Servizi Socio-Sanitari nell’anno scolastico 2019/2020. Oggi sono una studentessa universitaria di 23 anni e a novembre conseguirò una laurea triennale in Tecniche di Laboratorio Biomedico. Nel frattempo, ho partecipato al concorso da VFI sia per l’Esercito Italiano sia per la Marina Militare e spero che anche questo sogno nel cassetto si realizzi. Durante i cinque anni trascorsi in quelle aule ho vissuto momenti indimenticabili ma uno in particolare resterà per sempre impresso nella mia mente. Durante l’ultimo anno l’istituto mi ha offerto la possibilità di trascorrere un periodo di PCTO all’estero, più precisamente a Bruxelles: è stata un’esperienza unica, il mio bagaglio culturale si è arricchito e la mia crescita personale è stata notevole. Sicuramente ognuno dei miei docenti mi ha insegnato qualcosa ma la professoressa Nuovo è stata colei che mi ha trasmesso il dono della costanza, della determinazione e dell’onestà. In lei mi sono sempre rispecchiata: severa al punto giusto, con qualche battuta sempre nel momento opportuno, sincera e attenta alle buone maniere prima di tutto. La sua celebre frase “ESSÒNO COSE BELLEEE” la porterò sempre con me, per sorridere sia nei momenti più belli sia per sdrammatizzare in quelli più difficili. La professoressa Nuovo non è stata una semplice insegnante di francese ma una vera insegnante di vita. La scelta universitaria intrapresa è stata chiara fin dal primo momento: la dedizione e la passione per le materie di indirizzo hanno rafforzato le mie idee e le attività di orientamento universitario offerte dall’istituto mi hanno aiutata a definire il mio percorso professionale. Ad oggi mi sento di dire che questa scuola mi ha dato tanto, sia personalmente sia professionalmente, e invito tutti gli studenti a saper cogliere e accettare qualsiasi opportunità che l’istituto propone, perché un giorno non potrete avere rimpianti.

GABRIELLA RICATTI

Ciao, mi chiamo Gabriella Ricatti. Ho frequentato l’IISS Nicola Garrone, oggi IISS Léontine e Giuseppe De Nittis, seguendo l’indirizzo Servizi socio sanitari e diplomandomi nell’anno scolastico 2012/2013. Oggi sono una mamma felice di 31 anni e, per occuparmi del mio bimbo, ho dovuto per un po’ mettere da parte il mio lavoro da educatrice, svolto per anni — da quando mi sono diplomata fino al 2023 — presso una scuola nido e dell’infanzia conosciuta proprio durante il mio percorso scolastico, attraverso il tirocinio formativo. Il mio rimpianto è quello di non aver proseguito gli studi, anche se sono consapevole che non è mai troppo tardi per farlo. Proprio per questo, uno dei consigli che oggi mi sento di dare ai ragazzi è di non fermarsi, di studiare, di essere curiosi e di informarsi sempre. Gli anni trascorsi nella mia scuola sono stati i più belli e spensierati e, ogni volta che riaffiorano i ricordi, sento dentro di me una grande nostalgia. Ho avuto docenti, chi più chi meno, unici nella loro unicità, e custodisco ricordi, belli e meno belli, di ognuno di loro. Tuttavia, la professoressa che porterò per sempre nel mio cuore è la professoressa Ruscino, insegnante di inglese, che oltre a essere preparata nella sua materia, era capace di cogliere le debolezze e le insicurezze in ogni sua alunna e trasformarle in un punto di forza. In me ha visto subito una timidezza che mi bloccava, rendendomi fragile agli occhi degli altri, ma ha creduto in me e ha capito che, in realtà, potevo e dovevo essere più sicura. Se oggi mi sento più forte e ho un carattere più deciso, è anche merito suo. Alle nuove generazioni il consiglio che posso dare è di non sprecare e non prendere con superficialità le opportunità, perché in futuro potrebbero diventare la loro professione.

IMMA BALESTRUCCI

Mi chiamo Imma Balestrucci, ho frequentato l’indirizzo Socio-Sanitario e mi sono diplomata nell’anno scolastico 2020/2021. Oggi ho 23 anni e mi sono laureata il 14 luglio 2025 in Scienze dell’Educazione e della Formazione presso l’Università di Foggia. Dietro questa scelta non c’è solo un titolo, ma una passione che porto dentro da sempre: il desiderio autentico di aiutare gli altri e, in particolare, i bambini. Quando sono con loro mi sento nel posto giusto. Mi emoziona vederli crescere, incoraggiarli quando inciampano nelle difficoltà, guidarli a scoprire il loro valore. Credo profondamente che ogni bambino abbia dentro di sé potenzialità straordinarie e il mio sogno è aiutarli a tirarle fuori, a credere in sé stessi e a non sentirsi mai “meno” di qualcun altro. Forse questa vocazione nasce anche dalla mia esperienza personale: da piccola, infatti, non sempre ho avuto fiducia in me stessa. A volte mi sentivo insicura, fragile, quasi invisibile, ma con il tempo ho imparato ad ascoltarmi, a darmi valore e a costruire, passo dopo passo, la mia forza interiore. È proprio questo percorso che oggi mi spinge a voler essere accanto agli altri, soprattutto ai bambini, perché nessuno dovrebbe sentirsi senza voce, senza sostegno o senza qualcuno che creda in lui. Il ricordo più bello che conservo degli anni delle superiori non è legato a un singolo episodio, ma a un insieme di esperienze che mi hanno fatta crescere giorno dopo giorno. Tra quei banchi non ho trovato soltanto nozioni e competenze: ho imparato a conoscere me stessa, a relazionarmi con gli altri, ad avere il coraggio di mettermi in gioco e a confrontarmi senza paura. La scuola, per me, è stata una vera e propria svolta. In quegli anni ho scoperto che con impegno e costanza ognuno può raggiungere i propri obiettivi e, soprattutto, ho capito che anch’io potevo farcela, che non ero da meno e che avevo la forza per realizzare i miei sogni. Tutti i docenti che ho avuto la fortuna di incontrare durante gli anni delle superiori hanno inciso profondamente sul mio percorso di vita. Ognuno di loro, con la propria preparazione e la propria umanità, mi ha trasmesso qualcosa che ancora oggi porto con me: non solo conoscenze, ma anche valori, incoraggiamenti ed esempi di dedizione e passione per il proprio lavoro. Tra tutti, però, la docente che ha lasciato un’impronta particolarmente forte nel mio cammino è stata la professoressa Caruso, la mia insegnante di igiene, che credo oggi sia ormai in pensione. Ricordo con chiarezza la sua capacità di comprendere la mia curiosità e il mio interesse per la sua materia. Non si è limitata a insegnare, ma ha saputo guardare oltre, spronandomi a dare sempre qualcosa in più, a non accontentarmi, a mettermi alla prova. Quelle parole di incoraggiamento, dette con sincerità e fiducia, sono state per me una spinta preziosa: mi hanno aiutata a credere nelle mie possibilità e a capire che, con costanza e impegno, potevo davvero crescere e migliorare. Grazie a lei ho imparato a non avere paura di fare un passo in più, e questo insegnamento continua ad accompagnarmi ancora oggi, in tutto ciò che faccio. Ho capito di voler intraprendere questo percorso sin da quando ho iniziato a sentire il desiderio di aiutare gli altri. Da sempre mi emoziona sostenere chi si trova in difficoltà, offrire ascolto, incoraggiamento e conforto. Credo molto nell’empatia e nella disponibilità: sono qualità che sento parte di me e che mi hanno guidata nella scelta del mio indirizzo socio-sanitario. La voglia di aiutare, sostenere e motivare chi ha bisogno è diventata così la bussola che mi ha portata a scegliere gli studi in Scienze dell’Educazione e della Formazione. Se potessi dare un consiglio alla me stessa di allora, le direi di avere più fiducia in sé stessa, di non sottovalutarsi e di non lasciarsi frenare dalla paura di non essere all’altezza, perché ogni passo, anche il più piccolo, è già un modo per crescere e avvicinarsi ai propri sogni. Ai ragazzi che oggi frequentano la scuola direi di non smettere mai di credere nelle proprie potenzialità. Anche quando sembra difficile, anche quando ci si sente stanchi o insicuri, non bisogna mollare. La scuola è un’opportunità unica, non solo per imparare nozioni, ma per scoprire sé stessi, mettersi alla prova e capire chi si vuole diventare. La mia esperienza nella scuola ha avuto un impatto profondo, sia sul piano personale sia su quello professionale. Dal punto di vista personale, quegli anni mi hanno insegnato a conoscere me stessa, a credere nelle mie capacità e a mettermi in gioco. Ho imparato a relazionarmi con gli altri, a confrontarmi con idee diverse dalle mie e a capire che ogni piccolo passo è importante per crescere. La scuola mi ha aiutata a scoprire il valore della costanza, dell’impegno e dell’empatia, qualità che porto ancora con me nella vita quotidiana. Sul piano professionale, l’esperienza scolastica è stata fondamentale: mi ha permesso di capire cosa mi appassiona davvero, di sperimentare le prime responsabilità e di scoprire che aiutare gli altri, sostenere chi è in difficoltà e incoraggiare chi ha bisogno era la strada che volevo seguire. Grazie agli insegnamenti e agli esempi dei docenti ho potuto orientare le mie scelte future, fino alla laurea in Scienze dell’Educazione e della Formazione. Questa esperienza, unita alla laurea appena conseguita, mi ha inoltre chiarito il percorso che desidero seguire: ho deciso di proseguire gli studi in Scienze della Formazione Primaria. Ho superato il test di accesso e sono molto grata dei risultati raggiunti, perché rappresentano la conferma che impegno, passione e determinazione portano sempre frutti concreti. Oggi posso dire con gratitudine che tutto ciò che ho vissuto nella scuola continua a guidarmi: ogni lezione, ogni sfida e ogni piccolo successo mi ha accompagnata nel costruire un percorso pieno di significato e di entusiasmo per il futuro.

LORETA GIORDANO

Mi chiamo Loreta Giordano e ho frequentato il corso di Promozione Commerciale e Pubblicitaria – Grafico Pubblicitario, conseguendo il diploma a luglio 2019. Oggi ho 25 anni e sono una UI/UX Designer e Graphic Designer. Nel 2022 ho conseguito la laurea triennale in Progettazione Artistica per l’Impresa – Graphic Design presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia e, successivamente, a marzo 2025, ho conseguito la laurea magistrale in UI/UX Design, completando così il mio percorso di specializzazione nel settore del design digitale. Più che un singolo ricordo, ciò che mi è rimasto più impresso degli anni scolastici sono i numerosi progetti e i corsi extracurriculari a cui ho avuto l’opportunità di partecipare. Grazie all’istituto ho potuto seguire diversi corsi di lingua e di informatica, che mi hanno permesso di arricchire il mio percorso formativo e personale. Ci sono stati diversi docenti dai quali ho tratto ispirazione e conoscenze preziose: grazie a loro ho compreso il valore del nostro lavoro e l’importanza di mettere passione in ogni progetto. Inizialmente ero più orientata verso il Liceo Artistico, ma le opportunità offerte dal corso di Grafica hanno presto catturato la mia attenzione. Con il tempo ho imparato ad apprezzare sempre di più questo ambito, fino a comprendere che era il percorso più adatto a me. Ho capito che l’unione tra arte e comunicazione pubblicitaria rappresenta una prospettiva contemporanea attraverso cui osservare e interpretare la realtà. Se dovessi dare un consiglio alla me del passato e ai ragazzi che oggi si apprestano a intraprendere questo percorso, direi di non demordere e di non cedere nei momenti di sconforto. Può sembrare un consiglio scontato, ma non lo è affatto: anche oggi, dopo anni di studi nel settore, mi capita di attraversare periodi difficili in cui tendo a sottovalutarmi e a pensare di “non saper fare nulla”. È proprio in quei momenti, però, che bisogna ricordare che sono le difficoltà a renderci più forti, permettendoci di rialzarci, crescere e trovare nuove ispirazioni. La mia esperienza nella scuola è stata determinante: mi ha aiutata a capire chi volessi diventare. È lì che ho scoperto la mia passione per la grafica e il mondo visivo, ma anche il valore dell’impegno e della perseveranza. Ogni progetto, ogni confronto con i docenti e con i compagni mi ha aiutata a crescere, a credere nelle mie capacità e a costruire le basi di quello che oggi è il mio percorso professionale.

SANTA VALENTINA DICANDIA

Ciao, mi chiamo Santa Valentina Dicandia e ho frequentato l’indirizzo Servizi socio sanitari, diplomandomi nel 2013. Oggi ho 31 anni e sono una docente che cerca il proprio posto nella scuola. Nel tempo ho conseguito diversi titoli per specializzarmi sempre di più nell’ambito delle disabilità e dei disturbi dell’apprendimento e del neurosviluppo. Ricordo perfettamente tutti gli anni trascorsi nella mia classe, ma uno in particolare è rimasto impresso nel mio cuore: il quarto anno, che ho vissuto con il pancione, perché nell’estate del 2012 è nato mio figlio. La mia scuola è stata un luogo accogliente e non giudicante, sempre pronta a trovare soluzioni adatte alle esigenze di ciascuno, anche quando erano temporanee. Due docenti in particolare hanno segnato profondamente il mio percorso: la professoressa Ruscino e la professoressa Cristallo. Con loro bastava anche non parlare, riuscivano a capire tutto, e una delle frasi che ripetevano più spesso era: “Fate valere i vostri diritti, il mondo là fuori è un’altra cosa…”. Fin da piccola sognavo che nella mia vita avrei fatto l’insegnante e la psicologa, e il percorso più affine a quelle che erano le mie aspettative era proprio il Tecnico dei Servizi Sociali. Alla me stessa di allora consiglierei di rifare tutto ciò che ho fatto, ma con una velocità maggiore e amplificando ancora di più le emozioni vissute. Ai ragazzi di oggi, invece, darei un consiglio sincero: non abbandonate la scuola, perché la cultura è libertà. La nostra scuola è sempre ricca di nuovi progetti pensati per farvi crescere e prepararvi alle esigenze del mondo esterno, perché fuori è davvero un’altra realtà. La vostra classe, i vostri professori e la vostra scuola, insieme alla famiglia, devono essere un punto di riferimento in cui trovare sostegno quando ne avete bisogno. La scuola ci fa sentire protetti, quasi in una dimensione ovattata, come se nulla potesse toccarci, ma dopo la maturità tutto cambia. Forse resteranno i rapporti, ma non ci saranno più le risate e le chiacchierate con il compagno di banco o con il professore che, dalla cattedra, chiede silenzio. Per questo motivo godetevi ogni momento e cercate di assimilare il meglio da ciascun docente. Il mio percorso di studi mi ha formata profondamente e ha modificato anche molti aspetti del mio carattere: senza lo studio della psicologia non avrei avuto quella solida base iniziale che mi ha permesso di affrontare il TFA e di ottenere tutti gli altri titoli che ho conseguito.

ALESSIO DIMASTROMATTEO

Ciao, mi chiamo Alessio Dimastromatteo e ho frequentato l’indirizzo Socio-Sanitario, diplomandomi nel giugno 2020. Oggi ho 23 anni e, dopo il diploma, ho deciso di proseguire con gli studi universitari: attualmente sono laureato in Ingegneria Biomedica e, al termine di questo percorso, ho deciso di continuare con una laurea specialistica. Se mi guardo indietro penso con molta nostalgia alle ricreazioni passate insieme ai miei compagni e alla leggerezza con cui affrontavamo ogni problema. Anche le uscite didattiche e i momenti condivisi prima delle festività sono ancora molto vivi nella mia memoria. Durante i cinque anni trascorsi nell’istituto ho avuto la fortuna di incontrare un collegio docenti straordinario: ogni professore, a suo modo, cercava di spronarci a dare il meglio. A posteriori posso dire che ogni rimprovero e ogni complimento ricevuto hanno contribuito a rendermi la persona che sono oggi. Sin da piccolo sono sempre stato appassionato di matematica, informatica e scienze in generale. Anche se inizialmente avevo scelto un percorso universitario più orientato verso l’ambito medico, la mia passione mi ha riportato all’ingegneria biomedica, che racchiude molti dei miei interessi. Da lì ho deciso di proseguire gli studi con l’obiettivo, un giorno, di diventare ricercatore. Se dovessi dare un consiglio al mio “io” di allora e ai ragazzi di oggi, direi di non vivere gli anni scolastici in modo passivo. Cercate di affrontare il percorso con leggerezza, ma senza disinteresse: se avete interessi che possono essere sviluppati attraverso attività scolastiche o extrascolastiche, cogliete ogni occasione. Anche se non avete intenzione di proseguire gli studi, sfruttate questo tempo non solo per imparare, ma soprattutto per costruire un vostro metodo di apprendimento e una coscienza critica. Imparate a ragionare in modo autonomo, senza subire influenze esterne. Un altro consiglio, legato alla mia formazione, è quello di acquisire almeno alcune competenze informatiche, fondamentali nella vita quotidiana, e di imparare almeno una lingua straniera da inserire nel vostro percorso. La mia esperienza nella scuola ha influito molto sia sul piano professionale sia su quello personale: mi ha permesso di arricchire il mio bagaglio di conoscenze e competenze, ma soprattutto di incontrare persone che oggi sono una parte importante della mia vita. Siamo cresciuti insieme, affrontando tutto fianco a fianco, e sono molto fiero delle persone che siamo diventate.

VALENTINA DIMONTE

Ciao, sono Valentina Dimonte, ho 31 anni e ho frequentato l’Istituto Nicola Garrone, conseguendo il diploma nel luglio 2013. Partecipare a questa rubrica è stata una proposta arrivata in modo del tutto inaspettato ed è stato come fare un tuffo nel passato, nella spensieratezza e nella gioia più pura, dove a dare vita alle giornate era anche un semplice “buongiorno, prof!”. Ripenso con affetto alle mie amate professoresse. Molti di voi forse non conosceranno, o avranno solo sentito nominare, la professoressa Ruscino: non era una semplice insegnante, ma molto di più. Fin dal primo anno mi ha insegnato il significato profondo del termine “donna”, perché, come diceva lei, esistono due tipi: le “femmine” e le “donne”. Noi dovevamo diventare donne, capaci, in futuro, di prendere decisioni autonome, senza dipendere dagli altri o lasciare che qualcun altro decidesse al posto nostro: donne complete, consapevoli, a tutto tondo. E questo anche perché eravamo una classe interamente al femminile. Un’altra figura fondamentale è stata la mia adorata professoressa Sabatelli, con la quale ho imparato cosa significhi davvero amare il prossimo, andare oltre e non fermarsi alle apparenze, perché a quell’età l’apparenza sembra essere tutto. E infine, ma non per minore importanza, colei che ci ha coccolate, consigliate, mandate a quel paese, ma soprattutto prese per mano: la professoressa Cristallo, il mio punto di riferimento; con lei accanto ero certa di ricevere sempre un sorriso, una parola di conforto e tanti rimproveri, ma soprattutto una mano che non ci ha mai lasciate, se non quando eravamo ormai pronte a spiccare il volo. Al mio “io” di allora dico grazie, perché ho vissuto la mia esperienza scolastica con amore, gioia e spensieratezza. Ai ragazzi di oggi voglio dire che gli ostacoli ci sono e ci saranno sempre, ma se avete anche solo una mano che si tende verso di voi, afferratela e non lasciatela andare, perché lì, tra quei banchi di scuola, ci sono mani preziose, e io ne sono certa. Oggi ho 31 anni, sono mamma di due splendidi bambini e faccio parte di un’associazione PDC, “Piedi Torti Congeniti”, perché in quegli anni trascorsi tra quei banchi ho capito che non esistono differenze e non ci sono barriere.

GIOVANNI PAPEO

Mi chiamo Giovanni Papeo e ho frequentato l’indirizzo Grafico pubblicitario digitale per la comunicazione visiva e web dell’IISS Léontine e Giuseppe De Nittis, diplomandomi nell’anno scolastico 2022/2023. Oggi ho 21 anni e sono un militare dell’Esercito Italiano. Ricordo con piacere l’intero percorso vissuto tra compagni, eventi e attività che hanno contribuito a formare la persona che sono oggi. Il merito va soprattutto ai docenti, per la loro capacità di coinvolgerci nello studio e nelle diverse esperienze proposte. Sono sempre riusciti a creare un clima sereno e stimolante, mettendoci a nostro agio e facendoci sentire parte attiva del percorso formativo, rendendo ogni giorno un’occasione per imparare qualcosa di nuovo, sia dal punto di vista scolastico sia personale. Durante gli ultimi anni di studio ho compreso di voler intraprendere il mio attuale percorso per un’ambizione personale: pur essendo sempre stato convinto della mia scelta scolastica, è stato proprio in quel periodo che ho capito ciò che desideravo davvero per il mio futuro. Il consiglio che darei al mio “io” di allora, e ai ragazzi che oggi frequentano la scuola, è di credere sempre in sé stessi e di non avere paura di sbagliare. Ogni esperienza, anche la più difficile, insegna qualcosa e aiuta a crescere. Vivete la scuola con curiosità e apertura, partecipate e lasciatevi coinvolgere, perché sono proprio quei momenti che lasciano il segno. Spesso non ci rendiamo conto di quanto quegli anni siano preziosi: sono la base su cui si costruisce il futuro. L’esperienza vissuta all’IISS Léontine e Giuseppe De Nittis ha avuto un ruolo fondamentale nel mio percorso, sia professionale sia personale: è stata una scuola che mi ha aiutato a scoprire le mie capacità, a sviluppare fiducia in me stesso e a comprendere l’importanza dell’impegno e della costanza.

KATIA FARANO

Mi chiamo Katia Farano, ho frequentato l’indirizzo “Servizi per la Sanità e l’Assistenza Sociale” e mi sono diplomata nel 2019. Oggi ho 25 anni, mi sono laureata in Scienze dell’Educazione e della Formazione nel 2022 e successivamente in Scienze Pedagogiche nel 2025. Attualmente lavoro come educatrice professionale e mi occupo di assistenza specialistica per gli alunni con disabilità proprio presso questo istituto. È stato davvero emozionante poter ritornare nella mia scuola dopo qualche anno e lavorare al fianco dei miei docenti: un’emozione indescrivibile. Durante i cinque anni vissuti qui ho fatto esperienze bellissime, che considero tra le più importanti della mia vita perché mi hanno formata profondamente. Ricordo ancora i primi giorni: ero molto timida, ma grazie a questo percorso sono cresciuta e maturata, superando tante insicurezze. Tutti i docenti hanno avuto un ruolo fondamentale nel mio cammino: ognuno di loro ha lasciato un segno, trasmettendomi valori e lezioni di vita. Una docente, in particolare, ha lasciato un’impronta profonda: la professoressa Ruscino. Ricordo ogni istante passato insieme, ogni consiglio, non solo in ambito scolastico ma anche personale, ogni suo rimprovero, la grinta e la passione che metteva ogni giorno nel suo lavoro. Anche dopo il diploma è sempre rimasta presente nella mia vita: per me è stata un punto di riferimento, non semplicemente una professoressa. Mi ha insegnato a fidarmi di me stessa, delle mie capacità, a non arrendermi mai e a vedere ogni errore come un’occasione per migliorare. Se potessi tornare indietro, vorrei rivederla per darle un forte abbraccio e ringraziarla. Ogni giorno, quando varco la porta della scuola per andare a lavoro, sento un po’ di malinconia: mi piacerebbe poter condividere con lei questa esperienza. Il percorso che ho scelto è sempre stato il mio sogno, custodito dentro di me fin da bambina, e spero un giorno di raggiungere pienamente questo traguardo, perché mi renderebbe molto fiera, soprattutto dopo tutti i sacrifici fatti. Il consiglio che darei alla me di allora è di credere fino in fondo in sé stessa, di non avere paura e di mettersi sempre in gioco, perché la paura passa ma i sogni non realizzati restano lì ad aspettarci. È importante anche avere pazienza con sé stessi, perché tutto arriva al momento giusto. Ai ragazzi che oggi frequentano questa scuola auguro di concentrarsi su sé stessi, su ciò che li appassiona davvero, e di non smettere mai di crederci, anche quando sembra impossibile. Godetevi questi anni, perché sono unici: riempiteli di esperienze, amicizie e momenti che vi aiuteranno a capire chi volete diventare, perché la scuola non è solo voti. L’esperienza vissuta in questa scuola ha influito profondamente sul mio percorso personale e professionale, aiutandomi a capire quale strada intraprendere nella vita e nel lavoro. Questa scuola mi ha dato la possibilità di scoprire cosa mi rende davvero felice e mi ha insegnato che passione e determinazione possono aprire qualsiasi porta.

MARGHERITA GARZILLO

Ciao a tutti, sono Margherita Garzillo, un’ex studentessa dell’IISS Léontine e Giuseppe De Nittis. Il percorso che sto per condividere con voi non è stato affatto semplice, tutt’altro. Eppure, se potessi tornare indietro, rifarei ogni singola scelta, senza cambiare nulla del cammino che mi ha condotta fino a qui. Ho iniziato le scuole superiori in un altro istituto, ma già al secondo anno ho sentito il bisogno di cambiare direzione: mi sono resa conto che quello che stavo facendo non rispecchiava ciò che desideravo davvero. Così, al terzo anno, ho deciso di iscrivermi all’istituto che oggi frequentate anche voi e, da quel momento, sono iniziati i tre anni più belli della mia vita. Mi sono diplomata nel 2020, in piena emergenza Covid. È stato un periodo complicato: didattica a distanza, esame di maturità in formato ridotto, tanta incertezza. All’inizio eravamo tutti spaventati, ma grazie al sostegno dei docenti e alla forza che abbiamo trovato dentro di noi siamo riusciti ad affrontare tutto nel migliore dei modi. Ogni singolo professore ha avuto un ruolo fondamentale nel mio percorso. Ognuno, a modo suo, mi ha lasciato un’impronta preziosa che porterò sempre con me. È stata proprio la scuola, insieme agli insegnanti che mi hanno seguito con impegno e passione, a ispirarmi nella scelta fatta dopo il diploma: proseguire gli studi. Così mi sono iscritta alla facoltà di Scienze dell’Educazione e della Formazione presso l’Università di Foggia. Il giorno successivo alla laurea ho intrapreso il mio percorso lavorativo in un asilo nido a San Ferdinando, iniziando a trasformare la mia passione in realtà. Durante quegli anni ho incontrato persone straordinarie, che ancora oggi porto nel cuore e che hanno arricchito profondamente la mia vita. La nostra scuola offre tantissime opportunità: iniziative coinvolgenti, pensate nei minimi dettagli, che vi consiglio di vivere fino in fondo. Ogni esperienza può lasciarvi qualcosa di unico, che vi accompagnerà ben oltre i corridoi dell’istituto. Ad oggi sto ancora lavorando sul mio futuro, cercando di capire cosa desidero davvero, e credo di essere sulla strada giusta. Non smettete mai di credere in voi stessi e nei vostri sogni, perché solo voi potete sapere davvero cosa può rendervi felici. Non abbiate paura di sbagliare o di cambiare rotta: ogni vita merita di essere vissuta pienamente, con coraggio e autenticità. Buona fortuna, adulti del futuro!

GRAZIA ANDREULA

Ciao! Mi chiamo Grazia Andreula e ho frequentato l’indirizzo per diventare Tecnico dei Servizi Sociali, diplomandomi nel 2013. Chi sono oggi? Nonostante siano passati tanti anni e dovrei definirmi una giovane donna, mi piace pensare di essere ancora quella ragazza seduta tra quei banchi di scuola, gli stessi dove siete voi in questo momento: una ragazza timida, a tratti timorosa del futuro, ma con tanta voglia di realizzare i propri desideri. Il più importante era diventare psicologa. E ci sono riuscita. Mi sono laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche e successivamente in Psicologia Clinica. Dopo un anno di tirocinio professionalizzante, ho studiato e sostenuto l’Esame di Stato, abilitandomi e iscrivendomi all’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi della Regione Puglia il 10 febbraio 2021. Quando qualcuno mi chiede quale sia stato il periodo più bello della mia vita, rispondo sempre: “gli anni delle scuole superiori”. Sono stati anni spensierati e ricchi di esperienze: i tirocini nelle diverse strutture, le certificazioni di inglese, l’ECDL e l’esperienza nel gruppo delle hostess e degli steward, hanno contribuito a rendere quel percorso unico e indimenticabile. E come non poter citare la professoressa Cristallo e la professoressa Ruscino, le nostre costanti e i nostri punti di riferimento per cinque anni. Ci hanno “bacchettate” con amore, spronandoci a raggiungere la versione migliore di noi stesse. Ambizione e indipendenza sono state le parole chiave che ci hanno trasmesso ogni giorno. Credo di aver sempre avuto una naturale propensione a interfacciarmi con i bambini e, più in generale, una forte empatia verso gli altri, con il desiderio di fornire sostegno e supporto. Tuttavia, la certezza concreta del percorso da intraprendere è arrivata proprio durante gli anni della maturità, quando ho dovuto scegliere come proseguire il mio cammino dopo il diploma. Se dovessi dare un consiglio alla me stessa di allora e ai ragazzi che oggi frequentano questa scuola, direi sicuramente di ascoltare il proprio cuore. Non permettete alle paure e ai pensieri intrusivi e irrazionali di prendere il sopravvento. Siate gentili, empatici e non restate chiusi nella vostra comfort zone. Mettetevi in gioco, fate esperienze, studiate e viaggiate: aprite le vostre menti. L’esperienza vissuta nella mia scuola ha influito tantissimo sul mio percorso personale e professionale, e di questo ne sono profondamente orgogliosa. Quando mi chiedono quale scuola abbia frequentato, a volte noto stupore o disappunto negli occhi della gente, ma sapete una cosa? Io sono orgogliosa di rispondere di aver frequentato il “Garrone”. Lo so che oggi il suo nome è cambiato, ma per me resterà sempre e solo il Garrone.

VALENTINA PETRUZZELLI

Mi chiamo Valentina Petruzzelli, ho frequentato l’indirizzo Socio-Sanitario e mi sono diplomata nel 2013. Oggi ho 31 anni e sono un’Operatrice Socio-Sanitaria (OSS). Da ben dodici anni lavoro con due bambini con disabilità, prendendomi cura di loro ogni giorno. I ricordi più belli di quegli anni sono tantissimi: le ore trascorse con gli amici a ridere, scherzare e chiacchierare, vivendo la scuola con leggerezza e spensieratezza. Ci sono due docenti che hanno lasciato un segno profondo nella mia vita. La prima è la professoressa Anna Ruscino: grazie a lei ho avuto l’opportunità di far parte del gruppo delle hostess, ma soprattutto ricordo la sua capacità di trasmettere tranquillità e sicurezza anche attraverso una semplice battuta scherzosa. Mi ha insegnato il significato delle parole educazione, rispetto, civiltà e, soprattutto, l’importanza di credere sempre in noi stessi. La seconda docente è la professoressa Maria Paola Cristallo, che devo ringraziare tantissimo perché ha creduto in me sin da subito. Era il mio punto di riferimento e mi ha fatto capire che non ero meno degli altri. Mi ha aiutata a credere di più in me stessa e, dopo tante “urla”, anche a essere più puntuale a scuola. Ho capito fin da subito quale fosse il percorso giusto per me: aiutare le persone in difficoltà mi faceva stare bene e mi faceva comprendere quanto esistano problemi ben più grandi nella vita. Il consiglio che darei alla me stessa di allora è di avere meno paura di provare a fare qualcosa: anche se va male non importa, l’importante è non vivere con il rimpianto o con il dubbio di non averci provato. È lo stesso consiglio che do ai ragazzi di oggi: provateci sempre, qualunque sia il percorso o l’idea che volete seguire. Cercate di andare avanti, di studiare, di diventare “qualcuno” e di non accontentarvi mai. La scuola ha influito molto sul mio percorso professionale grazie soprattutto all’alternanza scuola-lavoro, che rappresenta una grande possibilità di crescita: permette di imparare tanto, di comprendere l’approccio al mondo del lavoro e di capire quale strada si desidera intraprendere nella vita.

MARTINA DIBITONTO

Mi chiamo Martina Dibitonto, ho frequentato l’indirizzo Socio-Sanitario e mi sono diplomata nel 2014. Da quel momento la mia vita ha iniziato a riempirsi di paure, paure che per tanto tempo mi hanno bloccata e impedito di proseguire gli studi. Ho continuato a lavorare come babysitter e a offrire supporto scolastico ai bambini, mentre la vita andava avanti. Eppure, dentro di me, il sogno di laurearmi non si è mai spento. Qualche anno dopo ho provato ad accedere, tramite test di ingresso, alla facoltà di Professioni Sanitarie, ma senza successo. Ho continuato a lavorare, ma quel desiderio dentro di me diventava sempre più forte. Nel marzo del 2020 la mia vita è cambiata improvvisamente: ho perso una delle persone più importanti per me, mio padre. Lui desiderava tantissimo vedermi laureata. Per me era il mio principe. Da quel momento ho deciso di riprendere in mano la mia vita, di lasciare da parte le paure e di iniziare il percorso per diventare educatrice. In tre anni sono riuscita finalmente a realizzare il mio sogno, ma anche quello della mia famiglia e soprattutto di mio padre. Con determinazione ho proseguito gli studi e il 6 novembre 2025, a distanza di due anni, ho conseguito anche la laurea in Scienze Pedagogiche. Vorrei dire a tutti voi che bisogna inseguire i propri sogni senza mollare mai. Se si cade, ci si rialza più forti di prima. Se nella vita accadono cose che non possiamo controllare, dobbiamo trovare dentro di noi tutta la forza necessaria per trasformare una tragedia in un’ispirazione per andare avanti. Durante il mio percorso scolastico ho incontrato anche professori che non credevano in me e che si fermavano alle apparenze. Ed è proprio qui che tengo a dire una cosa importante: qualunque sia il giudizio degli altri, resterà sempre e soltanto il loro giudizio. Che siano professori, genitori, amici o familiari, non conta. Contano i vostri sogni e la vostra vita. Credetemi: solo così potrete essere davvero orgogliosi di voi stessi. Fortunatamente ho avuto anche docenti che hanno creduto in me, in particolare la mia amata professoressa Anna Ruscino, che mi ha sempre spronata a fare e dare di più. Sono sicura che oggi sarebbe orgogliosa di me. Ed è anche grazie a lei che è nata la mia voglia di diventare professoressa, per continuare a trasmettere ciò che lei ha insegnato a me. Oggi ho 31 anni e posso dire di avercela fatta, anche se la strada è ancora lunga. Continuerò a camminare, portando a termine ogni mio obiettivo. Lascio a voi questa mia storia, sperando che possa essere d’ispirazione. E vi lascio soprattutto un consiglio: non mollate mai e credete sempre in voi stessi.

ANDREA LOMBARDI

Mi chiamo Andrea Lombardi e mi sono diplomato nel 2021 all’IISS Léontine e Giuseppe De Nittis, indirizzo Grafica e Comunicazione. Oggi ho 24 anni e mi sono laureato in Interior Design presso lo IED. Il mio percorso si è concretizzato nel progetto di tesi VIVO, una struttura emergenziale pensata come un format posizionabile all’interno di una palestra, in un campo da basket di dimensioni mondiali, pronta all’uso entro 48 ore dall’evento e operativa per nove mesi, fino all’arrivo delle SAE. VIVO nasce per ridare dignità, sicurezza e socialità alle persone vittime di terremoti: non è solo un luogo, ma un vero e proprio spazio di comunità, pensato per far sentire le persone accolte e sostenute nei momenti più difficili della loro vita. I ricordi della scuola sono infiniti e ancora oggi mi accompagnano. Sono stati gli anni più belli della mia vita, circondato da professori che stimolavano la creatività e ci proponevano progetti innovativi. Ricordo con entusiasmo la ristrutturazione della nostra 5ªB, le giornate passate non solo tra lezioni teoriche, ma anche a parlare dei nostri problemi, dei traguardi raggiunti e delle sconfitte affrontate insieme. Le risate, le sfide, le ore trascorse a discutere idee o a lavorare a progetti condivisi: tutto questo ha lasciato un segno indelebile. Quegli anni mi hanno aiutato a capire chi ero, quali fossero le mie passioni e come trasformarle in qualcosa di concreto. I professori Filannino, Calò, Dimonte e Tripaldi sono stati fondamentali. Mi hanno accompagnato in ogni scelta, durante gli anni della scuola e anche oltre, aiutandomi a chiarire la mia strada e ricordandomi sempre chi fossi e quali fossero le mie passioni. Mi hanno insegnato che un insegnante non trasmette solo nozioni, ma anche fiducia, sostegno e ascolto nei momenti di dubbio. Mi hanno spinto a osare, a sperimentare e a credere nelle mie capacità anche quando io stesso ne dubitavo. Sarò loro debitore per sempre e li porterò sempre con me. All’inizio avevo intrapreso un percorso diverso, che poi ho capito non rispecchiare le mie potenzialità. La scelta dell’Interior Design è nata dal desiderio di unire tutto ciò che mi stava più a cuore: la grafica e la comunicazione, fondamentali per saper presentare e valorizzare un progetto, e l’arte, presente in ogni lavoro creativo. Ho compreso che tutto è arte, tutto è design e che il mio compito è unire passione, competenza e visione in qualcosa di concreto e reale. Al mio “io” di allora direi di non avere paura. Ai ragazzi che oggi frequentano la scuola direi di inseguire sempre i propri sogni, senza ascoltare chi vi dirà che il vostro lavoro non è vero, che non vi permetterà di arrivare a fine mese o che è poco retribuito. Non date ascolto a queste dicerie. Ogni cosa ha il suo tempo e, con dedizione, passione e costanza, tutti possiamo realizzare i nostri sogni. Ognuno sa chi è e cosa vuole fare: bisogna solo ammetterlo a sé stessi e, da lì, tutto diventa possibile. La mia esperienza nella scuola ha influito profondamente sia sul piano personale sia su quello professionale. Quegli anni mi hanno permesso di conoscermi, di scoprire le mie passioni e di sviluppare competenze concrete, ma anche di comprendere l’importanza della disciplina, del confronto e della resilienza. Senza quegli anni non avrei avuto il coraggio di affrontare l’università né di sviluppare un progetto come VIVO, che oggi ha un impatto reale sulle persone. La scuola è stata la base su cui ho costruito il mio futuro e le lezioni ricevute continuano a guidarmi ogni giorno.

GIUSEPPE MARTIRE

Mi chiamo Giuseppe Martire e ho frequentato l’indirizzo Graphic Design, diplomandomi nel 2018. Oggi ho 26 anni e lavoro come fashion designer. Dopo il diploma ho iniziato a lavorare come fotografo, ma a causa del Covid ho cambiato completamente percorso, avvicinandomi al mondo del fashion design. Questo cambiamento mi ha permesso di crescere sia a livello professionale sia economico. Il ricordo più bello di quegli anni è legato ai momenti in cui progettavamo grafiche per le aziende: erano esperienze che ci spingevano a metterci in gioco al 100%, con la speranza che il nostro progetto potesse essere scelto e valorizzato. Diversi docenti hanno lasciato un segno importante nel mio percorso. In particolare, ringrazio i professori Onofrio Capurso e Alessio Deluca, che mi hanno trasmesso le competenze fondamentali per iniziare a lavorare nel settore che ho sempre amato. Un ringraziamento va anche a tutti gli altri professori del mio anno scolastico, che mi hanno supportato e sopportato durante il percorso. Un grazie speciale va al professor Claudio Daloiso, che mi ha fatto appassionare alla fotografia e mi ha trasmesso la sua grande passione per questo lavoro. Ho capito di voler intraprendere questo percorso già durante gli anni delle scuole medie, grazie alle attività di orientamento per la scelta della scuola superiore. Al mio “io” di allora direi di credere di più in sé stesso e di non avere paura di sbagliare. Ai ragazzi di oggi consiglio di fare tesoro di ogni insegnamento, perché ogni esperienza, anche la più piccola, può rivelarsi utile per il futuro. La mia esperienza scolastica ha avuto un ruolo fondamentale nel mio percorso, aiutandomi a crescere sia umanamente sia professionalmente e fornendomi le basi necessarie per affrontare il mondo del lavoro.

ANGELA MAGLIOCCA

Ciao a tutti! Sono Angela Magliocca, ex alunna dell’allora IPSSCT Nicola Garrone, diplomata nel 2003 insieme ai miei compagni di avventura della gloriosa 5D dell’indirizzo turistico. Quando si è seduti tra i banchi di scuola, nel pieno dell’adolescenza, i sogni che attraversano la mente sono tanti e a volte confusi. Un giorno ascolti il professore di economia e pensi che da grande vorrai diventare un’esperta amministrativa, poi ascolti le lezioni di francese e sogni di trasferirti a Parigi, oppure sei in palestra a fare scienze motorie e pensi che… no, in quelle ore non mi passava per la mente di seguire la strada dello sport! Così erano i miei sogni durante gli anni delle superiori: confusi, ma anche pieni di speranza e positività. L’unica certezza che avevo, nonostante la giovane età e tanta inconsapevolezza, era che ogni docente e ogni esperienza vissuta in quell’istituto rappresentavano piccoli semi piantati quotidianamente nella vita di una ragazzina innamorata dello studio, delle lingue e delle materie umanistiche, completamente svogliata in matematica, ma perfettamente inserita in un contesto scolastico amorevole e stimolante dal punto di vista culturale e sociale. Ogni docente che ha accompagnato il mio percorso scolastico ha lasciato dentro di me insegnamenti che ancora oggi custodisco nel cuore. Quanta riconoscenza nei confronti del professore di francese Giuseppe Cristallo, del quale ancora oggi mi risuonano l’inconfondibile accento d’oltralpe e la sua precisa e scrupolosa attenzione alla grammatica francese. Ricordo la voce tuonante e sempre presente del professor Giuseppe Castiglione, con le sue lezioni di economia turistica, proprio negli anni in cui il turismo iniziava a diventare sempre più centrale nella società e che lui ci faceva toccare con mano attraverso gli stage nelle strutture ricettive. Indimenticabile anche la figura materna e rassicurante della professoressa Maria Vittoria Monterisi, che, nonostante la nostra avversione per la pallacanestro, riusciva sempre a trasmetterci qualcosa di prezioso, soprattutto attraverso i suoi abbracci e gli sguardi d’intesa nei corridoi della scuola. Un grazie che arriva fino al cielo va alla professoressa di inglese, di stimata memoria, Anna Ruscino. La sua cultura e l’amore per l’inglese, seppur profondi e altamente professionali, passavano in secondo piano non appena si accorgeva che un alunno aveva un problema personale o semplicemente era giù di morale. La sua ironia pungente e il suo accento british sono stati, a mio avviso, uno dei grandi vanti dell’IPSSCT Garrone. E questi sono solo alcuni dei professori che hanno lavorato per noi con passione e senso del dovere. Anche grazie a loro, oggi sono un’insegnante. Non passa giorno in cui, seduta dietro quella cattedra un tempo tanto temuta, forse oggi un po’ meno, io non ripensi ai loro atteggiamenti nei confronti della me studentessa, cercando di imitarli e di continuare, nel mio piccolo, la loro opera di “semina”. Ho scelto di essere insegnante di religione non solo per una scelta personale, ma anche perché lo studio delle materie umanistiche durante gli anni delle superiori è stato per me molto valido e formativo. All’epoca si susseguirono diversi professori di religione: a tutti loro va la mia stima. Ormai sono passati ventidue anni dal diploma e so che nella nostra scuola sono cambiate tantissime cose. Sono felice dei tanti cambiamenti positivi e arricchenti che continuano a renderla viva e attuale. Per questo, ai ragazzi che oggi frequentano o stanno per iscriversi a questo istituto, voglio dire che qui troverete tutti gli strumenti necessari per la vostra formazione culturale, professionale e umana. I professori e il mondo della scuola sono sempre dalla vostra parte: sappiate viverli al meglio. Sono certa che un domani anche voi sarete fieri di raccontare e tenere alto il nome di questo bellissimo istituto. I professori cambiano, le classi sono sempre diverse, le scuole si trasformano… ma, come mi hanno insegnato i miei docenti, una mente aperta e abituata a studiare è capace di affrontare la vita a testa alta. Buon cammino.
Angela Magliocca, della “gloriosa” 5D.

GIUSEPPE ARCIERI
Mi chiamo Giuseppe Arcieri e mi sono diplomato nel 2016 all’Istituto Professionale, indirizzo Promozione commerciale e pubblicitaria – ex “Nicola Garrone” (lo chiamo ancora così per abitudine). Oggi ho 27 anni e sono iscritto al Biennio della Laurea Magistrale in Cinema e New Media Art presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia, dove ho conseguito la Laurea Triennale.
Il mio ricordo più bello di quegli anni è legato ai miei compagni di classe: insieme abbiamo vissuto giornate indimenticabili, piene di divertimento, entusiasmo e creatività. Ricordo con grande piacere le lezioni di storia del professor Emanuele Junior Solofrizzo, che sapeva parlare con un linguaggio semplice e coinvolgente, andando spesso oltre l’argomento trattato e riuscendo a trasmetterci una vera passione per la materia. Un posto speciale nel mio cuore lo occupano anche le lezioni del professor Antonio Diviccaro, che ci ha fatto innamorare della storia dell’arte. E poi c’è la professoressa Monterisi: con lei le ore di educazione fisica volavano, perché riusciva a essere non solo un’insegnante, ma una vera maestra di vita.
Sin da bambino ho sempre avuto la passione per il cinema: mi nutrivo di pane e film! Amavo passare da un genere all’altro, dal western alla commedia italiana, fino ai grandi blockbuster americani. E poi mi divertivo a inventare storie con i miei pupazzi — forse è lì che è nato tutto.
Al mio “io” di allora direi di leggere e approfondire di più, e sicuramente di essere un po’ meno sventato. Ai ragazzi di oggi, invece, consiglio di essere curiosi, di andare oltre la superficie delle cose: in ogni dettaglio può nascondersi un tesoro. E aggiungo un invito: studiate i dipinti e i movimenti artistici, ricordando che la vostra scuola porta il nome di uno dei più grandi impressionisti del Novecento, Giuseppe De Nittis, e di sua moglie Léontine, una scrittrice straordinaria.
L’esperienza all’ex “Nicola Garrone” ha avuto un ruolo fondamentale nel mio percorso personale e professionale. Porto con me tanti insegnamenti e ricordi preziosi, come lo stage di fine anno presso l’agenzia di comunicazione ArtsMedia di Andria, che mi ha permesso di respirare da vicino il mondo della creatività.

ALESSIA DILERNIA
Mi chiamo Alessia Dilernia, ho frequentato l’Istituto Professionale indirizzo Servizi Commerciali e ho conseguito il diploma nel 2020 presso l’ex I.I.S.S. “N. Garrone”. Dopo, ho deciso di proseguire gli studi e, nel luglio 2023, ho conseguito la Laurea triennale in “Scienze dell’economia e della gestione aziendale” presso l’Università degli Studi di Foggia. Successivamente, ho proseguito gli studi per altri due anni, conseguendo la laurea magistrale in “Strategic Management”, erogata interamente in inglese presso la LUISS Guido Carli di Roma, che ho completato nel luglio 2025 Attualmente ho 25 anni e lavoro in una società multinazionale di consulenza da circa un anno e mezzo, la Deloitte S.p.A. Mi occupo principalmente di Controls Assurance e di miglioramento dei processi interni aziendali. Amo il mio lavoro perché ogni giorno è diverso, si imparano sempre cose nuove e si cresce tantissimo anche come persone. Uno dei momenti più emozionanti del mio percorso universitario è stato superare l’ultimo esame, sia della triennale che della magistrale. Quella sensazione di leggerezza, di felicità, di “ce l’ho fatta” è qualcosa di impagabile che, penso, non dimenticherò mai.
Durante gli anni trascorsi a scuola ho avuto l’opportunità di incontrare docenti che mi hanno lasciato un segno profondo e che hanno contribuito in modo significativo alla mia crescita personale. In particolare, la prof.ssa Mariapia Doronzo è stata una figura fondamentale per me, accompagnandomi dal secondo al quinto anno come insegnante di Economia Aziendale. Il suo modo di insegnare mi ha fatto comprendere quanto fosse importante conoscere il mondo dell’economia per capire davvero la realtà che ci circonda e imparare a costruire, con le proprie competenze, qualcosa di concreto. Lei ha creduto sempre in me e nelle mie potenzialità. Ricordo ancora oggi come, durante le lezioni, ci facesse entrare nel mondo reale, facendoci comprendere quanto fosse importante saper applicare concretamente le conoscenze acquisite. Mi ha insegnato a non accontentarmi mai e a fare sempre del mio meglio. Grazie a lei abbiamo avuto l’opportunità di visitare diverse aziende locali, esplorando realtà aziendali e imparando direttamente sul campo come teoria e pratica possano intrecciarsi. È così che ho capito cosa volessi fare “da grande”. Un ringraziamento speciale va alla prof.ssa Nunzia Natalia Morelli, che mi ha fortemente voluta nel team di Hostess & Steward della scuola sin dal mio primo anno. Con lei ho appreso il valore dell’impegno, della presenza e della professionalità, sperimentando sul campo cosa significhi lavorare in situazioni reali, sviluppando così maggiore sicurezza. Proprio grazie a quell’esperienza ho compreso anche l’importanza del lavoro di squadra, del sostegno reciproco e della collaborazione finalizzata al raggiungimento di obiettivi comuni, qualità che oggi porto con me nel mio percorso personale e professionale.
Credo che, se potessi tornare indietro, direi alla Alessia di allora di avere più fiducia in se stessa e nei suoi sogni, di impegnarsi sempre e, soprattutto, di non avere paura di sbagliare, perché è proprio dagli errori che si impara di più. Vorrei trasmettere questo consiglio anche ai ragazzi che attualmente frequentano la mia scuola. Anche se a volte sembra tutto difficile, con costanza e determinazione si possono raggiungere grandi traguardi, perché ogni piccolo passo conta.
Penso che la mia esperienza in questa scuola sia stata la base di tutto. Mi ha fornito solide basi, ma anche valori fondamentali come il rispetto, la curiosità e la voglia di migliorarmi sempre. Guardando indietro, mi rendo conto che tutto è partito da quei banchi e, ogni volta che ci penso, sorrido, perché so che da lì è cominciato davvero il mio percorso: un viaggio che auguro a ciascun ragazzo di intraprendere.

CLAUDIA MENNUNI
Mi chiamo Claudia Mennuni e ho frequentato l’indirizzo Servizi Socio-Sanitari (oggi Servizi per la Sanità e l’Assistenza Sociale), diplomandomi nel 2013. Oggi sono la Dott.ssa Claudia Mennuni, ho 31 anni e ricopro il ruolo di assistente sociale coordinatrice presso il centro diurno Casaluna, una struttura nata per offrire supporto alle persone con deficit neurologici dovuti a malattie neurodegenerative e, soprattutto, per sostenere le famiglie che ogni giorno affrontano queste sfide. Mi sono laureata in Scienze del Servizio Sociale nel 2019, mi sono abilitata alla professione di Assistente Sociale nel 2020 e nel 2022 ho conseguito un master in Epidemiologia e Telemedicina.
Non ho un solo ricordo che possa definire “il più bello”, perché gli anni trascorsi all’interno dell’ex IISS “N. Garrone” sono stati senza dubbio i più significativi della mia vita. Il mio percorso, iniziato con la timidezza che spesso mi frenava, mi ha profondamente cambiata: ha fatto emergere la parte migliore di me. La ragazza che un tempo a malapena alzava lo sguardo è diventata esuberante, determinata e appassionata di giustizia, un valore che, ancora oggi, guida la mia professione. Ho scelto di studiare legge perché, proprio in quegli anni, ho compreso quanto sia importante conoscere i propri diritti e doveri come cittadini: solo così possiamo essere persone libere. Diventare rappresentante di classe e poi di istituto è stato per me un grande motivo d’orgoglio e un’importante lezione di impegno e responsabilità.
Tra i docenti che hanno lasciato un segno indelebile nel mio percorso, ricordo con grande affetto la professoressa Ruscino. È grazie a lei se oggi sono la persona e la professionista che tutti conoscono. Mi ha insegnato ad essere curiosa, a inseguire i miei sogni, a rispettare il mondo in cui vivo e a impegnarmi per migliorarlo ogni giorno. Ma soprattutto, mi ha insegnato ad essere. La notte prima della sua scomparsa l’ho sognata: mi ha stretto in un forte abbraccio e poi se n’è andata. Il giorno seguente ho saputo che non c’era più, così come avrebbe voluto: in silenzio, senza far rumore. Le devo tutto ciò che ho conquistato e ciò che ancora conquisterò: tutta me stessa.
Ho capito di voler diventare assistente sociale durante la ex terza area professionalizzante. Ricordo una lezione tenuta da un’assistente sociale: rimasi affascinata da quella professione e le rivolsi tantissime domande su come fosse arrivata a svolgere quel lavoro e su cosa amasse di esso. La sua risposta è diventata anche la mia: “Il mio lavoro è complesso, impegnativo, poco remunerativo, ma è tutto ciò che mi rende migliore: combattere perché vengano riconosciuti i diritti fondamentali di chi vive situazioni di disagio, sostenere chi attraversa momenti di difficoltà e restituire dignità a chi l’ha perduta, diventando per loro un punto di riferimento nei momenti più duri.”
Il consiglio che darei alla me di allora è di non lasciarsi scoraggiare dalle ingiustizie e di non pensare solo ai voti, perché non siamo numeri. Là fuori c’è la vita reale, e chi semina, prima o poi, raccoglie. Ai ragazzi consiglio sempre di seguire i propri sogni: anche se a volte sembrano impossibili, sono proprio quelli che ci fanno sentire vivi. Noi siamo i frutti di ciò che abbiamo seminato ieri, quindi è importante scegliere con cura il terreno che decidiamo di coltivare e i semi che vogliamo piantare. Quei cinque anni di percorso mi hanno forgiata completamente, sia a livello personale che professionale. Dico sempre che sono nata lì, perché nei percorsi precedenti non mi riconosco più. Se oggi sono la persona che sono, lo devo a quelle quattro mura piene di amore, esperienze e lezioni, – non solo di matematica o di storia, ma di vita. Sarò per sempre grata.

MARIALISA LANOTTE
Mi chiamo Marialisa Lanotte e ho conseguito il diploma presso il Liceo Artistico nel 2016, all’interno della classe pilota. Otto anni fa ho scelto di frequentare una scuola di taglio e cucito con l’idea di indossare la mia arte. Successivamente ho sostenuto un colloquio per lavorare come addetta alle vendite in un brand di fama nazionale: ero inesperta e spaventata, ma grazie alle competenze sartoriali acquisite e alla mia naturale capacità comunicativa sono riuscita a trovare il mio spazio nel mondo della moda, in particolare nel settore sposa. Oggi sono responsabile del nuovo punto vendita nella mia città e porto con me un bagaglio ricco di esperienze, progetti e crescita personale. Mercoledì prossimo mi sposo con il mio fidanzato di sempre, dopo quindici anni di relazione. I miei anni di scuola sono stati speciali anche grazie a lui: ricordo ancora i fiori ricevuti in classe e la gioia condivisa con i miei compagni, un percorso che oggi continua con la stessa emozione di allora.
Conservo moltissimi ricordi meravigliosi legati agli anni del liceo, ma il mio preferito è sicuramente il tempo trascorso nel laboratorio di pittura e scultura. Era il momento in cui ci sentivamo davvero liberi: tra arte pratica, creatività condivisa e tante risate, quell’ambiente ci permetteva di esprimerci senza filtri e di creare legami autentici. Devo moltissimo ai miei professori, che porto ancora oggi nel cuore. Per un tratto del nostro cammino prendono quasi il posto dei genitori: con poche parole, ma scelte con cura, ci insegnano ciò che non si trova nei libri — la disciplina, il rispetto, l’amore per il prossimo. Per questo sento il bisogno di ringraziare profondamente la professoressa Fucci Rosalba, la professoressa Rizzo Federica, la professoressa Dileo Grazia, la professoressa Ricco Patrizia, il professor Rutigliano Francesco, la professoressa Dibenedetto Roberta e il professor Diviccaro Antonio. Ognuno di loro ha lasciato un segno prezioso nel mio percorso, contribuendo a formare la persona che sono oggi.
Sin da bambina sognavo di disegnare abiti da sposa. Non posso dire di aver realizzato appieno quel sogno, ma oggi sento di fare ciò che amo davvero: regalare emozioni alle donne, valorizzarle e accompagnarle in uno dei momenti più significativi della loro vita. Ho capito che questa era la mia strada durante la mia prima sfilata: l’adrenalina, l’energia che si respira in ogni dettaglio, la moda che si intreccia con l’emozione… e poi quel senso di appagamento a fine evento, quando sai di aver dato tutto e di aver contribuito a creare qualcosa di straordinario. È lì che ho compreso che questo mondo era fatto per me.
Alla me di allora direi di non sottovalutare mai ciò che si impara sui banchi di scuola: anche quello che sembra lontano dalla vita reale può tornare utile, soprattutto quando si ama l’arte. Chi vive di creatività ha bisogno di nutrirsi di conoscenza, tecnica e bellezza, e ciò che si impara grazie alla guida di un insegnante è un tesoro da custodire. Ai ragazzi di oggi voglio dire questo: non date nulla per scontato. Assorbite ogni insegnamento, ogni esperienza, ogni confronto. Siate curiosi, appassionati e grati per ciò che la scuola vi sta offrendo. Non sciupate le vostre capacità, credete in voi stessi ogni giorno. È da qui che comincia tutto. L’arte è ovunque, ogni giorno. Nella mia quotidianità lavorativa ho l’opportunità di metterla in pratica, dando libera espressione all’artista che porto dentro. Proprio in questo periodo ho partecipato a un nuovo training visual in azienda, un percorso formativo che mi ha riportato alla mente i corsi svolti durante gli anni di scuola. Nel mio tempo libero continuo a dipingere e disegnare: è il mio modo per liberare la mente e ritrovare felicità. L’arte resta il mio rifugio, la mia forma più autentica di espressione.

ALESSANDRO QUARTO
Mi chiamo Alessandro Quarto e ho frequentato l’IISS “Nicola Garrone”, indirizzo Servizi Commerciali, diplomandomi nel 2019. Ho 24 anni e mi sono laureato nel 2022 in Lingue, Culture e Letterature Moderne. Successivamente ho conseguito la laurea magistrale in Lingue e Letterature Moderne nel 2025, svolgendo una tesi sperimentale in francese sul Maghreb presso l’Università di Bari. Durante la magistrale ho avuto l’opportunità di partecipare a due programmi Erasmus a Parigi. Oggi sono assistente di lingua italiana in Francia, a Digione.
Uno dei ricordi più belli di quegli anni è sicuramente l’approfondimento delle lingue straniere, che mi ha permesso di vivere diverse esperienze all’estero, non solo a livello di viaggi ma anche accademico e professionale. Una docente che mi ha lasciato un segno è stata la professoressa Nuovo, insegnante di francese, che ho avuto il piacere di conoscere durante le ore pomeridiane dedicate alla preparazione per il Delf. Ho capito di voler intraprendere questo percorso verso la fine delle superiori, quando mi sono reso conto di non voler abbandonare lo studio delle lingue. Per questo motivo mi sono iscritto alla Facoltà di Lingue Straniere a Bari.
Uno dei consigli che darei al mio “io” di allora è di lavorare su se stessi, comprendendo le proprie passioni e capacità per sfruttarle al meglio sia in ambito scolastico e accademico, sia in quello professionale. Suggerirei anche di fare esperienze all’estero, perché aprono la mente e arricchiscono in modo unico. Ai ragazzi di oggi direi di non lasciarsi scoraggiare se un percorso richiede tanto impegno: la costanza e la curiosità portano sempre lontano.
La mia esperienza a scuola è stata molto utile, direi fondamentale perché mi ha fatto diventare una persona più forte e determinata, capace di affrontare situazioni diverse sia a livello professionale che personale. Mi ha aiutato a essere una persona intraprendente e sempre alla ricerca di nuove esperienze.

SIMONE SARCINELLI
Ciao a tutti! Sono Simone Sarcinelli, ho frequentato l’indirizzo commerciale presso l’IISS De Nittis (l’ex Garrone), diplomandomi nell’anno scolastico 2017/2018. Dopo gli studi economici, ho intrapreso un percorso che mi ha portato a diventare manager di strutture alberghiere. Ho sempre desiderato coniugare il viaggio con il lavoro e, oggi, a 26 anni, posso dire di esserci riuscito. Attualmente lavoro in qualità di Coordinatore Commerciale per una multinazionale di prestigio, la Marriott International. È un momento di svolta, poiché a breve assumerò una posizione manageriale presso una compagnia con sedi in Italia e negli Stati Uniti, a New York. Il mio percorso è la dimostrazione che i sogni, se perseguiti con tenacia, possono diventare realtà. L’idea di fare il commerciale è nata dalla mia natura empatica: credo che il commerciale sia, innanzitutto, questo — aiutare il prossimo, consigliare cosa è meglio per il cliente e per l’occasione che sta vivendo. Che si tratti di un matrimonio, di un evento o di un team building, il mio obiettivo è far sì che diventi un giorno indimenticabile.
Di quegli anni, i ricordi più belli sono senza dubbio legati alle ore passate con i compagni, ai professori e alle gite, che sono state un vero spasso. Il ricordo che porto più nel cuore è però quello delle giornate trascorse con i compagni, che oggi sono i miei amici di vita (un saluto speciale ad Angelo!). Non dimenticherò mai gli anni passati nella mia 5ª A: eravamo davvero fortunati a essere lì! I docenti sono stati unici. Fortunatamente, abbiamo incontrato professori che ci hanno incoraggiato e spronato. Ricordo con affetto il prof. Solofrizzo, docente di Italiano e le indimenticabili professoresse Morelli e Dicuonzo. Loro tre, in particolare, mi hanno lasciato un segno indelebile. All’inizio non ero una cima, ma le prof.sse Morelli e Dicuonzo hanno notato in me una piccola grafite e, lavorandoci, l’hanno trasformata in un diamante grezzo. Mi hanno aiutato a dare il meglio e mi hanno spronato a fare di più, un consiglio che ho trasformato in orgoglio e successo. Non smetterò mai di ringraziarle!
L’esperienza scolastica al De Nittis mi ha aiutato a emergere più come cittadino che come semplice studente, permettendomi di coltivare soprattutto le mie soft skills. La scuola mi ha fornito le figure giuste — i professori — che mi hanno aiutato a intraprendere la retta via, fatta di sacrificio, studio e felicità.
Il consiglio che darei al mio “io” di allora, e a tutti i ragazzi che frequentano oggi il De Nittis, è di non mollare e sorridere. Anche se a volte si soffre, alla fine si sogna. Mi ricollego volentieri a una persona che mi ispira, Pietro Mennea, e al suo messaggio di tenacia.
Un saluto a tutti, un caro abbraccio al mio De Nittis e spero di venirvi a trovare presto!
Con affetto, Simone ☀️

ANNA SACCINTO
Mi chiamo Anna Saccinto, ho frequentato l’indirizzo “Servizi Commerciali – grafica per la comunicazione visiva, pubblicitaria e web”, e mi sono diplomata nel 2019. Oggi ho 25 anni e sono laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche. Dopo il diploma ho deciso di buttarmi nel mondo del lavoro, ma non mi sentivo soddisfatta. Con tanto coraggio ho deciso di iscrivermi all’università e di iniziare un nuovo percorso, certa che mi avrebbe appassionata davvero. Non è stato sempre facile ma, passo dopo passo, sono riuscita a costruirmi un cammino che mi sta dando soddisfazioni e che sento davvero mio.
Il ricordo più bello, quando penso ai miei anni delle superiori, non è un singolo episodio, ma l’insieme dei momenti vissuti con i compagni: le risate tra una lezione e l’altra, la partecipazione al GEF, le ansie condivise prima di un’interrogazione. Momenti che, ancora oggi, ricordo con un sorriso e un po’ di nostalgia. Nel mio percorso scolastico ci sono stati molti insegnanti che hanno saputo credere in me, anche quando io stessa facevo fatica a farlo. Mi hanno insegnato che le difficoltà non devono fermarmi, ma spingermi a fare meglio. Nel corso degli anni scolastici, una serie di piccole tappe mi ha portata a capire quale percorso volessi intraprendere. Durante quegli anni ho iniziato a scoprire cosa mi appassionava davvero e cosa, invece, non faceva per me.
Se dovessi dare un consiglio alla me di quegli anni, sarebbe sicuramente: “Non avere fretta e non paragonarti agli altri. Ognuno ha i propri tempi e le proprie strade, ed è giusto così.” Agli studenti di oggi direi di vivere a pieno questo percorso, di imparare a conoscersi e di non lasciarsi mai frenare dalla paura di osare. La scuola è stata per me un punto di partenza importante: mi ha fornito non solo competenze tecniche, ma anche metodo, disciplina e capacità di lavorare in gruppo. Sono qualità che mi hanno aiutata sia nelle mie esperienze lavorative sia nella vita quotidiana.

DANIELE LIONETTI
Ciao, mi chiamo Daniele Lionetti. Sono passati circa cinque anni da quando mi sono diplomato (a.a. 2020-21), anche se sembra una vita fa. Ho frequentato il Liceo Artistico e, al triennio, ho deciso di proseguire i miei studi nell’indirizzo Grafica. Ad oggi sono laureato con lode in Design per la Moda all’Università L. Vanvitelli di Napoli e sto frequentando un master di primo livello alla Sapienza di Roma in Management, con l’obiettivo di diventare un Project Manager in ambito artistico e progettuale.
Ho un bellissimo ricordo dei miei anni al liceo e, potendo, li rifarei. Entrare al liceo dopo gli anni delle medie è stata una boccata d’aria fresca. Mi sono catapultato in un mondo che poteva sviluppare le mie potenzialità e mettermi alla prova attraverso le differenti opportunità ricevute: corsi pomeridiani, approfondimenti, periodi all’estero, partecipazioni a concorsi, ecc.
Di ricordi belli ne ho tanti, fortunatamente, e ci tengo a tenerli stretti con me. Più che un ricordo in particolare, posso citare l’esperienza più significativa: il PON di tre settimane a Edimburgo per approfondire la lingua inglese e ottenere la certificazione linguistica Cambridge di livello B2. È stata un’esperienza unica: la prima volta che viaggiavo all’estero e la prima volta che convivevo con altri ragazzi. Il divertimento e l’aspetto educativo non sono mai mancati, e questa è la cosa più importante. Come tutti, porto nel cuore alcuni docenti in particolare che hanno accompagnato il mio cammino: il prof. Lovino, la prof.ssa Rizzo e la prof.ssa Dileo. Ognuno per aspetti differenti, ognuno per caratteristiche differenti, ognuno come riferimento differente. Sono ancora in contatto con loro e, nonostante io viva fuori e girovaghi per il mondo da anni ormai, trovo sempre il tempo — quando torno a casa — di passare a salutarli. Anche loro, in qualche modo, fanno parte del mio concetto di “casa”, quel luogo dove tornare. Non starò qui a riassumere nel dettaglio, ma penso basti definirmi fortunato ad averli incontrati lungo il mio percorso.
Ho sempre avuto le idee chiare fin da piccolo su quali fossero i miei pregi e i miei difetti, così come i miei obiettivi e il modo per raggiungerli. Alla fine, ho solo ascoltato molto me stesso e seguito ciò che mi faceva stare bene, che mi stimolava e su cui avevo delle inclinazioni. Andando avanti con le decisioni, poi, la vita ti mette davanti imprevisti o ostacoli: a quel punto sta a te capire come affrontarli e come sfruttare ogni occasione a tuo vantaggio. Siate resilienti e intelligenti.
Non ho molti consigli da dare al me del passato: ritengo di aver dato tutto quello che potevo al tempo, anche se si può sempre fare di meglio. Certo, non aver preso quel sette in filosofia al terzo anno mi avrebbe permesso di affiancare la lode al mio cento… però “a win is a win”. Comunque, se dovessi dare un consiglio ai futuri studenti, sarebbe quello di chiedere sempre aiuto quando le cose si fanno difficili da sopportare o da raggiungere da soli. È segno di grande maturità e amor proprio chiedere aiuto quando se ne sente la necessità. Nella maggior parte dei casi, se non nella totalità, i professori sono vostri amici… dovete solo sapervela giocare bene quando serve (“if u know u know”). Inoltre, ascoltate voi stessi. Iniziate a farlo da subito, perché più si diventa grandi, più è difficile farlo. La scuola non è tutto, ma è essenziale affinché diventiate persone acculturate che ragionano con la propria mente e, in tempi come questi, è più che necessario.
Il Liceo Artistico che ho frequentato mi ha aperto tante porte e offerto tante possibilità di sviluppo accademico e personale. Tante iniziative, tante belle persone, tanti bei contesti. Tanta vita, tanta gioia. Anche qui non sono in grado di scrivere nel dettaglio da cosa nasce cosa, ma so dirvi che, quando vi sembrerà inutile, scoprirete poi che non lo è e sarete grati per ciò che avete creato. Sono grato per tutto quello che ho ricevuto e spero che voi, finito il vostro percorso, possiate sentire la stessa gratitudine che provo io per la scuola che ho frequentato.

AZZURRA PERSIA
Ciao, sono Azzurra Persia. Ho frequentato l’indirizzo Socio-Sanitario e mi sono diplomata nel 2012. Adesso ho 32 anni, sono realizzata professionalmente anche se faccio un lavoro “lontano” da quello che è stato il mio percorso di studi. Sono Capotreno per Trenitalia: ho vinto il concorso cinque anni fa. Ho un bellissimo ricordo dei miei anni passati a scuola, sono stati anni felici. Ho avuto la fortuna di imparare molto grazie alle tante esperienze diverse che ho potuto intraprendere. Sicuramente ciò che mi porto nel cuore sono i rapporti che si sono creati, i legami e gli insegnamenti personali. Ricordo le risate, le numerose trasferte durante “l’orientamento scolastico”, i tanti servizi hostess e le ore trascorse insieme. Ho tantissimi flash di piccoli momenti che porto sempre nel cuore.
Ho avuto la fortuna di conoscere colei che per me è diventata un esempio da seguire. In piena consapevolezza di una giovane donna posso affermare di essere stata fortunata nel trovare chi ha creduto in me in quegli anni così delicati, spronandomi a fare del mio meglio e insegnandomi a stare al mondo nel modo più giusto. La prof.ssa Anna Ruscino è stata il mio faro nel mondo degli adulti: dai banchi di scuola, al percorso post-diploma, fino alla vita vera. È stata un punto di riferimento sempre presente. C’è chi insegna una materia e chi ti insegna a essere un buon essere umano nella folla. Mi ha insegnato l’amore per la lingua, il senso del dovere, la libertà, a credere in me stessa, ad amare le persone che ci sono accanto, a capire quali sono le priorità nella vita e a lasciare andare ciò che non serve. Mi ha insegnato tanto, anche inconsapevolmente. Spero che almeno qualcuno di voi abbia la mia fortuna.
Il lavoro che svolgo è arrivato casualmente, con un concorso pubblico a cui ho partecipato grazie a requisiti specifici, tra cui la tipologia di scuola, il voto del diploma e le conoscenze linguistiche. La consapevolezza di ciò che ora faccio è venuta solo con il tempo, in itinere. È un lavoro di grande responsabilità: ci sono tanti aspetti che dall’esterno non si conoscono o comprendono. È molto dinamico, sono in costante contatto con la gente — e questo ha i suoi pro e contro — e quando inizio il servizio sono il “capo” di me stessa. Il mio lavoro mi piace, mi soddisfa e mi sprona, ma non c’è stata una ricerca consapevole a seguito di un desiderio. Nel frattempo, però, ho continuato gli studi, perché la mia azienda dà la possibilità di crescita professionale, ed è questo l’obiettivo che mi pongo ora. Pertanto, non ho mai scelto questo percorso, ma nella vita tutto si stravolge, cambia e si evolve.
Il consiglio che darei al mio “io” di allora, e a tutti i ragazzi, è quello di godersi tutto a pieno, di lasciarsi andare anche sbagliando e di non aver paura. Di studiare e cogliere ogni occasione che la scuola propone, perché sono le esperienze che formano maggiormente. Nella nostra società i voti sono importanti, anche per il futuro lavorativo, ma ricordate: noi non siamo un voto! Sicuramente ho appreso competenze personali importanti che oggi mi servono molto anche nel mondo del lavoro: l’importanza del rispetto delle regole, dei ruoli, dell’altro. Grazie ai corsi extracurricolari ho ottenuto certificazioni linguistiche che mi hanno facilitato sia nel percorso universitario che in quello lavorativo. Ho appreso nozioni e sviluppato competenze che mi hanno resa una professionista seria e una persona migliore rispetto all’adolescente che ero.

GIORGIA BUCCARDO
Mi chiamo Giorgia Buccardo e ho studiato presso l’IISS Léontine e Giuseppe De Nittis, frequentando il Liceo Artistico indirizzo Grafica. Mi sono diplomata nel 2020. Oggi sono una studentessa di Fashion and Fiber Art presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia; frequento il secondo anno di magistrale e sono prossima alla seconda laurea, prevista per marzo 2026. Ho 23 anni e spero di poter continuare a inseguire il sogno di lavorare nel campo della moda.
Gli anni trascorsi presso l’IISS Léontine e Giuseppe De Nittis rimarranno sempre impressi nel mio cuore: sono stati gli anni più belli, perché ho scoperto le mie più grandi passioni – tra le quali quella per il disegno – e, soprattutto, ho creato legami che continuano nel tempo. Ho molti bei ricordi di quel periodo, avendo partecipato a diversi eventi anche al di fuori della scuola, che mi hanno lasciato esperienze preziose. Probabilmente, la più bella di tutte rimane una delle notti bianche organizzate dal nostro istituto: in quell’occasione, tutti noi ragazzi del Liceo Artistico abbiamo dato vita a una sfilata in cui ciascuno indossava qualcosa creato da sé, sfilando lungo un piccolo corridoio del terzo piano, quello dedicato al liceo artistico. Ricordo perfettamente l’emozione di quando indossai la maglietta realizzata da me e sfilai lungo quel corridoio: i miei compagni e amici non smettevano di guardarmi e applaudire! Forse è stato proprio il legame tra le mie due più grandi passioni, la moda e l’arte, a rendere quella serata così magica.
Sono certa che più di un docente, in quei cinque anni, mi abbia lasciato qualcosa di importante. Ricordo in particolar modo la mia professoressa di inglese, la professoressa Rizzo, che è riuscita a farmi amare la sua materia, quando invece pensavo di odiarla. Il suo costante incoraggiamento a dare il meglio di me, sostenendomi sin dall’inizio, mi ha coinvolta così tanto che ho perfino partecipato al corso per ottenere la certificazione B1! Un’altra docente che mi ha dato tanto, anche se mi ha seguita solo per gli ultimi tre anni, è stata la professoressa Dileo, insegnante di grafica. Anche lei mi è stata di grande supporto, dandomi la possibilità di scoprire e sperimentare, rafforzando ulteriormente la passione per il disegno. Sono state proprio queste due professoresse, del resto, a complimentarsi con me dopo l’esame di maturità e a farmi il loro “in bocca al lupo” per il futuro. A loro sarò sempre grata. Sin da piccola, il disegno è sempre stato una mia passione: trascorrevo ore a disegnare e colorare. Sono sempre stata molto determinata e, a dire il vero, l’unico Open Day a cui ho partecipato durante gli anni delle scuole medie è stato proprio quello del Liceo Artistico! Ricordo ancora l’emozione di quando entrai nei laboratori e vidi tutte le opere dei ragazzi del liceo: capii subito che quella era la mia strada, era esattamente ciò che volevo fare anch’io.
Il consiglio che darei alla me stessa di allora è di seguire sempre i propri sogni e di non mollare mai, perché niente è impossibile e ogni sacrificio, con il tempo, viene ripagato. Darei lo stesso consiglio anche ai ragazzi che attualmente frequentano questo istituto: seguite i vostri sogni e soprattutto studiate, perché è importante; studiate perché un domani potrete fare la differenza; studiate perché il futuro appartiene a voi. Non fatevi mai influenzare da niente e da nessuno, ma seguite sempre le vostre passioni e portatele avanti senza paure, perché un giorno sarete fieri di ciò che avete costruito in questi anni, gli anni più belli della vostra vita.
Gli anni trascorsi in questo istituto sono stati fondamentali per me, sia dal punto di vista personale che professionale. Ho avuto la possibilità di partecipare a molti eventi e, soprattutto, ho avuto l’onore di far parte del gruppo Hostess e Steward dell’istituto. Questo gruppo rimarrà per sempre nel mio cuore, perché non solo mi ha aiutato a crescere in tanti ambiti, ma mi ha dato anche la possibilità di conoscere nuove persone e creare amicizie che durano ancora oggi. Con ognuno di loro ho condiviso momenti fantastici: ricordo in particolare quando, durante i servizi svolti insieme, trovavamo sempre un piccolo momento di svago, pochi minuti ma sufficienti per riunirci e ridere. Dal punto di vista professionale, questa esperienza mi ha trasmesso valori come la disciplina, il rispetto e la complicità, dandomi inoltre la possibilità di conoscere luoghi e persone importanti. Posso dire che, grazie a tutte queste esperienze, sono diventata la persona che sono oggi.

DEBORA DELVECCHIO
Mi chiamo Debora Delvecchio e ho frequentato l’indirizzo tecnico dei servizi sociali, conseguendo il diploma nel 2013. Oggi ho 31 anni, lavoro come educatrice, sono laureata in Scienze dell’Educazione e della Formazione e mi sto specializzando nel sostegno nella scuola secondaria di secondo grado.
Il ricordo più bello che porto con me degli anni delle superiori è il clima sereno che si respirava: mi sentivo parte integrante di un gruppo e i professori ci sostenevano costantemente, incoraggiandoci a seguire i nostri sogni e a credere nelle nostre potenzialità. Molti docenti mi hanno lasciato un segno, ma una frase in particolare è rimasta con me e ancora oggi, mentre sto per diventare loro collega, continua a guidarmi: “Credi in te stessa: se lo desideri davvero e lo vuoi con forza, puoi farcela.” Per dodici anni ho lavorato negli asili nido, un ambiente che amavo e che consideravo “il mio mondo”. Poi la vita mi ha portato a incontrare un bambino con la sindrome di West: quell’esperienza mi ha aperto nuovi orizzonti. Ho deciso di riprendere gli studi, laurearmi e continuare a specializzarmi. Ho scoperto quanto mi appassioni affiancare i ragazzi con bisogni educativi speciali, tanto che da tre anni lavoro in un centro dedicato a bambini con BES e DSA. A breve conseguirò la specializzazione per il sostegno e diventerò insegnante.
Alla me del passato – e ai ragazzi di oggi – mi piace citare una frase tratta dal film “Alla ricerca della felicità”, che è diventata il mio motto di vita: “Non permettere mai a nessuno di dirti che non sai fare qualcosa, neanche a me, ok? Se hai un sogno, devi proteggerlo. Quando gli altri non sanno fare qualcosa, dicono a te che non la sai fare. Se hai un sogno, vai e inseguilo. Punto.”
L’esperienza scolastica mi ha aiutata molto: grazie all’alternanza scuola-lavoro ho capito realmente quale fosse la mia strada. Ed è proprio da lì che è iniziato il cammino che oggi mi ha portata a crescere, cambiare e trovare la mia vera vocazione: essere accanto a chi ha più bisogno.

LUCIA LAPORTA
Mi chiamo Lucia Laporta, ho frequentato l’indirizzo socio-sanitario e mi sono diplomata nell’anno accademico 2020/2021. Il 5 novembre 2024 mi sono laureata in Scienze dell’Educazione e della Formazione presso l’Università di Foggia, con lode. Ho 22 anni e oggi mi considero una ragazza molto più sicura delle proprie capacità, con una grande voglia di crescere e di realizzarsi sempre di più. Ho avuto la possibilità di lavorare come educatrice, seguendo due ragazzi di quinta superiore e un ragazzo di terza superiore. È stata un’esperienza bellissima, che rifarei senza esitazione: ho preso a cuore le loro situazioni e le loro esigenze, riuscendo a lavorare con esiti positivi. L’affetto che mi hanno dimostrato mi ha fatto comprendere quanto io possa dare, non solo dal punto di vista didattico, ma anche e soprattutto umano.
Il ricordo più bello dei miei anni scolastici è legato al percorso di crescita personale che ho vissuto tra i banchi di scuola. Lo ricordo come un viaggio fatto di insicurezze, sorrisi, momenti di fatica e di soddisfazione. Rivedo le chiacchierate nei corridoi, le risate durante la ricreazione, le emozioni prima di un’interrogazione o di un compito importante. La scuola è quel luogo speciale che ci fa sentire al sicuro, ci protegge dalle difficoltà del mondo esterno e ci regala il privilegio di restare un po’ bambini. Forse per questo, dopo il diploma, nasce spesso il desiderio di ritornarci.
Ci sono stati docenti che mi hanno lasciato un segno profondo. Tutti i professori che mi hanno accompagnata dal primo al quinto anno sono stati validissimi, ma in particolare il professor Emanuele Solofrizzo ha avuto un ruolo determinante. Mi ha incoraggiata a credere in me stessa in un periodo in cui ero solo una sedicenne, piena di paure e insicurezze. Mi ha insegnato a non darmi mai per scontata e a impegnarmi per dare sempre il meglio. Grazie anche al suo supporto mi sono diplomata con 100/100. Lui ha visto in me un potenziale che io stessa non riuscivo a riconoscere e mi ha spronata a tirarlo fuori. Alla fine del quinto anno mi disse una frase che porto ancora nel cuore: “Fatti valere.” È quello che sto cercando di fare ogni giorno. Ho capito che tutti hanno un potenziale nascosto, anche chi ottiene brutti voti: forse non ha ancora imparato a credere in sé stesso e ha bisogno di qualcuno che lo stimoli. Per questo mi sento fortunata ad aver incontrato un professore come lui, perché senza i suoi insegnamenti probabilmente oggi non sarei la persona che sono.
Ho scelto l’indirizzo socio-sanitario perché sapevo che mi avrebbe dato la possibilità di lavorare a contatto con le persone e di aiutare chi si trova in difficoltà. Ho sempre avuto una predisposizione all’ascolto e all’empatia, e questo indirizzo mi è sembrato il più adatto per coltivare queste qualità e trasformarle in una risorsa per il mio futuro.
Se potessi dare un consiglio al mio “io” di allora, direi di godersi il percorso scolastico fino in fondo. Se avessi creduto di più in me stessa, avrei vissuto quei momenti con maggiore leggerezza e felicità. A chi oggi frequenta la mia vecchia scuola consiglio di sorridere, di condividere esperienze e di trasformare ogni giorno in un percorso di crescita. Direi loro di non vivere le interrogazioni come un momento di paura, ma come un’occasione per esprimersi, farsi ascoltare e dimostrare ciò che hanno imparato.
La mia esperienza nella scuola ha influito profondamente e in modo positivo sul mio percorso personale e professionale. Aver avuto professori appassionati e preparati mi ha stimolata a coltivare la mia cultura e i miei studi. Li ho presi come punti di riferimento e, grazie a loro, ho scelto di continuare il mio percorso universitario. Attualmente sono iscritta al corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria presso l’Università di Campobasso. Il mio sogno è insegnare nella scuola primaria, perché i bambini rappresentano il futuro ed è fondamentale dare loro basi solide, sostegno e valori autentici.
Vorrei insegnare anche nella scuola secondaria di secondo grado e, in futuro, all’università. Ho capito di voler insegnare quando un professore ha cambiato la mia vita: da quel momento ho compreso quanto i ragazzi della mia età fossero fragili, quanto avessero bisogno di essere ascoltati e compresi. Vorrei insegnare per restituire ciò che io stessa ho ricevuto: stimolare i ragazzi e far capire loro che un brutto voto non è la fine del mondo, che si può sempre ripartire da zero. Un voto non definisce mai il valore di una persona.
La scuola deve essere un rifugio, un luogo in cui esprimersi, crescere e imparare. Il mio obiettivo è accompagnare i ragazzi in tutte le fasi della loro crescita, non solo insegnando nozioni, ma soprattutto trasmettendo fiducia, motivazione e amore per lo studio. Vorrei che ogni studente sentisse di avere dentro di sé un potenziale unico e irripetibile, che capisse che nessun voto, nessuna difficoltà, nessun ostacolo può davvero definirlo. Spero che chi oggi frequenta la mia vecchia scuola impari a credere in sé stesso, a non smettere mai di sognare e a lottare con coraggio per i propri obiettivi.
Perché la scuola non è soltanto il luogo delle interrogazioni e dei compiti: è il posto in cui si impara a crescere, a conoscersi, a credere nel futuro. È il rifugio che ti prepara ad affrontare il mondo e il luogo dove si ricevono lezioni di vita.

LORENZA RAGNO
Mi chiamo Lorenza Ragno e mi sono diplomata al Liceo Artistico, indirizzo Grafica, presso l’IISS Léontine e Giuseppe De Nittis nel 2017. Ho 27 anni e, dopo il diploma, mi sono iscritta all’Accademia di Belle Arti di Foggia, indirizzo Pittura. Ben presto, però, ho capito che quella non era la mia strada. Nel 2019 mi sono quindi iscritta alla scuola di fotografia e cinematografia F. Project di Bari, dove ho potuto affinare le mie tecniche e imparare davvero quello che oggi è il mio mestiere: la fotografia. Questa passione mi accompagna da sempre, perché è la stessa di mio padre, ma è stato a scuola, con il prof. D’Andrea, che per me si è aperto un mondo: quello della fotografia di moda.
Oggi lavoro come fotografa freelance, specializzata in fotografia commerciale ed editoriale nei settori fashion, food e beauty. Nel tempo libero mi dedico anche alle illustrazioni digitali per progetti personali e, in mezzo a tutto questo marasma, mi occupo anche di graphic design. Ho fatto tanta strada e vissuto molte esperienze professionali, ma sono consapevole di essere ancora lontana da quella che considero una vera e propria realizzazione personale e professionale. Ci sto lavorando: un passo alla volta, con costanza e impegno, spero di raggiungere presto quel traguardo.
Non riesco a individuare un solo ricordo, perché ce ne sono davvero tanti. Credo di essere stata una di quelle persone che hanno vissuto la scuola a 360 gradi, soprattutto dal terzo al quinto anno, tra progetti pomeridiani, attività e iniziative varie. Ricordo con affetto i murales, i progetti di pittura, la giornata dell’arte, l’orientamento, la band della scuola… e potrei continuare. Sono frammenti preziosi che hanno costruito anni indimenticabili.
Più di un docente ha lasciato un segno in me, e voglio approfittare di questa occasione per ringraziarli. Mi piace pensare che quello che sto scrivendo sia come una pagina di ringraziamenti nella mia tesi di laurea. La prof.ssa Rizzo per me è stata una seconda mamma: quando la vedo o sento la sua voce, mi sento a casa. Lei è quella mamma che ti ama, ti avvolge e ti protegge, ma che sa anche essere dura e sincera. Più passano gli anni, più mi rivedo in lei. La prof.ssa Longo mi ha insegnato quella che oggi è la mia tecnica come digital artist. Mi ha tolto la paura di disegnare con la penna, quella paura di sbagliare, e mi ha insegnato ad accettare gli errori e trasformarli in un punto di forza. La prof.ssa Ricco mi ha dato tanto senza dire quasi nulla, anche solo mettendo un “-1” sulla tavola consegnata in ritardo. All’epoca non l’ho capita fino in fondo e mi dispiace, perché avrei voluto imparare molto di più da lei. La prof.ssa Grazia Dileo mi ha insegnato a stimolare la creatività anche dalle piccole cose. Il prof. Marano mi ha trasmesso la passione sfrenata per il proprio lavoro e mi ha insegnato che bisogna provarci sempre, senza preoccuparsi troppo dei risultati, perché l’impegno prima o poi ripaga. La prof.ssa Bonadies mi ha insegnato a lottare sempre con il sorriso. Ricordo perfettamente l’ultima cosa che mi disse qualche mese prima di andarsene: “Io ti vedo”. Una frase semplice, ma per me potentissima, perché nonostante gli anni passati lei ancora mi vedeva, come se silenziosamente seguisse i miei passi e mi dicesse: “Sei brava, continua così”. Il prof. D’Andrea mi ha aperto il mondo della fotografia documentaria e commerciale. È stata la vera scintilla che ha acceso in me questa passione, e sono convinta che avere un buon professore faccia davvero la differenza. Una parte dei miei successi, e gran parte di quello che oggi so fare, la devo a lui. I professori Picchierri e Carelli mi hanno insegnato ad amare la filosofia in modi diversi, ad aprire la mente e ad avere sempre fame di conoscenza: lui con fierezza e determinazione, lei con dolcezza e sensibilità. Ultimo, ma non per importanza, il prof. Lovino, che mi ha insegnato a “fare schifo con stile”, a prendere la vita con un abbondante pizzico d’ironia e a capire che un professore e un alunno possono essere davvero amici, pur mantenendo quel sottile velo di rispetto che separa i ruoli. Il pensiero che mi scrisse il giorno del mio esame orale è ancora appeso nella mia stanza e nel mio cuore. Grazie a tutti voi.
Ho capito di voler intraprendere questo percorso il giorno in cui sono entrata nello studio del prof. D’Andrea. Dovevamo realizzare degli scatti fashion per dei foulard dipinti a mano da studentesse della nostra scuola. Ricordo che mi mise in mano la sua macchina fotografica: era pesantissima, proprio come lo è la mia oggi. Nel momento stesso in cui ho guardato nel mirino, ho sentito che quella sarebbe stata la mia strada. Da lì è nata la mia passione per la fotografia, che si è intrecciata naturalmente con la grafica e l’illustrazione.
Il consiglio che darei alla Lorenza di allora, e a chi oggi frequenta questa scuola, è di essere affamati di conoscenza e di non accontentarsi mai. Credete in voi stessi e in ciò che fate. Non siate superficiali: andate a fondo, indagate la vostra interiorità attraverso l’arte. Create, sperimentate, sbagliate e ricominciate. Non abbiate paura. Sentitevi vivi e liberi, perché l’arte riempie e dà senso. Questi anni sono fondamentali: costruiscono le basi di ciò che sarete, sia che decidiate di diventare artisti, designer, architetti, insegnanti o altro. Non sprecate questa opportunità e vivetela con rispetto e gratitudine.
L’esperienza nella mia scuola ha influito profondamente sia sul piano personale che su quello professionale. Sono stati anni in cui ho ricevuto insegnamenti preziosi e in cui ho scoperto la mia vocazione per la fotografia. È stato lì che ho incontrato docenti capaci di vedere in me potenzialità che ancora non conoscevo e che mi hanno guidata con passione e dedizione. Ed è stato lì che ho avuto la mia prima esperienza concreta con la fotografia: l’inizio di un percorso che oggi rappresenta la mia vita.

ILARIA CAPOGNA
Mi chiamo Ilaria Capogna. Ho frequentato l’indirizzo Servizi Socio – Sanitari, oggi sostituito dall’indirizzo Servizi per la Sanità e l’Assistenza Sociale, diplomandomi nel 2013. Oggi ho 31 anni, sono laureata in Scienze Politiche del Servizio Sociale presso l’Università degli Studi di Bari e lavoro come assistente sociale in una cooperativa che si occupa di salute mentale.
Non ho un solo ricordo bello di quegli anni, per me la scuola è stata spensieratezza, amicizie, definizione e scoperta della mia persona. Ho imparato tantissimo in quel periodo. Ci sono stati insegnanti che sono stati per me delle vere guide di vita. La professoressa Cristallo e la professoressa Ruscino mi sono rimaste particolarmente nel cuore: oltre alle materie, insegnavano la VITA. Mi hanno insegnato a non arrendermi e sono sempre state presenti, anche quando i piccoli problemi adolescenziali sembravano ostacoli insormontabili. In realtà, sin da piccola ho sempre desiderato svolgere un lavoro che avesse come obiettivo quello di aiutare le persone. Sicuramente la mia scelta è stata rafforzata dai libri di scuola: psicologia, diritto dei servizi sociali e tutte le materie inerenti a questo percorso lavorativo non hanno fatto altro che alimentare la mia voglia di diventare ciò che sono oggi.
Alla “me” di allora direi: “Non accontentarti, rischia, buttati in cose nuove se ti fanno stare bene, anche se c’è il rischio che finiscano”. Ho passato troppi anni ad avere paura di uscire dalla mia comfort zone, paura di affrontare gli esami se non mi sentivo preparata al 100%, paura di cambiare lavoro o amicizie. Quindi, ai ragazzi che oggi leggono, voglio dire: so che molte cose vi sembrano difficili, paurose o impossibili da superare, ma un giorno vi guarderete indietro e capirete che erano solo ostacoli momentanei. Se avete sogni, ambizioni o idee, prendetevi sul serio e impegnatevi.
LAVORA OGGI PER IL TE DI DOMANI ❤️

ANNALISA FILANNINO
Mi chiamo Annalisa Filannino, ho frequentato l’indirizzo Servizi Socio-Sanitari (oggi Servizi per la Sanità e l’Assistenza Sociale), conseguendo il diploma nel 2013. Oggi sono un’operatrice socio-sanitaria, ho 31 anni e lavoro in una struttura per anziani. È difficile raccontare il ricordo più bello, perché ogni giorno è stato un mix di emozioni: ansie, paure, sfide, ma anche spensieratezza, risate e una grande crescita personale.
Due docenti mi hanno lasciato un segno profondo: la professoressa Ruscino e la professoressa Cristallo. Due donne meravigliose, veri punti di riferimento per me, mi hanno dato ciò che altri non sono riusciti a trasmettermi. La professoressa Cristallo, con le sue urla indimenticabili e la sua dolcezza, mi ha insegnato ad avere un grande cuore e ad aiutare sempre chi ne ha più bisogno. La professoressa Ruscino, con i suoi modi buffi e scherzosi, mi ha insegnato a credere in me stessa, a non arrendermi mai e a lottare per ciò che desidero.
Ho capito da piccola chi volevo diventare, in realtà, avendo in famiglia mia cugina con la sindrome di Down, ho sempre avuto una sensibilità diversa rispetto agli altri. Sento di poter aiutare chi ne ha bisogno, e farlo mi dà una soddisfazione enorme.
Al mio “io” di allora consiglierei di pensare di più al futuro: tornassi indietro, avrei sicuramente intrapreso l’università. Ai ragazzi di oggi consiglio di viversi questi anni al 100%, perché una volta finiti, credetemi, vi mancheranno tantissimo. Lasciate perdere i social, le apparenze, e concentratevi sulla vita reale e su voi stessi. Ponetevi un obiettivo e raggiungetelo!
Questa scuola mi ha dato un lavoro — cosa chiedere di più? Mi ha cambiata: sono cresciuta e sono fiera di ciò che sono. Forse troppo buona, è vero, ma con un grande cuore.

ILARIA CAMPESE
Ciao a tutti, sono Ilaria Campese. Mi sono diplomata al Liceo Artistico in Design Industriale nel 2018 e, da allora, la mia vita è un cantiere aperto, letteralmente. Chi sono oggi? Bella domanda. Rispondere implicherebbe un’evoluzione spirituale che il mio programma di rendering non ha ancora elaborato; in fondo, resto la stessa di anni fa. A quasi 27 anni divido la mia esistenza tra due grandi amori: la fotografia, diventata una professione da ben otto anni, e l’Architettura, che continuo a studiare con passione al Politecnico di Bari. A tal proposito, il traguardo è previsto per luglio: alla mia laurea siete tutti invitati! Se cercate il mio nome negli archivi del liceo artistico, probabilmente mi troverete ovunque: tra i progetti, nel Garrone Young Team, a cantare nella band della scuola o nel gruppo sportivo. In quegli anni non ho tralasciato nulla, tranne forse il concetto di “stare ferma”. Il mio carattere curioso mi ha spinta a esplorare ogni angolo della scuola e credo che la mia “schizofrenia professionale” tra fotografia e architettura sia nata proprio lì. Guardando indietro, non posso che ringraziare i professori che mi hanno supportata e, ammettiamolo, abbondantemente sopportata. Citarli tutti sarebbe un’impresa architettonica più complessa della mia tesi (che, ps, è in Scienza delle Costruzioni), ma sappiate che in ogni mio passo c’è un pezzo dei vostri consigli. Al professor Sguera, il mio mentore di progettazione per cinque anni: non dimenticherò mai lo sguardo con cui mi disse “Tu ce la fai”. All’epoca non sapevo se fosse davvero la mia strada ma avere qualcuno che ci credeva per me è stata la spinta fondamentale quando tutto sembrava un enorme punto interrogativo. Alla professoressa Rizzo devo un ringraziamento speciale per la pazienza infinita. Nonostante me la cavassi in quasi tutto, l’inglese per me era impossibile. Si meraviglierebbe non poco nel vedermi oggi passare le giornate “a speaking English”! Ai professori Marano e Lovino, i miei guru della matematica: di voi custodirò non solo le formule, ma soprattutto le lezioni di vita. Mi avete insegnato cosa significhi amare il proprio lavoro con la passione che vi contraddistingue. Alla professoressa Rosa Rosa, grazie per avermi trasformata in una campionessa regionale di orienteering: tra gare, allenamenti in campagna e giornate di scuola “strategicamente” saltate per sport, mi ha insegnato a trovare la strada. Alle professoresse Moschetta e Morelli va il mio grazie per tutte le esperienze fatte. Se il mio “monte ore” di alternanza scuola-lavoro era praticamente triplicato rispetto al normale, è tutto merito vostro. Mi avete trasformata in un’ottima organizzatrice di eventi e colloqui, praticamente un esercito in una persona sola. Un pensiero speciale va al professor Daloiso e alla professoressa Bonadies. Aver percorso un pezzo di questa avventura con la vostra guida, anche solo per un breve consiglio durante l’orientamento, è un regalo che porterò sempre con me. Custodirò il vostro ricordo con cura immensa. Come ho premesso, citarvi tutti sarebbe un’impresa titanica, ma ognuno di voi ha lasciato un segno. Grazie alla professoressa De Gioia, ai professori Diviccaro, Nasca, Ricco e Capurso: ognuno di voi è stato un pezzetto fondamentale, perché è tra quei banchi che ho capito che non dovevo scegliere una sola strada per essere felice, ma che potevo percorrerle tutte. Mi avete insegnato che essere “ovunque” non significa essere dispersi, ma semplicemente affamati di vita. Una parte di me ha sempre saputo cosa fare. Nella mia vita ho avuto delle costanti che non mi hanno mai abbandonata e la fotografia è sicuramente una di queste. Tuttavia, se non avessi frequentato questa scuola, quella passione sarebbe rimasta solo un istinto. Qui ho potuto scendere nei dettagli, apprendere la tecnica e, soprattutto, metterla in pratica. Come non citare l’esperienza che mi ha letteralmente ribaltato il mondo? Il mio mese a Bruxelles. È stata l’avventura più bella del mio percorso: l’esperienza più intensa e significativa della mia vita scolastica, capace di cambiarmi profondamente. Ritrovarmi proiettata in una realtà internazionale, gestire responsabilità nuove e confrontarmi con un contesto così dinamico mi ha aperto la mente in un modo che nessun libro avrebbe potuto fare. Le competenze apprese in quell’occasione mi sono ancora oggi utili. Tutto è nato qui. Se potessi tornare indietro nei corridoi di quel liceo e incontrare la me stessa di qualche anno fa, non le darei un consiglio complicato. Le sussurrerei semplicemente la stessa frase che mi è stata donata quando ne avevo più bisogno: “Tu ce la fai”. A tutti i ragazzi che oggi siedono tra quei banchi, a chi si sente schiacciato da aspettative che sembrano giganti, voglio dire lo stesso: voi ce la fate. Spesso gli ostacoli appaiono insormontabili solo perché li guardiamo troppo da vicino. Viviamo in un mondo che ci corre accanto e finiamo per sentirci perennemente in ritardo su una tabella di marcia che non abbiamo nemmeno scritto noi, o peggio, non all’altezza dei nostri stessi sogni. Non mollate. Non permettete alla paura di sbagliare di spegnere la vostra luce. Siate curiosi fino all’ostinazione, bramate questa vita con ogni fibra del vostro essere e non abbiate paura di tendere la mano per prendere tutto ciò che di bello ha da offrire. Non accontentatevi di esistere: scegliete di vivere a pieno. Se oggi sono così, se ho il coraggio di affrontare il mondo con un obiettivo in mano e un progetto sottobraccio, lo devo alla mia scuola. Qui mi è stata concessa una cosa rara e preziosa: la libertà creativa. Non sono mai stata un numero o un compito da correggere; mi sono sempre sentita compresa, ascoltata e spronata a essere esattamente chi volevo essere. Questa scuola non ha costruito muri intorno al mio talento, ma ha aperto finestre da cui guardare fuori.

ROSSELLA DIMATTEO
Ciao, mi chiamo Rossella Dimatteo. Ho frequentato l’Istituto Léontine e Giuseppe De Nittis, indirizzo socio-sanitario, fino al 2016, anno della maturità. Oggi ho 28 anni e ne ho fatta di strada, in tutti i sensi. Ho deciso di intraprendere gli studi universitari in Scienze Motorie, concludendoli nel 2021 con la laurea magistrale in Scienze e Tecniche delle Attività Motorie Preventive e Adattate. Nonostante questa scelta, non ho mai abbandonato la mia propensione per l’aiuto, l’ascolto e l’empatia verso il prossimo, così nel 2024, ho conseguito anche due specializzazioni per le attività di sostegno didattico. Oggi sono docente di sostegno e, quest’anno, anche referente sostegno in una delle scuole secondarie di primo grado di Barletta. Insegno per passione, perché ho avuto docenti che mi hanno insegnato prima di tutto a essere una persona, e poi anche una docente, presente, attiva, amorevole e gioiosa. Il mio ricordo più bello? È difficile dirne solo uno, anche perché i ricordi diventano davvero belli solo dopo aver maturato la consapevolezza che certi momenti non li rivivrai più. Il sorriso della professoressa Bonadies quando pronunciavi male una parola italiana o quando la lasciavi a metà senza concluderla; la tenerezza della professoressa Sabatelli che, anche senza parlare, ti faceva sentire compresa; gli occhi pieni di gioia e le battute frizzanti della professoressa Ruscino, o anche le sue urla quando qualcosa andava storto: sono immagini ancora vive dentro di me. E poi le attività di alternanza scuola-lavoro, come si chiamavano allora, presso gli asili nido, che mi hanno aiutata a capire cosa potesse piacermi davvero; e il fantastico corso da O.S.S., è stato meraviglioso. Grazie al mio impegno e alla mia curiosità ho vissuto la scuola a pieno. Partecipavo a ogni attività pomeridiana, dallo sport all’ECDL e infine allo studio che mi ha permesso di superare il test Trinity, grazie al quale sono stata, insieme ad altri alunni, a Londra per diciotto giorni. Quanto ci siamo divertiti! Il bello della costanza e dell’ambizione è proprio questo: non sai che ti stai regalando una vita piena di sorprese. Ogni docente mi ha lasciato qualcosa di sé. Ringrazio ognuno di loro per essere stato presente nei miei cinque anni scolastici. La professoressa Piazzolla, nostra amica, supporter, confidente e persona speciale, con la quale siamo state davvero una squadra. Il bene materno della mia cara professoressa Bonadies, di cui spero di portare tanti piccoli pezzi nel mio percorso di vita. La simpatia e la schiettezza della professoressa Divincenzo, con cui sono tutt’oggi in contatto per organizzare attività di volontariato sul territorio. Non posso nominarli tutti, ma sono davvero fiera di aver avuto professori che hanno amato e amano quello che fanno. Spero che anche gli attuali studenti se ne rendano conto. Dopo la scuola superiore non avevo le idee chiare, perché mi piaceva tutto. Tra le tante possibilità, la fisioterapia era una delle strade che mi attiravano di più, e la laurea in Scienze Motorie rappresentava l’inizio di quel percorso. Con il tempo, però, ho imparato ad amare profondamente gli studi in Scienze Motorie, perché li ho affrontati con uno sguardo diverso: quello dell’apprendimento. Ho compreso come il movimento incida su tutte le sfere della persona — cognitive, emotive e sociali. Siamo nati per muoverci, siamo nati muovendoci, ed è così che ho trovato la mia dimensione senza nemmeno saperlo. Mi sono formata come terapista Itard, studiando le disfunzioni cognitive e motorie, e cerco di integrare nel mio lavoro da insegnante movimento e pensiero, corpo e mente. Alla me stessa di dieci anni fa direi di lamentarsi meno, di annoiarsi meno e di viversi fino in fondo i bellissimi rapporti con i compagni di classe; di coltivare ancora e ancora il rapporto con i professori, perché sono il nostro punto di riferimento e sono lì per aiutarci. Questo messaggio vale per tutti coloro che oggi sono studenti: non sentitevi delle nullità per un voto basso, ma allo stesso tempo non vantatevi di voti sempre troppo alti. Non sappiamo tutto e, prima o poi, cadremo. Il modo in cui ho vissuto la scuola superiore mi ha permesso di costruire la mia identità. Sono stata scelta per l’orientamento nelle scuole medie e questo mi ha portata a lavorare molto su me stessa: imparare a presentare la scuola a tante persone, selezionare le parole, curare la mimica facciale, sembrare seria ma anche simpatica. Essere a stretto contatto con i professori, con altri studenti nei vari PON e diventare, per qualche anno, “la faccia del Garrone” ha accresciuto in me un forte senso di responsabilità e di fiducia, in me stessa e negli altri. Oggi mi sento ancora una bella persona perché, in realtà, ho avuto belle persone che hanno coltivato un piccolo seme rosso di nome Rossella, lo hanno innaffiato per cinque anni e poi ne hanno raccolto i meravigliosi frutti. So mettermi nei panni degli altri perché me lo hanno fatto sperimentare i miei professori; so essere onesta perché ho sbagliato tante volte e tante volte ho ricevuto note e richiami; so chiedere scusa perché ho imparato che non serve avere sempre ragione e che non esiste alcuna gara o competizione. Spero che nel mio percorso possano rispecchiarsi molti studenti e a loro voglio dire: sono anni difficili, tutto pesa e la scuola probabilmente non è il vostro primo pensiero a quell’età. Sappiate però che sono anni di crescita fondamentale per diventare persone piene: piene di amore, ricordi, entusiasmo, nostalgia, gioia, noia e divertimento.
Buona strada.

GAIA PAOLILLO
Toc toc… sì, dico proprio a te! Piacere di conoscerti, lettore. Mi presento: il mio nome è Gaia Paolillo e, ormai dieci anni fa, ho avuto l’enorme piacere di frequentare l’indirizzo di Graphic Design del Liceo Artistico Léontine e Giuseppe De Nittis, diplomandomi nel 2016. Pensa un po’: è passato così tanto tempo che la scuola, nel frattempo, ha cambiato nome (prima era intitolata a Nicola Garrone) e ampliato la sua offerta formativa. Io ho fatto parte della seconda classe in assoluto nata nel Liceo Artistico ed essere qui a raccontarti il mio vissuto tra i banchi di scuola non può che essere una gioia. Non a caso considero quegli anni i più belli della mia vita, così segnanti da avermi indirizzato sulla strada artistica — e non solo — che tutt’oggi percorro, ma andiamo con ordine.
Se ci incontrassimo oggi per strada, davanti a te troveresti una ragazza ventisettenne spigliata, solare, sicura di sé, quasi espansiva: l’esatto opposto della me del primo anno. Ero timida, interessata solo a imparare e non a stringere rapporti con i miei compagni. La situazione era così tragica che la professoressa Rizzo decise di mandarmi dalla professoressa Seccia, all’epoca psicologa della scuola, per aiutarmi a sbloccare quella parte empatica apparentemente assente. Te la faccio breve: non funzionò. Tra silenzi imbarazzanti, scatti d’ira e note rocambolesche — al secondo anno entrai in classe con un calcio volante, follia assoluta, ma è sicuramente uno degli episodi che più fa sorridere quando salta fuori alle rimpatriate — passarono i primi due anni.
Poi, al terzo, è successa la magia. Il mio cambiamento, la mia crescita, è stata così graduale e naturale che non saprei identificarla in un solo episodio. So però cosa vi ha contribuito: l’introduzione di materie affascinanti e complesse come la filosofia e la fisica, professori stimolanti ed empatici e, infine, la curiosità mia e dei miei compagni d’avventura di conoscerci e capirci. Ti dico solo che dal terzo al quinto anno, ogni volta che c’era una verifica di fisica o matematica, si organizzava un gruppo studio a casa mia, corredato da ciambelle e tante chiacchiere. Un preludio all’università, se vogliamo, e sicuramente uno dei ricordi più belli che oggi mi accompagnano.
E così, zitto zitto, arrivò il quinto anno. Sarò sincera: penso che uno dei grandi meriti della mia formazione superiore sia stata la sua poliedricità. Fino all’ultimo sono stata super indecisa su quale branca universitaria scegliere. Le opzioni erano due: Graphic Design e… Matematica. Sì, hai sentito bene. Pensa che durante gli ultimi mesi delle superiori io e una mia amica abbiamo persino frequentato corsi pomeridiani di preparazione a Bari. Poi ho scelto l’Accademia. Non te l’ho detto fino ad ora, ma il mio grande sogno, maturato al quarto anno delle superiori, era ed è insegnare.
Ho sempre pensato che la scuola non sia un luogo in cui acquisire mere conoscenze fini a sé stesse, ma un vero e proprio ecosistema sicuro in cui fare palestra di vita. La sfida, la comprensione, la complicità, il rapporto con il proprio Io e con quello degli altri, il perdono e tanto altro: per me la scuola è questo. E allora perché non vivere in questa bolla per sempre? Perché non provare a far vivere agli studenti di oggi la scuola in modo sano e umano? Questo è il mio sogno.
Ci sto lavorando con convinzione: mi sono laureata nella triennale a Foggia in Graphic Design, specializzata in Editoria, Illustrazione e Fumetto a Napoli e ho vissuto la mia prima esperienza di insegnamento a Grosseto, in un istituto tecnico-grafico. E in futuro? Chissà. So solo che non vedo l’ora che arrivi.
Tutto questo, però, non sarebbe stato possibile senza il contributo fondamentale dei miei compagni di classe e dei professori. La professoressa Rizzo, che ha combattuto al mio fianco per permettermi di frequentare l’università, contro il parere dei miei genitori, più propensi a mandarmi a lavorare subito dopo la maturità, e che con i suoi consigli e la caparbietà che la contraddistinguono è riuscita a far breccia nell’enorme muro tra me e tutto il resto. La professoressa Dileo, che con la sua dolcezza e lo spirito di sperimentazione tipico dei grandi creativi mi ha trasmesso la passione per l’arte a 360 gradi: gran parte delle tecniche artistiche che utilizzo ancora oggi le ho imparate da lei.
Il professor Marano, che anche solo respirando riusciva a trasmettere la passione per il suo lavoro e mi ha insegnato che nella vita non bisogna mai smettere di studiare, imparare ed essere curiosi. La professoressa Bonadies, che mi ha insegnato a non nascondermi dietro un dito, ma a dare sempre il meglio di me e anche oltre, in barba ai limiti. Il professor Lovino, che con la sua personalità sagacemente scoppiettante mi ha insegnato che nella vita si può e si deve essere sinceri, anche quando bisogna dire verità scomode, e che basta trovare il modo giusto per farlo. La lista potrebbe continuare, ma devo fermarmi, altrimenti rischio di scrivere un intero romanzo di grazie.
Alla me di ieri direi una cosa molto semplice: vai e fai come credi, come hai sempre fatto, con la testardaggine che ti ha sempre contraddistinto. Scelte giuste o sbagliate, ne prenderai a bizzeffe, ma va bene così. Ti ringrazio, perché senza quelle scelte oggi non sarei qui a scrivere di anni meravigliosi e immortali, a parlare ai ragazzi e alle ragazze di oggi, uomini e donne del futuro. Ragazzi e ragazze, credete sempre in voi e nelle vostre scelte, perché in un modo o nell’altro ripagheranno. Contateci.

SARA LAAJEL

Mi chiamo Sara Laajel e ho frequentato l’indirizzo dei Servizi per la Sanità e l’Assistenza Sociale dell’IISS Léontine e Giuseppe De Nittis, dove mi sono diplomata nel 2018. Oggi ho 25 anni e sono orgogliosa di dire che quella scuola, la mia scuola, non solo mi ha formata, ma mi ha cambiata profondamente, al punto da portarmi esattamente dove sono ora: dietro la cattedra, come insegnante dello stesso istituto che mi ha vista crescere. Oggi sono un’insegnante dell’IISS De Nittis, un ruolo che vivo con passione e responsabilità. Dopo il diploma ho continuato ad ampliare la mia formazione professionale, spinta dal desiderio di restare nel mondo dell’educazione e di contribuire a quel processo di formazione che io stessa ho ricevuto. Essere passata da studentessa a docente della stessa scuola è un’emozione che porto con me ogni giorno: una sorta di cerchio che si chiude e, allo stesso tempo, si riapre continuamente davanti ai volti dei miei studenti. Tra i ricordi più belli di quegli anni ci sono sicuramente le amicizie nate spontaneamente, le risate condivise, la complicità costruita tra un compito e un’interrogazione, la sana competizione che si creava all’interno della classe, la partecipazione a progetti teatrali e musicali. Ma soprattutto ricordo l’entusiasmo con cui vivevamo ogni giornata, pieni di sogni e di possibilità che allora non riuscivamo ancora a immaginare del tutto. Ci sono stati docenti che hanno creduto in me più di quanto io credessi in me stessa. Ricordo le loro parole di incoraggiamento, i consigli più semplici diventati fondamentali, gli insegnamenti che ancora oggi porto in classe con i miei studenti. Alcuni mi hanno mostrato cosa significhi insegnare con passione, altri cosa significhi educare con umanità. A tutti loro devo una parte importante di ciò che sono diventata. Non c’è stato un momento preciso in cui ho capito quale percorso volessi intraprendere, ma un insieme di sensazioni. Ogni volta che osservavo i miei docenti spiegare, ascoltare, sostenere, sentivo che quel mondo mi apparteneva. Ho capito che volevo restituire ciò che avevo ricevuto, che desideravo essere parte del cammino di altri ragazzi, così come qualcuno lo era stato per me. Al mio “io” di allora direi di avere più fiducia, di non temere di sbagliare, di non credere mai che un sogno sia troppo grande per essere raggiunto. Agli studenti di oggi direi che ogni passo fatto tra queste aule ha più valore di quanto possano immaginare, che il futuro non arriva all’improvviso, ma si costruisce giorno dopo giorno, anche quando tutto sembra confuso. La scuola è stata per me un punto di partenza, un luogo che mi ha formata, trasformata e indirizzata. Mi ha dato strumenti, coraggio e, soprattutto, una visione: quella di poter diventare la versione migliore di me stessa. Oggi, tornata qui come insegnante, sento di vivere una missione: accompagnare altri ragazzi nel loro percorso, sapendo che anche per loro questa scuola può essere un trampolino, una casa, una possibilità concreta di cambiamento. Il Filo delle Storie, per me, non è solo un ricordo: è il percorso che mi ha resa ciò che sono, un filo che mi lega alla mia scuola ieri, oggi e domani. E sono orgogliosa di farne parte.

SABRINA FUGGETTI
Mi chiamo Sabrina Fuggetti e mi sono diplomata nel 2018 presso l’I.I.S.S. Léontine e Giuseppe De Nittis, indirizzo Socio-Sanitario, con il massimo dei voti (100/100). Quegli anni di scuola non sono stati solo un periodo di studio ma un tempo fondamentale di scoperta, crescita e costruzione di sogni. Dopo il diploma ho scelto di proseguire il mio percorso formativo laureandomi in Scienze del Servizio Sociale, conseguendo l’abilitazione come Assistente Sociale (Albo B) e, successivamente, un Master in Gestione e Amministrazione delle Risorse Umane, spinta dal desiderio di comprendere più a fondo il mondo del sociale e di poter essere, un giorno, una risorsa per gli altri. Oggi lavoro come funzionario presso il Comune di Canosa di Puglia, un ruolo che sento profondamente mio perché mi permette di mettere ogni giorno le mie competenze al servizio della comunità. Tra i ricordi più belli degli anni di scuola porto nel cuore l’esperienza come rappresentante di istituto, che mi ha insegnato il valore della responsabilità, del dialogo e dell’ascolto. Indimenticabile è stato anche l’incontro con la lingua dei segni, vissuto come una vera e propria apertura al mondo dell’inclusione e della comunicazione autentica, resa ancora più intensa dallo spettacolo “Amore e Psiche”, capace di andare oltre le parole e arrivare dritto alle emozioni. Un ruolo fondamentale lo hanno avuto anche le esperienze di tirocinio presso le case di riposo e l’ospedale, momenti che mi hanno permesso di confrontarmi con la fragilità, la cura e l’importanza dell’empatia. È proprio lì che ho compreso quanto fosse importante per me lavorare a contatto con le persone e contribuire, anche nel mio piccolo, al loro benessere. Ricordo ancora l’emozione dei primi giorni, il confronto con la fragilità e l’importanza di un gesto, di uno sguardo, di una parola detta al momento giusto. Un ringraziamento speciale va alla professoressa Cristina Saccinto, una docente che ha saputo lasciare un segno profondo nel mio percorso. Le sue parole di incoraggiamento mi hanno aiutata a credere in me stessa, a riconoscere le mie capacità e a non avere paura di inseguire i miei sogni. Oggi, avere anche l’opportunità di lavorare al suo fianco — lei in qualità di Assessore alla Cultura e alla Pubblica Istruzione ed io come funzionario dell’Ufficio Cultura, Sport e Pubblica Istruzione — rende questo cammino ancora più significativo. Desidero ringraziare con altrettanta stima anche la professoressa Di Trani, per l’attenzione, la dedizione e l’esempio educativo che hanno contribuito in modo significativo alla mia formazione umana e scolastica. Rivolgo infine un pensiero speciale alla mia scuola, che è stata una vera casa di formazione e di valori. L’I.I.S.S. Nicola Garrone, oggi De Nittis, mi ha dato strumenti, fiducia e opportunità concrete, permettendomi di crescere non solo come studentessa, ma soprattutto come persona. È qui che ho imparato a credere nel futuro e a costruirlo con impegno e passione; è stato il luogo in cui mi sono sentita accolta, ascoltata e valorizzata. Ai ragazzi che oggi siedono tra quei banchi vorrei dire di non avere paura di mettersi in gioco, di sbagliare e di sognare in grande. Spesso non ci si rende conto subito di quanto ogni esperienza possa lasciare un segno, ma col tempo si scopre che nulla è stato inutile. Queste parole racchiudono tutto ciò che sento e non a caso hanno accompagnato anche la conclusione del mio percorso universitario, diventando la dedica della mia tesi: «Il futuro appartiene a chi crede nella bellezza dei propri sogni» — Eleanor Roosevelt.

ILENIA DADDATO

Ciao a tutti, sono Ilenia Daddato. Ho frequentato questa scuola, indirizzo Servizi Socio-Sanitari, diplomandomi nel 2018. Oggi ho 26 anni. Inizialmente ho seguito il corso da OSS, offerto proprio dalla scuola, e ho lavorato per due anni in questo ruolo. Successivamente ho deciso di proseguire gli studi, laureandomi nel 2024 in Scienze Infermieristiche. Subito dopo la laurea ho avuto la grande soddisfazione di trovare lavoro, realizzando così il mio sogno. Il rapporto che si è creato con i miei professori è stato qualcosa di speciale, difficile da spiegare a parole. Oltre alle competenze e alle opportunità che mi sono state offerte — come le attività da hostess e i progetti di orientamento nelle scuole medie — ho avuto la fortuna di incontrare insegnanti straordinari, come la professoressa Doronzo Maria Pia e la professoressa Cristallo, che hanno sempre creduto in me e mi hanno spronato a dare il massimo. È stato proprio durante il tirocinio scolastico, a partire dal terzo anno, che ho capito di voler iniziare il mio percorso come operatore socio-sanitario e, successivamente, diventare infermiera. Mi sento di dire a chi oggi sta vivendo questa esperienza di non sottovalutare questa scuola e, soprattutto, questo settore: per chi desidera lavorare con i bambini o intraprendere un percorso nell’ambito sanitario, rappresenta davvero un’ottima scelta, ricca di sbocchi e capace di offrire molte opportunità nel mondo del lavoro. Non mi resta che ringraziare di cuore la mia scuola e tutto il personale scolastico per le numerose esperienze che mi hanno permesso di crescere e di realizzare i miei sogni.

SAVINO DELLORCO

Ci sono luoghi che, più di altri, sanno diventare casa. Per me, l’Istituto Nicola Garrone, oggi IISS Léontine e Giuseppe De Nittis, è stato proprio questo: un rifugio, un ponte verso il futuro, una seconda famiglia. Mi chiamo Savino Dellorco e ho avuto la fortuna di trascorrere lì cinque anni che porto ancora cuciti addosso, anni in cui ho frequentato l’indirizzo professionale grafico, diplomandomi nell’anno scolastico 2020/2021, senza immaginare davvero quanto tutto ciò mi avrebbe formato. Oggi ho 24 anni, ho scelto di proseguire i miei studi laureandomi in “Lettere, sapere umanistico e formazione” presso l’Università Telematica Pegaso e sto costruendo, giorno dopo giorno, il mio percorso professionale e personale. Nulla di ciò che sono, però, sarebbe lo stesso senza quel tratto di strada fatto tra quei corridoi pieni di vita. È lì che ho imparato a conoscermi, a fidarmi dei miei passi, a capire quale direzione volessi intraprendere. I miei ricordi più belli non sono fatti di un solo momento, ma di un’atmosfera intera: l’odore dei libri a settembre, le risate durante l’intervallo tra compagni e professori, le confidenze scambiate nei cambi d’ora, la serenità che provavo entrando ogni mattina in quelle aule luminose, respirando giorno dopo giorno sempre più aria di casa. Cinque anni in cui si percepiva sempre qualcosa di speciale, un’aria pulita, educativa, che mi ha fatto crescere nel modo più naturale e, allo stesso tempo, più profondo possibile. In quegli anni ho incontrato docenti che non si sono limitati a insegnare, ma hanno lasciato un segno; tra tutti, in particolare, il professor Francesco Calò e la professoressa Maria Pia Doronzo che hanno sempre creduto in me, spronandomi costantemente, come farebbero dei genitori nei confronti di un proprio figlio. C’è stato anche chi mi ha regalato una parola di incoraggiamento, chi mi ha sostenuto nei momenti di insicurezza, chi mi ha fatto scoprire passioni che non sapevo di avere. Alcuni insegnamenti non si trovano nei libri: sono nelle frasi dette a bassa voce, negli sguardi che ti dicono “ce la farai”, nella fiducia che ti viene donata quando ancora non sai donartela da solo. È proprio grazie a quelle giornate, a quei compagni di classe, a quella scuola, che ho iniziato a intuire quale strada volessi percorrere. Non è stato un lampo improvviso, ma una somma di piccoli momenti: un compito andato meglio del previsto, un professore che ha creduto in me fino alla fine, un argomento che mi ha fatto sentire vivo. È lì, tra quei banchi, che ho iniziato a comprendere chi fossi e cosa volessi diventare. Se potessi parlare al Savino di allora gli direi di non avere fretta, di fidarsi del tempo e di godersi ogni singolo giorno, perché quegli anni, così semplici e pieni, non tornano più. Ai ragazzi che oggi camminano in quegli stessi corridoi direi di vivere la scuola come un dono, non come un obbligo: fatevi ispirare, fate domande, non abbiate paura di sbagliare o di affrontare il dubbio e il rischio, perché è proprio lì che si cresce davvero. L’Istituto Nicola Garrone, oggi Léontine e Giuseppe De Nittis, non mi ha solo istruito: mi ha formato. Ha costruito le fondamenta della persona che sono oggi, insegnandomi a pensare, a osservare, a credere nelle mie possibilità. Mi ha regalato un pezzo di cuore e uno sguardo nuovo sul mondo. Ed è lì che, in una sorta di ringraziamento per tutto ciò, ho lasciato un pezzo di me, della mia anima, così da poter avere per sempre una seconda casa in cui entrare, sentirmi vivo, accolto, sentirmi sempre a casa. Ed è per questo che, oggi come allora, non posso che dire grazie: grazie per i cinque anni più autentici della mia vita, grazie per l’aria buona che ho respirato, grazie per avermi insegnato a diventare me stesso. E, lo ammetto, se potessi tornare almeno per un giorno tra quelle mura, lo farei senza esitazione. Tornerei a respirare quell’aria buona, a rivivere quei silenzi e quelle risate, a sentire di nuovo quel senso di casa che solo quella scuola sapeva darmi. Perché certi luoghi non li lasci mai davvero: restano dentro, pronti a ricordarti chi sei stato e quanto ti hanno aiutato a diventare ciò che sei oggi.

MIRYAM SALVEMINI

Mi chiamo Miryam Salvemini e ho frequentato il Liceo Artistico, conseguendo il diploma nell’anno scolastico 2021/2022. Oggi ho 22 anni e studio Fashion Design alla NABA di Milano. Sto scrivendo la mia tesi, l’ennesimo sforzo, l’ultimo ostacolo prima di raggiungere il traguardo della laurea. Forse è proprio questo il bello dei traguardi: arrivano sempre con un misto di stanchezza e gratitudine, come se ogni passo, anche il più faticoso, avesse senso solo guardandolo indietro. Sono una studentessa fuorisede: lasciare la mia città e imparare a vivere da sola non è stato semplice, è stato un gesto di coraggio, certo, ma anche di paura. Ancora oggi non so definire pienamente chi sono: dentro di me convivono contraddizioni continue. Sono determinata ma insicura, ingenua e attenta, solare ma a volte cupa, premurosa ma anche bisognosa dei miei spazi. Sono un paradosso vivente, ma ho imparato a non volerlo risolvere, bensì ad abitarlo, perché è proprio lì, tra la forza e la fragilità, che scopro chi sono davvero. Se penso al liceo, ricordo la sensazione di essere sospesa tra sogni e realtà, tra il desiderio di correre avanti e la paura di sbagliare. Ricordo le risate con gli amici nei corridoi, le discussioni in classe con i compagni e quei piccoli momenti di libertà e gioco durante le gite scolastiche, che sembravano infiniti. C’erano giorni in cui tutto sembrava possibile e altri in cui anche respirare sembrava complicato, ma ogni passo, anche il più incerto, faceva parte di un percorso più grande. Durante quegli anni ho avuto la fortuna di sentirmi davvero parte di una comunità e di contribuire in modo concreto alla vita della scuola. Due progetti in particolare hanno lasciato un segno indelebile. Il primo, “Il gioco della memoria”, per la Giornata della Memoria, mi ha permesso di ricordare le vittime della Shoah e di riflettere sul potere della memoria come impegno collettivo. Raccontare la storia non è solo ricordare: è scegliere di non voltarsi dall’altra parte. Ho realizzato un memory con carte da gioco che ripercorrevano l’orrore della Shoah, con l’intento di ricordare le vittime e trasmettere alle nuove generazioni ciò che Anna Frank ha voluto insegnare nel suo diario: «Quel che è accaduto non può essere cancellato, ma si può impedire che accada di nuovo.» Il secondo progetto, “Con ali di sogni”, è stato un viaggio tra parole, immagini e realtà. Abbiamo unito arte e filosofia, dialogando con Magritte, Gertrude Stein e Wittgenstein, scoprendo come il linguaggio possa cambiare il modo in cui vediamo il mondo. È stata un’esperienza di condivisione, creatività e crescita e, alla fine, il nostro impegno è stato premiato con il primo posto e un invito al Politecnico di Milano. Ricordo ancora il mio gruppo, emozionato e felice, accanto alle professoresse Bianca Consiglio e Francesca Musciagna: un’immagine che ancora oggi mi riempie di orgoglio e gratitudine. Se chiudo gli occhi e ripenso a quegli anni, sento ancora il paradosso che mi accompagna oggi: incertezza e determinazione, paura e coraggio, fragilità e forza. Guardando indietro, capisco che quegli anni non erano solo il mio passato, ma il primo filo di una storia che continua a tessersi giorno dopo giorno. Sono tanti gli insegnanti che riconosco come punti fermi nella mia crescita personale. Mi hanno dato molto, circondandomi di affetto in questi cinque anni, aiutandomi a ragionare e insegnandomi a essere critica, anche mettendo in discussione me stessa. Questo mi ha permesso di crescere culturalmente e di sviluppare un forte senso civico. Negli anni, le difficoltà legate al Covid sono state notevoli: la distanza ha compromesso molto il rapporto docente-studente, che dovrebbe essere costruito guardandosi negli occhi, mettendosi a nudo ogni giorno. Ricordo uno dei tanti messaggi della professoressa Federica Rizzo, che durante tutti i cinque anni del liceo mi è stata accanto in maniera significativa; cito testualmente: “Carissima Miryam, leggi con attenzione quanto ti scrivo perché ti servirà per la vita. Nessuno di noi è al 100% ogni giorno, per cui bisogna dosare le proprie forze in base agli impegni. Non cercare sempre la perfezione. Accontentati ogni tanto di fare il minimo per non farti cogliere impreparata e poi, quando serve, dai il meglio. Solo così si taglia il traguardo. Ricorda queste mie parole.” Ancora oggi continuo a scontrarmi con la ricerca della perfezione, ma sono più consapevole che essa non lascia spazio alla crescita, all’imprevisto, alla bellezza del cambiamento: devo imparare a essere più proiettata verso la ricerca della passione e della curiosità. Alcune scelte decidono della nostra vita, ad esempio la scelta del tipo di studi. Dobbiamo scegliere, per così dire, “al buio”, senza poter prevedere tutte le conseguenze. Più si procede nell’esistenza, più le scelte determinano il nostro futuro e la nostra personalità, aprono porte ma ne chiudono altre, definitivamente. Alla mia età forse non ho ancora fatto scelte decisive, ma già quella della scuola superiore o dell’università è tra queste. La nostra esistenza è fatta di scelte e, di fronte ad esse, ci sentiamo spesso paralizzati, perché abbiamo paura delle conseguenze che queste comportano. Sin da piccola pensavo di voler frequentare un liceo artistico. Durante la terza media ho valutato anche l’opzione del liceo musicale, perché avrei voluto approfondire lo studio del violino, ma sentivo che non avrebbe soddisfatto pienamente i miei desideri. Così, seguendo l’amore per l’arte e con la razionalità della mia giovane età, ho scelto ciò che mi suggeriva il cuore. Durante il quinto anno ho dovuto prendere una decisione importante: scegliere quale facoltà universitaria frequentare. Ho sempre amato tutto ciò che riguarda l’arte, il colore, la forma, la bellezza delle cose create dall’immaginazione umana. Ricordo ancora un quaderno ad anelli pieno di bozzetti che disegnavo a dieci anni: abiti, linee, stoffe immaginarie che prendevano vita sulla carta. Forse è stato lì che ho capito che la mia strada sarebbe stata quella del Fashion Design. La moda per me è movimento, design e architettura insieme: mostra al mondo chi siamo e chi vorremmo essere, racconta storie attraverso i tessuti. Così, quando è arrivato il momento di scegliere, ho seguito quella passione che non mi ha mai abbandonata. Se potessi dare un consiglio alla me di qualche anno fa e ai ragazzi che oggi frequentano la scuola, direi di non arrendersi mai, di non lasciarsi spaventare da un brutto voto, da un errore, da una delusione. In quel momento sembrerà la fine del mondo, ma non lo è mai davvero. C’è un’enorme differenza tra fallire e imparare, e spesso sono proprio i momenti più difficili a cambiarci davvero. Anche quando tutto sembra confuso, continuate a camminare. Ho sempre pensato di non essere abbastanza, ma ogni passo, anche quello sbagliato, vi porterà esattamente dove dovete essere. Non abbiate fretta di capire tutto subito: la vita non è una corsa verso un traguardo perfetto, ma un percorso fatto di tentativi, errori e scoperte. E se mai vi troverete a dubitare di voi stessi, ricordatevi di guardare indietro, a quei corridoi, a quelle aule, a ciò che avete imparato lì, non solo tra i libri, ma tra le persone, nei sogni, nelle piccole cose che vi hanno resi un po’ più voi. E ricordate anche le parole della professoressa Marida Bonadies, dedicate a me e ai miei compagni prima della maturità: “Se decidete di essere felici per davvero, probabilmente lo sarete, a prescindere da tutto.” Ci sono luoghi che non smettono mai davvero di appartenerci, e il liceo artistico che ho frequentato è uno di quelli. Quando ci penso, non mi vengono in mente solo i banchi o le lezioni, ma le persone, i silenzi, i piccoli momenti in cui, senza rendermene conto, stavo diventando me stessa. È lì che ho imparato che l’arte non è soltanto creare qualcosa di bello, ma un modo per capire il mondo, per dare forma a ciò che non si riesce a dire a parole. Quella scuola mi ha insegnato a guardare con attenzione, a fermarmi sulle sfumature, a cercare il senso anche dove sembra non esserci. Mi ha insegnato che la creatività nasce dalla curiosità, dall’imperfezione, dal coraggio di sbagliare. Oggi, mentre studio Fashion Design, sento che tutto è partito da lì. Il liceo mi ha dato radici e ali: radici per ricordare da dove vengo e ali per avere il coraggio di volare verso ciò che ancora non conosco. E forse crescere significa proprio questo: imparare a portare con sé tutto ciò che ci ha formati, anche quando si diventa qualcuno di nuovo.

FRANCESCA LAVIGNA

Mi chiamo Francesca Lavigna e ho frequentato l’Istituto Professionale Nicola Garrone, indirizzo Servizi Socio-Sanitari. Mi sono diplomata nell’anno scolastico 2019-2020, un anno strano e particolare, che non dimenticherò mai per tanti motivi. Oggi ho 24 anni e sono laureata in Scienze del Servizio Sociale. Sono iscritta all’Albo degli Assistenti Sociali – Sezione B e a novembre ho conseguito la laurea magistrale in Innovazione Sociale e Politiche di Inclusione. Inoltre, da poco ho iniziato il Servizio Civile Universale presso i servizi sociali del Comune di Andria. È un percorso che mi ha cambiata tanto, mi ha fatta crescere e mi ha aiutata a capire davvero chi sono e cosa voglio fare nella vita. Tra i tanti ricordi, uno di quelli più vivi è legato agli anni trascorsi nella sezione D, la classe sperimentale, la prima digitale dell’istituto. All’inizio era tutto nuovo e un po’ strano: niente libri o quaderni cartacei, tutto si faceva sull’iPad, con quelle custodie di gomma blu e arancione che ricordo ancora benissimo. Era qualcosa di diverso, che ci ha subito messi di fronte a un modo nuovo di imparare. Un altro ricordo molto forte è legato ai giorni dell’orientamento nelle scuole medie. Per me, che ero molto timida, è stata una sfida, ma anche un’occasione per mettermi in gioco e scoprire capacità che non pensavo di avere. E poi il quinto anno, quello del Covid. Ricordo perfettamente il momento in cui apprendemmo dai social che le scuole avrebbero chiuso: eravamo a scuola e stavamo seguendo il corso OSS, e mai avremmo immaginato che quello sarebbe stato l’ultimo giorno. Tutti pensavamo fosse una situazione temporanea, invece non siamo più tornati, se non per l’esame di Stato. Il 17 giugno 2020, giorno del mio esame, è una data che porterò sempre con me: mascherine, gel ovunque, distanze, cartelli per i percorsi, un solo accompagnatore. Ero la prima della mia classe ad affrontare l’orale: c’era ansia, paura, ma anche la consapevolezza che si stava chiudendo un ciclo durato cinque anni. Era tutto diverso da come lo avevamo immaginato, ma è stato comunque emozionante e indimenticabile. Ho avuto la fortuna di vivere una continuità con i docenti, cosa che ci ha permesso di creare legami veri. Essendo una classe sperimentale, siamo stati seguiti con costanza, e questo ha davvero fatto la differenza. Ci sarebbero tanti nomi da citare, perché ho incontrato insegnanti che hanno creduto in me, mi hanno spronata, aiutata e sostenuta anche nei momenti più difficili, sia quelli della mia sezione sia quelli conosciuti durante laboratori ed eventi scolastici. Se oggi sono arrivata fin qui è anche grazie a loro, al loro impegno e alla loro dedizione. Un consiglio che mi sento di dare ai nuovi studenti è di non vedere i docenti come “iene inferocite”: ogni rimprovero, ogni osservazione è un insegnamento per il futuro. Da studenti magari non si capisce, ma col tempo si dà valore a tutto questo. La verità è che al quinto anno non avevo ancora le idee chiare. Avevo provato il test per le professioni sanitarie, che non ho superato, e oggi dico: per fortuna, perché col senno del poi ho capito che non era la mia strada. Avevo una seconda opzione: Scienze del Servizio Sociale. L’ho scoperta grazie alla professoressa Sabatelli e alla professoressa Stella Confalone che ci hanno parlato spesso di questo corso, molto vicino al nostro indirizzo. Mi sono informata, ci ho riflettuto e ho capito che l’idea di aiutare gli altri mi aveva sempre attirata, fin da bambina. Oggi posso dire con certezza che è stata la scelta giusta: sentire di poter fare la differenza nella vita delle persone mi rende orgogliosa e felice ogni giorno. Alla me stessa di allora direi di non avere paura di sbagliare, né di sentirsi “meno degli altri”, di buttarsi sempre. Ogni esperienza proposta dalla scuola, anche quelle che sembrano inutili o lontane da sé, può diventare un’occasione per crescere, conoscersi meglio, migliorarsi. E poi di non farsi influenzare dalle scelte degli altri, ma di seguire se stessi. Se a un certo punto si cambia idea, va bene lo stesso: non si è in ritardo e non si sta facendo una gara. Non si deve dimostrare nulla a nessuno, se non a se stessi. Per me il Garrone ha significato tanto, davvero. Venivo da una situazione scolastica complicata, perché sono dislessica e purtroppo in passato questo veniva visto come un problema. Sentirmi dire spesso che ero “diversa” mi ha portata, per un periodo, a crederlo davvero. Oggi, però, posso dire che quella che un tempo pensavo fosse una debolezza è diventata una qualità. Non mi vergogno più di parlarne: al contrario, cerco ogni giorno di sensibilizzare e aiutare altri ragazzi che si trovano nella stessa situazione. È anche da qui che nasce l’amore per la mia professione: dalla voglia di fare in modo che nessuno si senta sbagliato o inadeguato solo perché ha bisogni diversi. Al Garrone ho trovato insegnanti che hanno saputo guardare oltre e che mi hanno aiutata a trovare il mio metodo di studio. E soprattutto devo dire grazie a mia madre, la mia prima vera sostenitrice, come mi ricordavano sempre anche la professoressa Filannino e la professoressa Ceto. Lei ha sempre creduto in me, anche quando io facevo fatica a farlo. Grazie a lei e grazie ai docenti straordinari che ho incontrato in quei cinque anni, ho riscoperto il piacere di imparare. Ho costruito le basi per tutto quello che è venuto dopo: mi hanno dato fiducia, ascolto e opportunità, e per questo non smetterò mai di ringraziarli.

LUCIA LUANA DORONZO

Ciao, sono Lucia Luana Doronzo, ma tutti mi conoscono semplicemente come Luana, e sono un’ex studentessa di questo istituto. Nello specifico, ho frequentato l’indirizzo di Economia Aziendale presso l’ex IISS Nicola Garrone, oggi noto come IISS Léontine e Giuseppe De Nittis, dove mi sono diplomata nell’anno scolastico 2017/2018. Oggi ho 26 anni e, facendo un passo indietro nel tempo, posso dire di essere una persona completamente diversa dal punto di vista caratteriale ed estetico rispetto a chi ero allora: ho acquisito maggiore consapevolezza di chi sono e, soprattutto, autostima. Negli anni ho arricchito il mio bagaglio culturale, intraprendendo un percorso di studi per me estremamente stimolante. Ho dapprima frequentato il corso di laurea triennale in Lingue e Culture per il Turismo e la Mediazione Internazionale, studiando inglese, arabo e spagnolo, conseguendo la laurea nel 2023, per poi decidere di specializzarmi con il corso di laurea magistrale in Progettazione e Management dei Sistemi Turistici e Culturali, in cui sto per laurearmi. Ciò che mi rende più felice è sapere che mi sono auto-regalata un immenso tesoro seguendo questi corsi perché, così facendo, sono stata in grado di interloquire e interfacciarmi con persone provenienti da Paesi diversi, ciascuno con una propria cultura, oltre che tradizioni e lingue differenti, tra cui spagnoli, russi, argentini, bulgari, britannici, italiani, omaniti ed emiratini. Il ricordo più bello che conservo di quegli anni dell’adolescenza è sicuramente legato a un’esperienza molto significativa per me: la vita e lo studio a Londra nel 2015. Ricordo ancora tutto come se fosse ieri: fu indetto un bando che dava la possibilità di studiare nella città londinese con l’obiettivo di conseguire certificazioni linguistiche. Avevo appena compiuto 16 anni, era la mia prima esperienza all’estero e concorrevo “contro” studenti più grandi di me. Le mie aspettative non erano altissime, ma volevo fortemente rientrare in quei 15 posti disponibili. Arrivai prima: un bel traguardo, no? Conservo, inoltre, un dolce ricordo dei docenti di inglese che ho conosciuto durante il mio percorso scolastico in questo istituto, ovvero il professor Cotturri e le professoresse Rizzo, Cristallo e Capuano. Sono stati coloro che hanno accompagnato me e i miei ex colleghi alla scoperta della magica Londra, trasmettendomi soprattutto la passione per la materia che mi ha permesso di essere me stessa al 100%. Ho capito quale percorso intraprendere nel 2019, un anno dopo essermi diplomata. Ero un po’ indecisa sul da farsi, ma di una cosa ero certa: di quanto mi piacesse rappare le canzoni in lingua inglese con uno slang americano. Nel frattempo, avevo avuto la possibilità di conoscere persone marocchine, con cui avevo subito instaurato un legame profondo. Per questo motivo volevo saperne di più, abbattere i bias e gli stereotipi. La fame di conoscenza è un aspetto che mi ha sempre contraddistinta: la cultura non ha mai fatto del male a nessuno, anzi ritengo che sia uno strumento che libera da ogni tipo di catena. Se dovessi dare un consiglio alla “me” di allora, le direi di non demotivarsi e di avere più autostima, di sentirsi forte grazie alle proprie potenzialità e capacità. Ero troppo piccola e innocente per capirlo e mi lasciavo soggiogare dallo stereotipo sociale secondo cui “secchiona = non va bene”. Rivolgendomi ai ragazzi che oggi frequentano la nostra scuola, vi invito a non lasciarvi abbindolare dalle vostre insicurezze: siate più consapevoli di chi siete, focalizzatevi sui vostri punti di forza, credete in voi e master your craft, ovvero diventate maestri della vostra arte. Ascoltate il vostro cuore e la vostra mente: nessuno, all’infuori di voi, può conoscere ciò che vi frulla nella testa. La mia esperienza nella scuola mi ha permesso di fare introspezione e capire cosa davvero mi piacesse. Come detto, a scuola ero iscritta ad Economia Aziendale ma, nel momento in cui ho dovuto iscrivermi all’università, ho optato per Lingue, proprio perché in quegli anni ho coltivato quella passione.

ILARIA CARMELA BROGNOLI

Mi chiamo Ilaria Carmela Brognoli e ho frequentato l’istituto professionale indirizzo Servizi Turistici e Ricettivi, diplomandomi nel 2011. Oggi sono un’insegnante di ruolo alla scuola primaria e insegno su posto comune. Il 17 luglio 2025 ho vinto il concorso PNRR2, un traguardo che mi ha regalato una grande emozione. Ho 32 anni e ho conseguito la laurea in Scienze dell’Educazione nel 2014, la laurea magistrale in Scienze Pedagogiche nel 2017, un master nella metodologia ABA per bambini con autismo, e successivamente la laurea magistrale a ciclo unico in Scienze della Formazione Primaria nel 2022. Ho lavorato per sette anni come educatrice in tutti i gradi scolastici, dall’infanzia alla secondaria di secondo grado, e nel 2024 ho conseguito il TFA alla primaria presso l’Università di Bari. Oggi sono sposata e il 5 agosto è nata la mia prima figlia. Il ricordo più bello di quegli anni è legato alle amicizie, al Trinity, alle esperienze di scuola-lavoro con Pippoparty, alle feste e ai lidi balneari, e allo stage in crociera con il professor Castiglione, momenti che porto ancora nel cuore. Come dimenticare le tipiche frasi della professoressa Anna Ruscino, come “The curiosity killed the cats” o “A Stornarella a fare i pomodori vi devo mandare”: la porto da sempre con me e, quando ho saputo della sua scomparsa, ho provato un dolore immenso. Indimenticabili anche il professor Castiglione, il professor di francese Giuseppe Cristallo e la prof.ssa Monterisi Totti di scienze motorie. Sin dagli anni della scuola superiore ho capito che la scuola mi piaceva così tanto da voler intraprendere questo percorso anche nella mia carriera lavorativa. Ai ragazzi di oggi direi di lottare sempre per ciò che sognano e di non arrendersi alle prime difficoltà: oggi non è facile raggiungere i propri traguardi, ma se lo si desidera davvero, con impegno e determinazione, è possibile riuscirci. Grazie ai docenti incontrati e alle esperienze vissute ho scelto il mio futuro: è stato un percorso che mi ha fatta crescere tanto, aiutandomi a comprendere quanto lo studio sia fondamentale. Qualche anno fa sono tornata in questa scuola non più come alunna, ma come educatrice: ritrovare il mio dirigente e alcune docenti che un tempo erano state le mie insegnanti è stata una soddisfazione immensa.

GIACOMO D’AGOSTINO

Mi chiamo Giacomo D’Agostino e mi sono diplomato nel 2018 in Economia Aziendale. Oggi ho 27 anni e mi sono laureato in Lingue e Letterature Straniere, in particolare inglese e spagnolo. Ho scelto di trasformare la mia passione per le lingue in una professione: sono infatti un insegnante freelance di italiano per stranieri e di lingue straniere e gestisco la mia attività come libero professionista. I ricordi più belli di quegli anni sono tanti. Sicuramente il viaggio a Londra per il Trinity College, che è stato il primo passo verso un percorso internazionale. Subito dopo il diploma, l’esperienza Erasmus+ ha rappresentato una svolta per la mia crescita personale. Non dimentico poi la Fiera del Levante, dove con il progetto Juta Art abbiamo simulato l’azienda Black 747: un’esperienza formativa e divertente allo stesso tempo. Ho bei ricordi anche delle attività di orientamento a cui ho partecipato, sia in entrata sia in uscita, aiutando altri studenti a conoscere meglio il nostro istituto, allora ancora chiamato Nicola Garrone. Un docente che mi ha particolarmente ispirato è stato il professor Cotturri. Grazie a lui ho coltivato la passione per l’inglese, ho ottenuto una certificazione linguistica a Londra e ho vissuto una straordinaria esperienza lavorativa di tre mesi a Plymouth. È stato lui a incoraggiarmi a uscire dalla mia comfort zone, a viaggiare e a fare esperienze in autonomia. Quell’incoraggiamento ha aperto tante porte e, soprattutto, ha acceso in me un amore per la lingua inglese che poi ho approfondito con gli studi universitari. Ho capito che volevo seguire questo percorso proprio dopo il diploma. L’indirizzo di Economia Aziendale mi aveva dato competenze preziose in diritto, contabilità e organizzazione d’impresa, che ancora oggi utilizzo nella gestione del mio lavoro autonomo. Ma grazie alle esperienze all’estero e al contatto con altre culture ho capito che il mio futuro non poteva essere solo dietro una scrivania: volevo lavorare con le lingue, con le persone e con la comunicazione. Se potessi parlare al mio “io” diciottenne, gli direi di essere paziente, temerario e più gentile con sé stesso. A volte sottovalutavo le mie capacità e pensavo che fosse impossibile affrontare certe sfide, ma ho scoperto che la scuola è davvero una palestra di vita: le difficoltà incontrate lì erano solo un allenamento per quelle del mondo reale. Ai ragazzi di oggi direi di seguire i propri interessi e le proprie passioni, anche quando non coincidono con le aspettative degli altri o con la strada apparentemente più sicura: la vita è troppo breve per non provare a inseguire ciò che ci motiva davvero. La mia esperienza al De Nittis ha influito profondamente non solo sul piano professionale, ma soprattutto su quello umano. Non sono stato “il migliore dei migliori”: ho avuto un percorso scolastico e familiare non semplice e ho persino perso un anno al secondo anno delle superiori, quando non avevo ancora chiaro cosa volesse dire studiare e costruirsi un futuro. Ero il classico ragazzo un po’ allo sbando. Eppure, guardando indietro, riconosco che proprio grazie alle esperienze vissute a scuola — i progetti, i viaggi, gli insegnamenti e il supporto dei professori — ho trovato la mia strada. Oggi lavoro con studenti da tutto il mondo, mi sono specializzato nella didattica per stranieri e insegno a tempo pieno l’italiano e la letteratura, quella stessa letteratura che a scuola faticavo a comprendere e che oggi amo profondamente. Se oggi mi sento realizzato è anche grazie a quegli insegnanti che hanno saputo sopportarmi e supportarmi nei momenti difficili: solo ora mi rendo conto di quanto sia stato importante il sistema scolastico nel mio percorso di crescita.

FLAVIA CARBONE

Mi chiamo Flavia Carbone e nel 2009 ho conseguito il diploma di Tecnico dei Servizi Turistici. Sono passati sedici anni da quando è finita la scuola e, in fondo, non sono cambiata poi molto da allora, almeno interiormente. Oggi ho 35 anni e sono laureata in Lingue e Letterature Straniere. Il ricordo più bello che ho di quegli anni è senza dubbio la sensazione di seconda casa che provavo non appena oltrepassavo il cancello: ero felice di andare a scuola, di stare con i miei compagni, di relazionarmi con i professori e di camminare per i corridoi. Mi sentivo nel posto giusto. L’insegnante che mi ha lasciato il segno è senza dubbio la professoressa Ruscino. Se avessi fatto l’insegnante, avrei cercato di essere come lei: unica, ironica, colta, sempre attenta alle esigenze dei ragazzi, mai banale. Non si limitava al mero insegnamento della sua materia, l’inglese, ma andava sempre oltre. Ha sempre visto in me qualcosa che io non riuscivo a riconoscere e mi ha spronato a non accontentarmi. La frase che più di tutte ha lasciato il segno in me è: “L’amore con l’amore si paga”, e racchiude tutta la sua persona. Da qualche anno siamo costretti a parlare di lei al passato, ma è sempre presente in ogni battuta, in ogni sonetto di Shakespeare e in un buffetto dato con amore. Non la dimenticherò mai. Dopo il diploma ero fortemente indecisa sul percorso di studi da intraprendere. Da un lato amavo la storia dell’arte e mi immaginavo un giorno in giro per il mondo tra musei e siti importanti; dall’altro le lingue straniere sono sempre state il mio punto di forza. Ho sempre amato l’inglese, la sua cultura e la sua letteratura, così come mi affascinava conoscere l’identità culturale e linguistica di Paesi diversi dal mio e da quello anglosassone. Dopo qualche settimana di indecisione, l’amore per le lingue e i consigli della mia professoressa del cuore mi hanno portata a scegliere Lingue e Letterature Straniere. Alla ragazza che ero tanti anni fa consiglierei di agire come ha sempre fatto, ma con un pizzico di coraggio in più, senza avere paura di osare. Ai ragazzi di oggi direi, prima di tutto, di essere brave persone, perché questo ripaga più di qualsiasi diploma o laurea. Consiglierei poi di vivere la scuola con curiosità, passione, voglia di fare e responsabilità, di amarla come la propria casa perché, in un certo senso, lo è davvero. Durante il tirocinio universitario sapevo già “fare”: alle superiori avevo avuto la possibilità di fare esperienze lavorative grazie all’alternanza scuola-lavoro.

FABIANA SARCINA

Mi chiamo Fabiana Sarcina e ho conseguito il diploma presso l’istituto professionale – indirizzo Servizi Socio-Sanitari nell’anno scolastico 2019/2020. Oggi sono una studentessa universitaria di 23 anni e a novembre conseguirò una laurea triennale in Tecniche di Laboratorio Biomedico. Nel frattempo, ho partecipato al concorso da VFI sia per l’Esercito Italiano sia per la Marina Militare e spero che anche questo sogno nel cassetto si realizzi. Durante i cinque anni trascorsi in quelle aule ho vissuto momenti indimenticabili ma uno in particolare resterà per sempre impresso nella mia mente. Durante l’ultimo anno l’istituto mi ha offerto la possibilità di trascorrere un periodo di PCTO all’estero, più precisamente a Bruxelles: è stata un’esperienza unica, il mio bagaglio culturale si è arricchito e la mia crescita personale è stata notevole. Sicuramente ognuno dei miei docenti mi ha insegnato qualcosa ma la professoressa Nuovo è stata colei che mi ha trasmesso il dono della costanza, della determinazione e dell’onestà. In lei mi sono sempre rispecchiata: severa al punto giusto, con qualche battuta sempre nel momento opportuno, sincera e attenta alle buone maniere prima di tutto. La sua celebre frase “ESSÒNO COSE BELLEEE” la porterò sempre con me, per sorridere sia nei momenti più belli sia per sdrammatizzare in quelli più difficili. La professoressa Nuovo non è stata una semplice insegnante di francese ma una vera insegnante di vita. La scelta universitaria intrapresa è stata chiara fin dal primo momento: la dedizione e la passione per le materie di indirizzo hanno rafforzato le mie idee e le attività di orientamento universitario offerte dall’istituto mi hanno aiutata a definire il mio percorso professionale. Ad oggi mi sento di dire che questa scuola mi ha dato tanto, sia personalmente sia professionalmente, e invito tutti gli studenti a saper cogliere e accettare qualsiasi opportunità che l’istituto propone, perché un giorno non potrete avere rimpianti.

GABRIELLA RICATTI

Ciao, mi chiamo Gabriella Ricatti. Ho frequentato l’IISS Nicola Garrone, oggi IISS Léontine e Giuseppe De Nittis, seguendo l’indirizzo Servizi socio sanitari e diplomandomi nell’anno scolastico 2012/2013. Oggi sono una mamma felice di 31 anni e, per occuparmi del mio bimbo, ho dovuto per un po’ mettere da parte il mio lavoro da educatrice, svolto per anni — da quando mi sono diplomata fino al 2023 — presso una scuola nido e dell’infanzia conosciuta proprio durante il mio percorso scolastico, attraverso il tirocinio formativo. Il mio rimpianto è quello di non aver proseguito gli studi, anche se sono consapevole che non è mai troppo tardi per farlo. Proprio per questo, uno dei consigli che oggi mi sento di dare ai ragazzi è di non fermarsi, di studiare, di essere curiosi e di informarsi sempre. Gli anni trascorsi nella mia scuola sono stati i più belli e spensierati e, ogni volta che riaffiorano i ricordi, sento dentro di me una grande nostalgia. Ho avuto docenti, chi più chi meno, unici nella loro unicità, e custodisco ricordi, belli e meno belli, di ognuno di loro. Tuttavia, la professoressa che porterò per sempre nel mio cuore è la professoressa Ruscino, insegnante di inglese, che oltre a essere preparata nella sua materia, era capace di cogliere le debolezze e le insicurezze in ogni sua alunna e trasformarle in un punto di forza. In me ha visto subito una timidezza che mi bloccava, rendendomi fragile agli occhi degli altri, ma ha creduto in me e ha capito che, in realtà, potevo e dovevo essere più sicura. Se oggi mi sento più forte e ho un carattere più deciso, è anche merito suo. Alle nuove generazioni il consiglio che posso dare è di non sprecare e non prendere con superficialità le opportunità, perché in futuro potrebbero diventare la loro professione.

IMMA BALESTRUCCI

Mi chiamo Imma Balestrucci, ho frequentato l’indirizzo Socio-Sanitario e mi sono diplomata nell’anno scolastico 2020/2021. Oggi ho 23 anni e mi sono laureata il 14 luglio 2025 in Scienze dell’Educazione e della Formazione presso l’Università di Foggia. Dietro questa scelta non c’è solo un titolo, ma una passione che porto dentro da sempre: il desiderio autentico di aiutare gli altri e, in particolare, i bambini. Quando sono con loro mi sento nel posto giusto. Mi emoziona vederli crescere, incoraggiarli quando inciampano nelle difficoltà, guidarli a scoprire il loro valore. Credo profondamente che ogni bambino abbia dentro di sé potenzialità straordinarie e il mio sogno è aiutarli a tirarle fuori, a credere in sé stessi e a non sentirsi mai “meno” di qualcun altro. Forse questa vocazione nasce anche dalla mia esperienza personale: da piccola, infatti, non sempre ho avuto fiducia in me stessa. A volte mi sentivo insicura, fragile, quasi invisibile, ma con il tempo ho imparato ad ascoltarmi, a darmi valore e a costruire, passo dopo passo, la mia forza interiore. È proprio questo percorso che oggi mi spinge a voler essere accanto agli altri, soprattutto ai bambini, perché nessuno dovrebbe sentirsi senza voce, senza sostegno o senza qualcuno che creda in lui. Il ricordo più bello che conservo degli anni delle superiori non è legato a un singolo episodio, ma a un insieme di esperienze che mi hanno fatta crescere giorno dopo giorno. Tra quei banchi non ho trovato soltanto nozioni e competenze: ho imparato a conoscere me stessa, a relazionarmi con gli altri, ad avere il coraggio di mettermi in gioco e a confrontarmi senza paura. La scuola, per me, è stata una vera e propria svolta. In quegli anni ho scoperto che con impegno e costanza ognuno può raggiungere i propri obiettivi e, soprattutto, ho capito che anch’io potevo farcela, che non ero da meno e che avevo la forza per realizzare i miei sogni. Tutti i docenti che ho avuto la fortuna di incontrare durante gli anni delle superiori hanno inciso profondamente sul mio percorso di vita. Ognuno di loro, con la propria preparazione e la propria umanità, mi ha trasmesso qualcosa che ancora oggi porto con me: non solo conoscenze, ma anche valori, incoraggiamenti ed esempi di dedizione e passione per il proprio lavoro. Tra tutti, però, la docente che ha lasciato un’impronta particolarmente forte nel mio cammino è stata la professoressa Caruso, la mia insegnante di igiene, che credo oggi sia ormai in pensione. Ricordo con chiarezza la sua capacità di comprendere la mia curiosità e il mio interesse per la sua materia. Non si è limitata a insegnare, ma ha saputo guardare oltre, spronandomi a dare sempre qualcosa in più, a non accontentarmi, a mettermi alla prova. Quelle parole di incoraggiamento, dette con sincerità e fiducia, sono state per me una spinta preziosa: mi hanno aiutata a credere nelle mie possibilità e a capire che, con costanza e impegno, potevo davvero crescere e migliorare. Grazie a lei ho imparato a non avere paura di fare un passo in più, e questo insegnamento continua ad accompagnarmi ancora oggi, in tutto ciò che faccio. Ho capito di voler intraprendere questo percorso sin da quando ho iniziato a sentire il desiderio di aiutare gli altri. Da sempre mi emoziona sostenere chi si trova in difficoltà, offrire ascolto, incoraggiamento e conforto. Credo molto nell’empatia e nella disponibilità: sono qualità che sento parte di me e che mi hanno guidata nella scelta del mio indirizzo socio-sanitario. La voglia di aiutare, sostenere e motivare chi ha bisogno è diventata così la bussola che mi ha portata a scegliere gli studi in Scienze dell’Educazione e della Formazione. Se potessi dare un consiglio alla me stessa di allora, le direi di avere più fiducia in sé stessa, di non sottovalutarsi e di non lasciarsi frenare dalla paura di non essere all’altezza, perché ogni passo, anche il più piccolo, è già un modo per crescere e avvicinarsi ai propri sogni. Ai ragazzi che oggi frequentano la scuola direi di non smettere mai di credere nelle proprie potenzialità. Anche quando sembra difficile, anche quando ci si sente stanchi o insicuri, non bisogna mollare. La scuola è un’opportunità unica, non solo per imparare nozioni, ma per scoprire sé stessi, mettersi alla prova e capire chi si vuole diventare. La mia esperienza nella scuola ha avuto un impatto profondo, sia sul piano personale sia su quello professionale. Dal punto di vista personale, quegli anni mi hanno insegnato a conoscere me stessa, a credere nelle mie capacità e a mettermi in gioco. Ho imparato a relazionarmi con gli altri, a confrontarmi con idee diverse dalle mie e a capire che ogni piccolo passo è importante per crescere. La scuola mi ha aiutata a scoprire il valore della costanza, dell’impegno e dell’empatia, qualità che porto ancora con me nella vita quotidiana. Sul piano professionale, l’esperienza scolastica è stata fondamentale: mi ha permesso di capire cosa mi appassiona davvero, di sperimentare le prime responsabilità e di scoprire che aiutare gli altri, sostenere chi è in difficoltà e incoraggiare chi ha bisogno era la strada che volevo seguire. Grazie agli insegnamenti e agli esempi dei docenti ho potuto orientare le mie scelte future, fino alla laurea in Scienze dell’Educazione e della Formazione. Questa esperienza, unita alla laurea appena conseguita, mi ha inoltre chiarito il percorso che desidero seguire: ho deciso di proseguire gli studi in Scienze della Formazione Primaria. Ho superato il test di accesso e sono molto grata dei risultati raggiunti, perché rappresentano la conferma che impegno, passione e determinazione portano sempre frutti concreti. Oggi posso dire con gratitudine che tutto ciò che ho vissuto nella scuola continua a guidarmi: ogni lezione, ogni sfida e ogni piccolo successo mi ha accompagnata nel costruire un percorso pieno di significato e di entusiasmo per il futuro.

LORETA GIORDANO

Mi chiamo Loreta Giordano e ho frequentato il corso di Promozione Commerciale e Pubblicitaria – Grafico Pubblicitario, conseguendo il diploma a luglio 2019. Oggi ho 25 anni e sono una UI/UX Designer e Graphic Designer. Nel 2022 ho conseguito la laurea triennale in Progettazione Artistica per l’Impresa – Graphic Design presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia e, successivamente, a marzo 2025, ho conseguito la laurea magistrale in UI/UX Design, completando così il mio percorso di specializzazione nel settore del design digitale. Più che un singolo ricordo, ciò che mi è rimasto più impresso degli anni scolastici sono i numerosi progetti e i corsi extracurriculari a cui ho avuto l’opportunità di partecipare. Grazie all’istituto ho potuto seguire diversi corsi di lingua e di informatica, che mi hanno permesso di arricchire il mio percorso formativo e personale. Ci sono stati diversi docenti dai quali ho tratto ispirazione e conoscenze preziose: grazie a loro ho compreso il valore del nostro lavoro e l’importanza di mettere passione in ogni progetto. Inizialmente ero più orientata verso il Liceo Artistico, ma le opportunità offerte dal corso di Grafica hanno presto catturato la mia attenzione. Con il tempo ho imparato ad apprezzare sempre di più questo ambito, fino a comprendere che era il percorso più adatto a me. Ho capito che l’unione tra arte e comunicazione pubblicitaria rappresenta una prospettiva contemporanea attraverso cui osservare e interpretare la realtà. Se dovessi dare un consiglio alla me del passato e ai ragazzi che oggi si apprestano a intraprendere questo percorso, direi di non demordere e di non cedere nei momenti di sconforto. Può sembrare un consiglio scontato, ma non lo è affatto: anche oggi, dopo anni di studi nel settore, mi capita di attraversare periodi difficili in cui tendo a sottovalutarmi e a pensare di “non saper fare nulla”. È proprio in quei momenti, però, che bisogna ricordare che sono le difficoltà a renderci più forti, permettendoci di rialzarci, crescere e trovare nuove ispirazioni. La mia esperienza nella scuola è stata determinante: mi ha aiutata a capire chi volessi diventare. È lì che ho scoperto la mia passione per la grafica e il mondo visivo, ma anche il valore dell’impegno e della perseveranza. Ogni progetto, ogni confronto con i docenti e con i compagni mi ha aiutata a crescere, a credere nelle mie capacità e a costruire le basi di quello che oggi è il mio percorso professionale.

SANTA VALENTINA DICANDIA

Ciao, mi chiamo Santa Valentina Dicandia e ho frequentato l’indirizzo Servizi socio sanitari, diplomandomi nel 2013. Oggi ho 31 anni e sono una docente che cerca il proprio posto nella scuola. Nel tempo ho conseguito diversi titoli per specializzarmi sempre di più nell’ambito delle disabilità e dei disturbi dell’apprendimento e del neurosviluppo. Ricordo perfettamente tutti gli anni trascorsi nella mia classe, ma uno in particolare è rimasto impresso nel mio cuore: il quarto anno, che ho vissuto con il pancione, perché nell’estate del 2012 è nato mio figlio. La mia scuola è stata un luogo accogliente e non giudicante, sempre pronta a trovare soluzioni adatte alle esigenze di ciascuno, anche quando erano temporanee. Due docenti in particolare hanno segnato profondamente il mio percorso: la professoressa Ruscino e la professoressa Cristallo. Con loro bastava anche non parlare, riuscivano a capire tutto, e una delle frasi che ripetevano più spesso era: “Fate valere i vostri diritti, il mondo là fuori è un’altra cosa…”. Fin da piccola sognavo che nella mia vita avrei fatto l’insegnante e la psicologa, e il percorso più affine a quelle che erano le mie aspettative era proprio il Tecnico dei Servizi Sociali. Alla me stessa di allora consiglierei di rifare tutto ciò che ho fatto, ma con una velocità maggiore e amplificando ancora di più le emozioni vissute. Ai ragazzi di oggi, invece, darei un consiglio sincero: non abbandonate la scuola, perché la cultura è libertà. La nostra scuola è sempre ricca di nuovi progetti pensati per farvi crescere e prepararvi alle esigenze del mondo esterno, perché fuori è davvero un’altra realtà. La vostra classe, i vostri professori e la vostra scuola, insieme alla famiglia, devono essere un punto di riferimento in cui trovare sostegno quando ne avete bisogno. La scuola ci fa sentire protetti, quasi in una dimensione ovattata, come se nulla potesse toccarci, ma dopo la maturità tutto cambia. Forse resteranno i rapporti, ma non ci saranno più le risate e le chiacchierate con il compagno di banco o con il professore che, dalla cattedra, chiede silenzio. Per questo motivo godetevi ogni momento e cercate di assimilare il meglio da ciascun docente. Il mio percorso di studi mi ha formata profondamente e ha modificato anche molti aspetti del mio carattere: senza lo studio della psicologia non avrei avuto quella solida base iniziale che mi ha permesso di affrontare il TFA e di ottenere tutti gli altri titoli che ho conseguito.

ALESSIO DIMASTROMATTEO

Ciao, mi chiamo Alessio Dimastromatteo e ho frequentato l’indirizzo Socio-Sanitario, diplomandomi nel giugno 2020. Oggi ho 23 anni e, dopo il diploma, ho deciso di proseguire con gli studi universitari: attualmente sono laureato in Ingegneria Biomedica e, al termine di questo percorso, ho deciso di continuare con una laurea specialistica. Se mi guardo indietro penso con molta nostalgia alle ricreazioni passate insieme ai miei compagni e alla leggerezza con cui affrontavamo ogni problema. Anche le uscite didattiche e i momenti condivisi prima delle festività sono ancora molto vivi nella mia memoria. Durante i cinque anni trascorsi nell’istituto ho avuto la fortuna di incontrare un collegio docenti straordinario: ogni professore, a suo modo, cercava di spronarci a dare il meglio. A posteriori posso dire che ogni rimprovero e ogni complimento ricevuto hanno contribuito a rendermi la persona che sono oggi. Sin da piccolo sono sempre stato appassionato di matematica, informatica e scienze in generale. Anche se inizialmente avevo scelto un percorso universitario più orientato verso l’ambito medico, la mia passione mi ha riportato all’ingegneria biomedica, che racchiude molti dei miei interessi. Da lì ho deciso di proseguire gli studi con l’obiettivo, un giorno, di diventare ricercatore. Se dovessi dare un consiglio al mio “io” di allora e ai ragazzi di oggi, direi di non vivere gli anni scolastici in modo passivo. Cercate di affrontare il percorso con leggerezza, ma senza disinteresse: se avete interessi che possono essere sviluppati attraverso attività scolastiche o extrascolastiche, cogliete ogni occasione. Anche se non avete intenzione di proseguire gli studi, sfruttate questo tempo non solo per imparare, ma soprattutto per costruire un vostro metodo di apprendimento e una coscienza critica. Imparate a ragionare in modo autonomo, senza subire influenze esterne. Un altro consiglio, legato alla mia formazione, è quello di acquisire almeno alcune competenze informatiche, fondamentali nella vita quotidiana, e di imparare almeno una lingua straniera da inserire nel vostro percorso. La mia esperienza nella scuola ha influito molto sia sul piano professionale sia su quello personale: mi ha permesso di arricchire il mio bagaglio di conoscenze e competenze, ma soprattutto di incontrare persone che oggi sono una parte importante della mia vita. Siamo cresciuti insieme, affrontando tutto fianco a fianco, e sono molto fiero delle persone che siamo diventate.

VALENTINA DIMONTE

Ciao, sono Valentina Dimonte, ho 31 anni e ho frequentato l’Istituto Nicola Garrone, conseguendo il diploma nel luglio 2013. Partecipare a questa rubrica è stata una proposta arrivata in modo del tutto inaspettato ed è stato come fare un tuffo nel passato, nella spensieratezza e nella gioia più pura, dove a dare vita alle giornate era anche un semplice “buongiorno, prof!”. Ripenso con affetto alle mie amate professoresse. Molti di voi forse non conosceranno, o avranno solo sentito nominare, la professoressa Ruscino: non era una semplice insegnante, ma molto di più. Fin dal primo anno mi ha insegnato il significato profondo del termine “donna”, perché, come diceva lei, esistono due tipi: le “femmine” e le “donne”. Noi dovevamo diventare donne, capaci, in futuro, di prendere decisioni autonome, senza dipendere dagli altri o lasciare che qualcun altro decidesse al posto nostro: donne complete, consapevoli, a tutto tondo. E questo anche perché eravamo una classe interamente al femminile. Un’altra figura fondamentale è stata la mia adorata professoressa Sabatelli, con la quale ho imparato cosa significhi davvero amare il prossimo, andare oltre e non fermarsi alle apparenze, perché a quell’età l’apparenza sembra essere tutto. E infine, ma non per minore importanza, colei che ci ha coccolate, consigliate, mandate a quel paese, ma soprattutto prese per mano: la professoressa Cristallo, il mio punto di riferimento; con lei accanto ero certa di ricevere sempre un sorriso, una parola di conforto e tanti rimproveri, ma soprattutto una mano che non ci ha mai lasciate, se non quando eravamo ormai pronte a spiccare il volo. Al mio “io” di allora dico grazie, perché ho vissuto la mia esperienza scolastica con amore, gioia e spensieratezza. Ai ragazzi di oggi voglio dire che gli ostacoli ci sono e ci saranno sempre, ma se avete anche solo una mano che si tende verso di voi, afferratela e non lasciatela andare, perché lì, tra quei banchi di scuola, ci sono mani preziose, e io ne sono certa. Oggi ho 31 anni, sono mamma di due splendidi bambini e faccio parte di un’associazione PDC, “Piedi Torti Congeniti”, perché in quegli anni trascorsi tra quei banchi ho capito che non esistono differenze e non ci sono barriere.

GIOVANNI PAPEO

Mi chiamo Giovanni Papeo e ho frequentato l’indirizzo Grafico pubblicitario digitale per la comunicazione visiva e web dell’IISS Léontine e Giuseppe De Nittis, diplomandomi nell’anno scolastico 2022/2023. Oggi ho 21 anni e sono un militare dell’Esercito Italiano. Ricordo con piacere l’intero percorso vissuto tra compagni, eventi e attività che hanno contribuito a formare la persona che sono oggi. Il merito va soprattutto ai docenti, per la loro capacità di coinvolgerci nello studio e nelle diverse esperienze proposte. Sono sempre riusciti a creare un clima sereno e stimolante, mettendoci a nostro agio e facendoci sentire parte attiva del percorso formativo, rendendo ogni giorno un’occasione per imparare qualcosa di nuovo, sia dal punto di vista scolastico sia personale. Durante gli ultimi anni di studio ho compreso di voler intraprendere il mio attuale percorso per un’ambizione personale: pur essendo sempre stato convinto della mia scelta scolastica, è stato proprio in quel periodo che ho capito ciò che desideravo davvero per il mio futuro. Il consiglio che darei al mio “io” di allora, e ai ragazzi che oggi frequentano la scuola, è di credere sempre in sé stessi e di non avere paura di sbagliare. Ogni esperienza, anche la più difficile, insegna qualcosa e aiuta a crescere. Vivete la scuola con curiosità e apertura, partecipate e lasciatevi coinvolgere, perché sono proprio quei momenti che lasciano il segno. Spesso non ci rendiamo conto di quanto quegli anni siano preziosi: sono la base su cui si costruisce il futuro. L’esperienza vissuta all’IISS Léontine e Giuseppe De Nittis ha avuto un ruolo fondamentale nel mio percorso, sia professionale sia personale: è stata una scuola che mi ha aiutato a scoprire le mie capacità, a sviluppare fiducia in me stesso e a comprendere l’importanza dell’impegno e della costanza.

KATIA FARANO

Mi chiamo Katia Farano, ho frequentato l’indirizzo “Servizi per la Sanità e l’Assistenza Sociale” e mi sono diplomata nel 2019. Oggi ho 25 anni, mi sono laureata in Scienze dell’Educazione e della Formazione nel 2022 e successivamente in Scienze Pedagogiche nel 2025. Attualmente lavoro come educatrice professionale e mi occupo di assistenza specialistica per gli alunni con disabilità proprio presso questo istituto. È stato davvero emozionante poter ritornare nella mia scuola dopo qualche anno e lavorare al fianco dei miei docenti: un’emozione indescrivibile. Durante i cinque anni vissuti qui ho fatto esperienze bellissime, che considero tra le più importanti della mia vita perché mi hanno formata profondamente. Ricordo ancora i primi giorni: ero molto timida, ma grazie a questo percorso sono cresciuta e maturata, superando tante insicurezze. Tutti i docenti hanno avuto un ruolo fondamentale nel mio cammino: ognuno di loro ha lasciato un segno, trasmettendomi valori e lezioni di vita. Una docente, in particolare, ha lasciato un’impronta profonda: la professoressa Ruscino. Ricordo ogni istante passato insieme, ogni consiglio, non solo in ambito scolastico ma anche personale, ogni suo rimprovero, la grinta e la passione che metteva ogni giorno nel suo lavoro. Anche dopo il diploma è sempre rimasta presente nella mia vita: per me è stata un punto di riferimento, non semplicemente una professoressa. Mi ha insegnato a fidarmi di me stessa, delle mie capacità, a non arrendermi mai e a vedere ogni errore come un’occasione per migliorare. Se potessi tornare indietro, vorrei rivederla per darle un forte abbraccio e ringraziarla. Ogni giorno, quando varco la porta della scuola per andare a lavoro, sento un po’ di malinconia: mi piacerebbe poter condividere con lei questa esperienza. Il percorso che ho scelto è sempre stato il mio sogno, custodito dentro di me fin da bambina, e spero un giorno di raggiungere pienamente questo traguardo, perché mi renderebbe molto fiera, soprattutto dopo tutti i sacrifici fatti. Il consiglio che darei alla me di allora è di credere fino in fondo in sé stessa, di non avere paura e di mettersi sempre in gioco, perché la paura passa ma i sogni non realizzati restano lì ad aspettarci. È importante anche avere pazienza con sé stessi, perché tutto arriva al momento giusto. Ai ragazzi che oggi frequentano questa scuola auguro di concentrarsi su sé stessi, su ciò che li appassiona davvero, e di non smettere mai di crederci, anche quando sembra impossibile. Godetevi questi anni, perché sono unici: riempiteli di esperienze, amicizie e momenti che vi aiuteranno a capire chi volete diventare, perché la scuola non è solo voti. L’esperienza vissuta in questa scuola ha influito profondamente sul mio percorso personale e professionale, aiutandomi a capire quale strada intraprendere nella vita e nel lavoro. Questa scuola mi ha dato la possibilità di scoprire cosa mi rende davvero felice e mi ha insegnato che passione e determinazione possono aprire qualsiasi porta.

MARGHERITA GARZILLO

Ciao a tutti, sono Margherita Garzillo, un’ex studentessa dell’IISS Léontine e Giuseppe De Nittis. Il percorso che sto per condividere con voi non è stato affatto semplice, tutt’altro. Eppure, se potessi tornare indietro, rifarei ogni singola scelta, senza cambiare nulla del cammino che mi ha condotta fino a qui. Ho iniziato le scuole superiori in un altro istituto, ma già al secondo anno ho sentito il bisogno di cambiare direzione: mi sono resa conto che quello che stavo facendo non rispecchiava ciò che desideravo davvero. Così, al terzo anno, ho deciso di iscrivermi all’istituto che oggi frequentate anche voi e, da quel momento, sono iniziati i tre anni più belli della mia vita. Mi sono diplomata nel 2020, in piena emergenza Covid. È stato un periodo complicato: didattica a distanza, esame di maturità in formato ridotto, tanta incertezza. All’inizio eravamo tutti spaventati, ma grazie al sostegno dei docenti e alla forza che abbiamo trovato dentro di noi siamo riusciti ad affrontare tutto nel migliore dei modi. Ogni singolo professore ha avuto un ruolo fondamentale nel mio percorso. Ognuno, a modo suo, mi ha lasciato un’impronta preziosa che porterò sempre con me. È stata proprio la scuola, insieme agli insegnanti che mi hanno seguito con impegno e passione, a ispirarmi nella scelta fatta dopo il diploma: proseguire gli studi. Così mi sono iscritta alla facoltà di Scienze dell’Educazione e della Formazione presso l’Università di Foggia. Il giorno successivo alla laurea ho intrapreso il mio percorso lavorativo in un asilo nido a San Ferdinando, iniziando a trasformare la mia passione in realtà. Durante quegli anni ho incontrato persone straordinarie, che ancora oggi porto nel cuore e che hanno arricchito profondamente la mia vita. La nostra scuola offre tantissime opportunità: iniziative coinvolgenti, pensate nei minimi dettagli, che vi consiglio di vivere fino in fondo. Ogni esperienza può lasciarvi qualcosa di unico, che vi accompagnerà ben oltre i corridoi dell’istituto. Ad oggi sto ancora lavorando sul mio futuro, cercando di capire cosa desidero davvero, e credo di essere sulla strada giusta. Non smettete mai di credere in voi stessi e nei vostri sogni, perché solo voi potete sapere davvero cosa può rendervi felici. Non abbiate paura di sbagliare o di cambiare rotta: ogni vita merita di essere vissuta pienamente, con coraggio e autenticità. Buona fortuna, adulti del futuro!

GRAZIA ANDREULA

Ciao! Mi chiamo Grazia Andreula e ho frequentato l’indirizzo per diventare Tecnico dei Servizi Sociali, diplomandomi nel 2013. Chi sono oggi? Nonostante siano passati tanti anni e dovrei definirmi una giovane donna, mi piace pensare di essere ancora quella ragazza seduta tra quei banchi di scuola, gli stessi dove siete voi in questo momento: una ragazza timida, a tratti timorosa del futuro, ma con tanta voglia di realizzare i propri desideri. Il più importante era diventare psicologa. E ci sono riuscita. Mi sono laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche e successivamente in Psicologia Clinica. Dopo un anno di tirocinio professionalizzante, ho studiato e sostenuto l’Esame di Stato, abilitandomi e iscrivendomi all’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi della Regione Puglia il 10 febbraio 2021. Quando qualcuno mi chiede quale sia stato il periodo più bello della mia vita, rispondo sempre: “gli anni delle scuole superiori”. Sono stati anni spensierati e ricchi di esperienze: i tirocini nelle diverse strutture, le certificazioni di inglese, l’ECDL e l’esperienza nel gruppo delle hostess e degli steward, hanno contribuito a rendere quel percorso unico e indimenticabile. E come non poter citare la professoressa Cristallo e la professoressa Ruscino, le nostre costanti e i nostri punti di riferimento per cinque anni. Ci hanno “bacchettate” con amore, spronandoci a raggiungere la versione migliore di noi stesse. Ambizione e indipendenza sono state le parole chiave che ci hanno trasmesso ogni giorno. Credo di aver sempre avuto una naturale propensione a interfacciarmi con i bambini e, più in generale, una forte empatia verso gli altri, con il desiderio di fornire sostegno e supporto. Tuttavia, la certezza concreta del percorso da intraprendere è arrivata proprio durante gli anni della maturità, quando ho dovuto scegliere come proseguire il mio cammino dopo il diploma. Se dovessi dare un consiglio alla me stessa di allora e ai ragazzi che oggi frequentano questa scuola, direi sicuramente di ascoltare il proprio cuore. Non permettete alle paure e ai pensieri intrusivi e irrazionali di prendere il sopravvento. Siate gentili, empatici e non restate chiusi nella vostra comfort zone. Mettetevi in gioco, fate esperienze, studiate e viaggiate: aprite le vostre menti. L’esperienza vissuta nella mia scuola ha influito tantissimo sul mio percorso personale e professionale, e di questo ne sono profondamente orgogliosa. Quando mi chiedono quale scuola abbia frequentato, a volte noto stupore o disappunto negli occhi della gente, ma sapete una cosa? Io sono orgogliosa di rispondere di aver frequentato il “Garrone”. Lo so che oggi il suo nome è cambiato, ma per me resterà sempre e solo il Garrone.

VALENTINA PETRUZZELLI

Mi chiamo Valentina Petruzzelli, ho frequentato l’indirizzo Socio-Sanitario e mi sono diplomata nel 2013. Oggi ho 31 anni e sono un’Operatrice Socio-Sanitaria (OSS). Da ben dodici anni lavoro con due bambini con disabilità, prendendomi cura di loro ogni giorno. I ricordi più belli di quegli anni sono tantissimi: le ore trascorse con gli amici a ridere, scherzare e chiacchierare, vivendo la scuola con leggerezza e spensieratezza. Ci sono due docenti che hanno lasciato un segno profondo nella mia vita. La prima è la professoressa Anna Ruscino: grazie a lei ho avuto l’opportunità di far parte del gruppo delle hostess, ma soprattutto ricordo la sua capacità di trasmettere tranquillità e sicurezza anche attraverso una semplice battuta scherzosa. Mi ha insegnato il significato delle parole educazione, rispetto, civiltà e, soprattutto, l’importanza di credere sempre in noi stessi. La seconda docente è la professoressa Maria Paola Cristallo, che devo ringraziare tantissimo perché ha creduto in me sin da subito. Era il mio punto di riferimento e mi ha fatto capire che non ero meno degli altri. Mi ha aiutata a credere di più in me stessa e, dopo tante “urla”, anche a essere più puntuale a scuola. Ho capito fin da subito quale fosse il percorso giusto per me: aiutare le persone in difficoltà mi faceva stare bene e mi faceva comprendere quanto esistano problemi ben più grandi nella vita. Il consiglio che darei alla me stessa di allora è di avere meno paura di provare a fare qualcosa: anche se va male non importa, l’importante è non vivere con il rimpianto o con il dubbio di non averci provato. È lo stesso consiglio che do ai ragazzi di oggi: provateci sempre, qualunque sia il percorso o l’idea che volete seguire. Cercate di andare avanti, di studiare, di diventare “qualcuno” e di non accontentarvi mai. La scuola ha influito molto sul mio percorso professionale grazie soprattutto all’alternanza scuola-lavoro, che rappresenta una grande possibilità di crescita: permette di imparare tanto, di comprendere l’approccio al mondo del lavoro e di capire quale strada si desidera intraprendere nella vita.

MARTINA DIBITONTO

Mi chiamo Martina Dibitonto, ho frequentato l’indirizzo Socio-Sanitario e mi sono diplomata nel 2014. Da quel momento la mia vita ha iniziato a riempirsi di paure, paure che per tanto tempo mi hanno bloccata e impedito di proseguire gli studi. Ho continuato a lavorare come babysitter e a offrire supporto scolastico ai bambini, mentre la vita andava avanti. Eppure, dentro di me, il sogno di laurearmi non si è mai spento. Qualche anno dopo ho provato ad accedere, tramite test di ingresso, alla facoltà di Professioni Sanitarie, ma senza successo. Ho continuato a lavorare, ma quel desiderio dentro di me diventava sempre più forte. Nel marzo del 2020 la mia vita è cambiata improvvisamente: ho perso una delle persone più importanti per me, mio padre. Lui desiderava tantissimo vedermi laureata. Per me era il mio principe. Da quel momento ho deciso di riprendere in mano la mia vita, di lasciare da parte le paure e di iniziare il percorso per diventare educatrice. In tre anni sono riuscita finalmente a realizzare il mio sogno, ma anche quello della mia famiglia e soprattutto di mio padre. Con determinazione ho proseguito gli studi e il 6 novembre 2025, a distanza di due anni, ho conseguito anche la laurea in Scienze Pedagogiche. Vorrei dire a tutti voi che bisogna inseguire i propri sogni senza mollare mai. Se si cade, ci si rialza più forti di prima. Se nella vita accadono cose che non possiamo controllare, dobbiamo trovare dentro di noi tutta la forza necessaria per trasformare una tragedia in un’ispirazione per andare avanti. Durante il mio percorso scolastico ho incontrato anche professori che non credevano in me e che si fermavano alle apparenze. Ed è proprio qui che tengo a dire una cosa importante: qualunque sia il giudizio degli altri, resterà sempre e soltanto il loro giudizio. Che siano professori, genitori, amici o familiari, non conta. Contano i vostri sogni e la vostra vita. Credetemi: solo così potrete essere davvero orgogliosi di voi stessi. Fortunatamente ho avuto anche docenti che hanno creduto in me, in particolare la mia amata professoressa Anna Ruscino, che mi ha sempre spronata a fare e dare di più. Sono sicura che oggi sarebbe orgogliosa di me. Ed è anche grazie a lei che è nata la mia voglia di diventare professoressa, per continuare a trasmettere ciò che lei ha insegnato a me. Oggi ho 31 anni e posso dire di avercela fatta, anche se la strada è ancora lunga. Continuerò a camminare, portando a termine ogni mio obiettivo. Lascio a voi questa mia storia, sperando che possa essere d’ispirazione. E vi lascio soprattutto un consiglio: non mollate mai e credete sempre in voi stessi.

ANDREA LOMBARDI

Mi chiamo Andrea Lombardi e mi sono diplomato nel 2021 all’IISS Léontine e Giuseppe De Nittis, indirizzo Grafica e Comunicazione. Oggi ho 24 anni e mi sono laureato in Interior Design presso lo IED. Il mio percorso si è concretizzato nel progetto di tesi VIVO, una struttura emergenziale pensata come un format posizionabile all’interno di una palestra, in un campo da basket di dimensioni mondiali, pronta all’uso entro 48 ore dall’evento e operativa per nove mesi, fino all’arrivo delle SAE. VIVO nasce per ridare dignità, sicurezza e socialità alle persone vittime di terremoti: non è solo un luogo, ma un vero e proprio spazio di comunità, pensato per far sentire le persone accolte e sostenute nei momenti più difficili della loro vita. I ricordi della scuola sono infiniti e ancora oggi mi accompagnano. Sono stati gli anni più belli della mia vita, circondato da professori che stimolavano la creatività e ci proponevano progetti innovativi. Ricordo con entusiasmo la ristrutturazione della nostra 5ªB, le giornate passate non solo tra lezioni teoriche, ma anche a parlare dei nostri problemi, dei traguardi raggiunti e delle sconfitte affrontate insieme. Le risate, le sfide, le ore trascorse a discutere idee o a lavorare a progetti condivisi: tutto questo ha lasciato un segno indelebile. Quegli anni mi hanno aiutato a capire chi ero, quali fossero le mie passioni e come trasformarle in qualcosa di concreto. I professori Filannino, Calò, Dimonte e Tripaldi sono stati fondamentali. Mi hanno accompagnato in ogni scelta, durante gli anni della scuola e anche oltre, aiutandomi a chiarire la mia strada e ricordandomi sempre chi fossi e quali fossero le mie passioni. Mi hanno insegnato che un insegnante non trasmette solo nozioni, ma anche fiducia, sostegno e ascolto nei momenti di dubbio. Mi hanno spinto a osare, a sperimentare e a credere nelle mie capacità anche quando io stesso ne dubitavo. Sarò loro debitore per sempre e li porterò sempre con me. All’inizio avevo intrapreso un percorso diverso, che poi ho capito non rispecchiare le mie potenzialità. La scelta dell’Interior Design è nata dal desiderio di unire tutto ciò che mi stava più a cuore: la grafica e la comunicazione, fondamentali per saper presentare e valorizzare un progetto, e l’arte, presente in ogni lavoro creativo. Ho compreso che tutto è arte, tutto è design e che il mio compito è unire passione, competenza e visione in qualcosa di concreto e reale. Al mio “io” di allora direi di non avere paura. Ai ragazzi che oggi frequentano la scuola direi di inseguire sempre i propri sogni, senza ascoltare chi vi dirà che il vostro lavoro non è vero, che non vi permetterà di arrivare a fine mese o che è poco retribuito. Non date ascolto a queste dicerie. Ogni cosa ha il suo tempo e, con dedizione, passione e costanza, tutti possiamo realizzare i nostri sogni. Ognuno sa chi è e cosa vuole fare: bisogna solo ammetterlo a sé stessi e, da lì, tutto diventa possibile. La mia esperienza nella scuola ha influito profondamente sia sul piano personale sia su quello professionale. Quegli anni mi hanno permesso di conoscermi, di scoprire le mie passioni e di sviluppare competenze concrete, ma anche di comprendere l’importanza della disciplina, del confronto e della resilienza. Senza quegli anni non avrei avuto il coraggio di affrontare l’università né di sviluppare un progetto come VIVO, che oggi ha un impatto reale sulle persone. La scuola è stata la base su cui ho costruito il mio futuro e le lezioni ricevute continuano a guidarmi ogni giorno.

GIUSEPPE MARTIRE

Mi chiamo Giuseppe Martire e ho frequentato l’indirizzo Graphic Design, diplomandomi nel 2018. Oggi ho 26 anni e lavoro come fashion designer. Dopo il diploma ho iniziato a lavorare come fotografo, ma a causa del Covid ho cambiato completamente percorso, avvicinandomi al mondo del fashion design. Questo cambiamento mi ha permesso di crescere sia a livello professionale sia economico. Il ricordo più bello di quegli anni è legato ai momenti in cui progettavamo grafiche per le aziende: erano esperienze che ci spingevano a metterci in gioco al 100%, con la speranza che il nostro progetto potesse essere scelto e valorizzato. Diversi docenti hanno lasciato un segno importante nel mio percorso. In particolare, ringrazio i professori Onofrio Capurso e Alessio Deluca, che mi hanno trasmesso le competenze fondamentali per iniziare a lavorare nel settore che ho sempre amato. Un ringraziamento va anche a tutti gli altri professori del mio anno scolastico, che mi hanno supportato e sopportato durante il percorso. Un grazie speciale va al professor Claudio Daloiso, che mi ha fatto appassionare alla fotografia e mi ha trasmesso la sua grande passione per questo lavoro. Ho capito di voler intraprendere questo percorso già durante gli anni delle scuole medie, grazie alle attività di orientamento per la scelta della scuola superiore. Al mio “io” di allora direi di credere di più in sé stesso e di non avere paura di sbagliare. Ai ragazzi di oggi consiglio di fare tesoro di ogni insegnamento, perché ogni esperienza, anche la più piccola, può rivelarsi utile per il futuro. La mia esperienza scolastica ha avuto un ruolo fondamentale nel mio percorso, aiutandomi a crescere sia umanamente sia professionalmente e fornendomi le basi necessarie per affrontare il mondo del lavoro.

ANGELA MAGLIOCCA

Ciao a tutti! Sono Angela Magliocca, ex alunna dell’allora IPSSCT Nicola Garrone, diplomata nel 2003 insieme ai miei compagni di avventura della gloriosa 5D dell’indirizzo turistico. Quando si è seduti tra i banchi di scuola, nel pieno dell’adolescenza, i sogni che attraversano la mente sono tanti e a volte confusi. Un giorno ascolti il professore di economia e pensi che da grande vorrai diventare un’esperta amministrativa, poi ascolti le lezioni di francese e sogni di trasferirti a Parigi, oppure sei in palestra a fare scienze motorie e pensi che… no, in quelle ore non mi passava per la mente di seguire la strada dello sport! Così erano i miei sogni durante gli anni delle superiori: confusi, ma anche pieni di speranza e positività. L’unica certezza che avevo, nonostante la giovane età e tanta inconsapevolezza, era che ogni docente e ogni esperienza vissuta in quell’istituto rappresentavano piccoli semi piantati quotidianamente nella vita di una ragazzina innamorata dello studio, delle lingue e delle materie umanistiche, completamente svogliata in matematica, ma perfettamente inserita in un contesto scolastico amorevole e stimolante dal punto di vista culturale e sociale. Ogni docente che ha accompagnato il mio percorso scolastico ha lasciato dentro di me insegnamenti che ancora oggi custodisco nel cuore. Quanta riconoscenza nei confronti del professore di francese Giuseppe Cristallo, del quale ancora oggi mi risuonano l’inconfondibile accento d’oltralpe e la sua precisa e scrupolosa attenzione alla grammatica francese. Ricordo la voce tuonante e sempre presente del professor Giuseppe Castiglione, con le sue lezioni di economia turistica, proprio negli anni in cui il turismo iniziava a diventare sempre più centrale nella società e che lui ci faceva toccare con mano attraverso gli stage nelle strutture ricettive. Indimenticabile anche la figura materna e rassicurante della professoressa Maria Vittoria Monterisi, che, nonostante la nostra avversione per la pallacanestro, riusciva sempre a trasmetterci qualcosa di prezioso, soprattutto attraverso i suoi abbracci e gli sguardi d’intesa nei corridoi della scuola. Un grazie che arriva fino al cielo va alla professoressa di inglese, di stimata memoria, Anna Ruscino. La sua cultura e l’amore per l’inglese, seppur profondi e altamente professionali, passavano in secondo piano non appena si accorgeva che un alunno aveva un problema personale o semplicemente era giù di morale. La sua ironia pungente e il suo accento british sono stati, a mio avviso, uno dei grandi vanti dell’IPSSCT Garrone. E questi sono solo alcuni dei professori che hanno lavorato per noi con passione e senso del dovere. Anche grazie a loro, oggi sono un’insegnante. Non passa giorno in cui, seduta dietro quella cattedra un tempo tanto temuta, forse oggi un po’ meno, io non ripensi ai loro atteggiamenti nei confronti della me studentessa, cercando di imitarli e di continuare, nel mio piccolo, la loro opera di “semina”. Ho scelto di essere insegnante di religione non solo per una scelta personale, ma anche perché lo studio delle materie umanistiche durante gli anni delle superiori è stato per me molto valido e formativo. All’epoca si susseguirono diversi professori di religione: a tutti loro va la mia stima. Ormai sono passati ventidue anni dal diploma e so che nella nostra scuola sono cambiate tantissime cose. Sono felice dei tanti cambiamenti positivi e arricchenti che continuano a renderla viva e attuale. Per questo, ai ragazzi che oggi frequentano o stanno per iscriversi a questo istituto, voglio dire che qui troverete tutti gli strumenti necessari per la vostra formazione culturale, professionale e umana. I professori e il mondo della scuola sono sempre dalla vostra parte: sappiate viverli al meglio. Sono certa che un domani anche voi sarete fieri di raccontare e tenere alto il nome di questo bellissimo istituto. I professori cambiano, le classi sono sempre diverse, le scuole si trasformano… ma, come mi hanno insegnato i miei docenti, una mente aperta e abituata a studiare è capace di affrontare la vita a testa alta. Buon cammino.
Angela Magliocca, della “gloriosa” 5D.

Giornata Mondiale dei Diritti Umani
La Giornata Mondiale dei Diritti Umani, istituita nel 1950 dall’ONU, si celebra il 10 dicembre, data in cui, nel 1948, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, un documento che dichiara i diritti irrinunciabili che tutti noi possediamo in quanto esseri umani, senza distinzioni di razza, colore, religione, sesso, lingua, origine, nascita o opinioni di alcun genere.

Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità
L’obiettivo principale di questa giornata è promuovere i diritti e il benessere delle persone con disabilità in tutte le aree della società e dello sviluppo. La disabilità è una realtà complessa che coinvolge una vasta gamma di condizioni fisiche, mentali, sensoriali e cognitive. Non si tratta solo di limitazioni individuali, ma di come la società costruisce barriere, fisiche e culturali, che possono ostacolare la piena partecipazione e integrazione.

Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza sulle Donne
La ricorrenza viene celebrata il 25 novembre di ogni anno, per ricordare un brutale assassinio avvenuto nel 1960, nella Repubblica Dominicana, dove le tre sorelle Mirabal, considerate rivoluzionarie, vennero torturate e uccise.

Giornata Internazionale dei diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza
La Giornata internazionale dei diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza si celebra ogni anno il 20 novembre, data in cui, nel 1989, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una Convenzione che ha riconosciuto per la prima volta che bambini, bambine e adolescenti sono titolari di diritti civili, sociali, politici, culturali ed economici. 

Giornata Mondiale del Patrimonio Audiovisivo
L’UNESCO ha dichiarato il 27 ottobre Giornata mondiale per il patrimonio audiovisivo come occasione per promuovere la consapevolezza dell’importanza di immagini e suoni per la memoria collettiva.

Giornata internazionale per l’eliminazione della povertà
La povertà, un problema che, nonostante il progresso tecnologico, la diffusione del benessere materiale e il sempre più diffuso riconoscimento dei diritti umani, riguarda ancora la maggior parte dell’umanità.
Non solo nei Paesi più poveri, ma anche nel ricco Occidente, dove la povertà non si misura soltanto in termini economici. Per bambini e adolescenti sono importanti anche le opportunità di crescita educativa: quando mancano, si parla di “povertà educativa”.

Giornata Europea delle lingue
Lo scopo generale della Giornata è quello di richiamare l’attenzione sulla ricca diversità linguistica e culturale dell’Europa, che deve essere mantenuta e incoraggiata, ma anche sulla necessità di accrescere la gamma di lingue apprese nel corso della vita, in modo da sviluppare la propria competenza plurilinguistica e arricchire la comprensione interculturale.

Giornate Europee del Patrimonio
Le Giornate Europee del Patrimonio (European Heritage Days) costituiscono il più partecipato degli eventi culturali in Europa, promosso dal 1991 dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione Europea.

Giornata Mondiale contro il lavoro minorile
Condizione dell`infanzia nel mondo: il problema dello sfruttamento del lavoro minorile. Il lavoro minorile è da sempre una piaga della società, soprattutto nei paesi in via di sviluppo e nelle fasce di popolazione più povere e deboli.

Giornata della Legalità
1992: la mafia uccide barbaramente Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, i due magistrati più attivi nella lotta a Cosa Nostra. Nella strage di Capaci muoiono insieme a Falcone anche la moglie, Francesca Morvillo, e i tre uomini della sua scorta, Rocco Di Cillo, Vito Schifani, Antonio Montinaro. Nella strage di Via D’Amelio a Palermo perdono la vita con Paolo Borsellino i cinque uomini della sua scorta: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina.

Giornata Internazionale dei Musei
I Musei sono un importante mezzo di scambio culturale, arricchimento delle culture e sviluppo di comprensione reciproca, cooperazione e pace fra i popoli.

Giornata dell’Europa
Il 25 marzo del 1957 nei saloni del Campidoglio in Roma i rappresentanti di Francia, Germania Ovest, Italia, Belgio, Olanda e Lussemburgo firmano i trattati istitutivi della Comunità Economica Europea (CEE) e della Comunità Europea dell’Energia Atomica (CEEA, o EURATOM). Sono i ‘Trattati di Roma’, che – andandosi ad aggiungere alla Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA), già istituita nel 1951 – rappresentano lo storico atto di nascita della Comunità europea, poi trasformatasi nell’odierna Unione.

Giornata Mondiale del Disegno
Ogni anni, il 27 aprile, si celebra in tutto il mondo la Giornata mondiale del Disegno, istituita a Londra nel 1962 dall’Associazione dei Disegnatori professionisti del disegno grafico. Un intero giorno del nostro calendario dedicato all’arte e alla creatività, per promuovere il valore della comunicazione attraverso il disegno.

Giornata Mondiale dell’Autismo
Gli ultimi dati dell’Osservatorio Nazionale dicono che in Italia 1 bambino su 77 (età 7-9 anni) rienta nello spettro autistico con una prevalenza maggiore nei maschi: i maschi sono colpiti 4,4 volte in più rispetto alle femmine. L’Osservatorio Nazionale è un progetto finanziato nel 2016 dalla Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute e coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e dal ministero della Salute.
Questi dati sottolineano la necessità di adottare politiche sanitarie, educative e sociali mirate, per incrementare i servizi e migliorare l’organizzazione delle risorse a supporto delle famiglie.

Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie
Lungo e doloroso è l’elenco delle morti per mafia nel nostro Paese, dagli anni Sessanta, con la prima guerra degli apparati dello Stato alle cosche, fino agli spaventosi attentati del 1990 e alla morte dei magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino in quella che è stata definita “l’ultima stagione”, la più cruenta, delle stragi di mafia.

Giornata Internazionale della Felicità
Felicità raggiunta, si cammina per te sul fil di lama, scrive Eugenio Montale. Vorremmo che la felicità fosse uno stato d’animo perenne, ma in realtà ci appare come una condizione transitoria, se non addirittura come un’utopia.

Giornata per i disturbi alimentari
Istituita a giugno 2018 dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, il 15 marzo è la Giornata Nazionale per i disturbi alimentari, iniziativa pensata per offrire supporto a coloro che stanno lottando contro le problematiche dei “Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA)”, tra cui anoressia, bulimia, obesità e altre forme ancora. E per sensibilizzare l’opinione pubblica su una patologia sempre più diffusa.

Giornata Internazionale della Donna
Un momento importante per riflettere sui progressi compiuti nella lotta per l’uguaglianza di genere e per riaffermare l’impegno a eliminare le disparità, le discriminazioni e le violenze che le donne continuano a subire. Questa giornata ci ricorda che c’è ancora molto da fare per garantire un mondo in cui tutte le donne possano vivere liberamente e realizzare appieno il proprio potenziale.

La Giornata dei Giusti dell’umanità
Questa data ricorda la scomparsa di Moshe Bejski, un magistrato israeliano, superstite dell’Olocausto. Ogni anno il 6 marzo si ricorda l’esempio dei Giusti del passato e del presente per diffondere i valori della responsabilità, della tolleranza, della solidarietà.

Giornata del risparmio energetico e degli stili di vita sostenibili
La ricerca scientifica e tecnologica, sta lavorando per mostrandoci come il superamento dell’uso delle energie di origine fossile rappresenti un punto fermo ineludibile per il futuro del pianeta Terra.

Giornata mondiale delle donne e delle ragazze nella scienza
La Giornata Internazionale delle Donne e delle Ragazze nella Scienza è stata istituita nel 2015 dall’Assemblea Nazionale dell’ONU, e patrocinata dall’UNESCO, con lo scopo di sensibilizzare e invitare gli Stati membri, le università, la società in generale “a promuovere la piena ed equa partecipazione di donne e ragazze nelle scienze, in materia di istruzione, formazione, occupazione e processi decisionali”.

Il Giorno del Ricordo
Il Giorno del ricordo è una solennità civile nazionale italiana, celebrata il 10 febbraio di ogni anno. Istituita con la legge 30 marzo 2004, vuole conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.

Giornata contro il bullismo e il cyberbullismo
Il 7 febbraio è la Giornata contro il bullismo e il cybullismo, un fenomeno in preoccupante crescita che riguarda soprattutto giovani e giovanissimi ma non solo. Istituita nel 2017 su iniziativa del Miur, l’appuntamento del 7 febbraio è un’occasione per conoscere meglio questa piaga sociale e per riflettere su quali possano essere gli strumenti per impedire che comportamenti violenti e di prevaricazione continuino ad accadere.a.

Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare
Istituita nel 2014 dal Ministero dell’Ambiente con il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Università di Bologna, la Giornata Nazionale di prevenzione dello spreco alimentare si celebra ogni anno il 5 febbraio con lo scopo di sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica e richiamare l’attenzione sul problema delle enormi quantità di cibo ancora commestibile che finiscono in discarica.

Giornata internazionale dell’educazione
L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha proclamato il 24 gennaio Giornata Internazionale dell’Educazione, come ruolo chiave nell’educazione alla pace e allo sviluppo sostenibile.

Il giorno della memoria
Il Giorno della Memoria si celebra ogni anno per non dimenticare cosa sia stata la Shoah e i milioni di vittime che produsse. La data si riferisce al 27 gennaio del 1945, giorno in cui l’Armata Rossa liberò il campo di concentramento nazista di Auschwitz.